Kristensen, niente Danimarca: la sosta è un'occasione per l'Atalanta
La chiamata della Danimarca non è arrivata, ma per l'Atalanta la notizia ha un rovescio tutt'altro che negativo. Thomas Kristensen ha trascorso la sosta a Zingonia, lavorando a stretto contatto con Maurizio Sarri per assimilarne principi e richieste. E alla ripresa del campionato il difensore da 198 centimetri è destinato a diventare una presenza fissa nella retroguardia nerazzurra.
L'EMERGENZA IN DIFESA - Il quadro dei centrali si è complicato in fretta: all'infortunio di Isak Hien si è sommato quello di Odilon Kossounou, e per la linea a quattro il tecnico può contare oggi soltanto su Kristensen e Giorgio Scalvini. Il calendario, del resto, non concede pause: tre partite in una settimana, contro Venezia, Pafos e Milan, che offriranno all'ex Udinese la possibilità di trovare quella continuità mancata finora.
IL CALVARIO DELLA CAVIGLIA - Il suo avvio in nerazzurro era stato sfortunato. Il 20 agosto, a pochi giorni dall'arrivo, era entrato nella sfida contro l'Hapoel Tel Aviv al posto di Scalvini, costretto a fermarsi dopo un contrasto nei primi minuti, e aveva disputato poco più di un'ora con buona personalità. Quella stessa serata, però, gli aveva lasciato in eredità una distorsione alla caviglia, identica al problema del compagno, che lo ha tenuto lontano dal campo per un mese esatto, fino al 20 settembre. Uno stop che gli è costato anche la corsa alla prima convocazione con la nazionale maggiore danese, dopo le 18 presenze collezionate con l'Under 21.
LA PROVA DI TORINO - Il rientro, però, ha lasciato indicazioni incoraggianti. Nell'ultima uscita di campionato, sul campo della Juventus, Kristensen ha tenuto testa alla spinta bianconera e ha persino accarezzato il gol, con un colpo di testa respinto sulla linea. Una prestazione solida – sottolinea La Gazzetta dello Sport – tanto più significativa perché arrivata al primo impiego dopo lo stop.
KRISTENSEN E LA DIFESA A QUATTRO - Le settimane a Zingonia servono soprattutto ad approfondire i meccanismi della linea a quattro, un sistema che il danese ha già sperimentato con la nazionale ma mai a livello di club: a Udine giocava stabilmente in una difesa a tre. La proprietà, il direttore sportivo Cristiano Giuntoli e lo stesso allenatore sono però convinti che possa esprimersi ad alto livello anche nel nuovo assetto. Il giudizio di Sarri è asciutto: «Ha qualità». Più articolato quello del dirigente, che al momento dell'acquisto aveva indicato nel tecnico la chiave del suo sviluppo: «Abbiamo un grande maestro come Sarri che sicuramente riuscirà a metterlo nella condizione migliore per giocare anche in una difesa a quattro».
Ottobre bussa alla porta: per Kristensen è il momento di trasformare il lavoro della sosta in minuti e certezze.
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