ESCLUSIVA TA - Serafino (TeleRama): "Il Lecce non ha più margini d'errore. Krstovic ci manca, ma qui ha lasciato un grande ricordo"
Lecce-Atalanta non è una partita come le altre e non solo per quello che mette in palio. Il confronto tra giallorossi e nerazzurri riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto un anno fa, quando il calcio si fermò davanti alla scomparsa improvvisa del giovane fisioterapista Graziano Fiorita e il pubblico di Bergamo accompagnò il Lecce con un gesto di grande partecipazione, rimasto impresso nella tifoseria salentina. Oggi il contesto è diverso, ma la posta in gioco è altissima: l’Atalanta deve restare agganciata alla corsa europea, il Lecce è chiamato a fare punti per uscire dalla zona rossa in un finale di stagione che non ammette più errori. Per analizzare il momento dei giallorossi e le chiavi della sfida del Via del Mare, TuttoAtalanta.com ha intervistato in esclusiva Giulio Serafino, giornalista di TeleRama, principale tv di Lecce e del Salento, e conduttore della trasmissione «Lecce Channel in Campo».
IL MOMENTO DEI GIALLOROSSI
Partiamo dal momento del Lecce: come arriva la squadra a questa partita?
«Il Lecce arriva sicuramente conscio dei propri mezzi – descrive Serafino in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –, ma con la consapevolezza di non avere più margini d’errore. Le ultime prestazioni sfoderate in trasferta contro Napoli e Roma hanno strappato complimenti sul piano della preparazione e della personalità, ma non hanno fruttato punti in classifica. Una classifica che al momento vede i giallorossi al terzultimo posto. Quando mancano otto gare al termine, le possibilità di errore devono ridursi all’osso».
Per l’Atalanta, dopo i tanti impegni negli ultimi tre mesi, arrivare a questa sfida dopo la sosta Nazionali può essere un vantaggio?
«La sosta forzata ha “stoppato” un percorso in campionato fatto di 8 punti nelle ultime cinque giornate. Io sono dell’idea che ogni sosta faccia bene a una squadra, soprattutto quando ci sono delle ambizioni in classifica e ci si appresta al rush finale di stagione».
Quali sono le principali difficoltà del Lecce in questo finale di stagione?
«Almeno due. La prima riguarda la paura della classifica. Il Lecce sta disputando il campionato che si aspettava, di sofferenza e lotta fino alla fine. Essere al terzultimo posto, in questo momento, può spaventare, ma non deve essere così. E poi c’è la difficoltà cronica di questa stagione, che riguarda il dato realizzativo. I salentini con 21 gol sono il peggior attacco della Serie A e se non riescono a migliorare il trend in queste ultime settimane, rischiano di complicare ulteriormente il compito».
L'EX KRSTOVIC E LA SFIDA TATTICA
I numeri raccontano di un Lecce che segna poco e crea poco. Quanto ha pesato la cessione di Nicola Krstovic all’Atalanta nell’economia del gioco offensivo?
«Krstovic è stata una delle armi in più nell’ultima salvezza: è stato bravo a caricarsi, pressoché da solo, il peso dell’attacco del Lecce e alla fine i risultati si sono visti, sia per la squadra, che si è salvata, sia per il calciatore, che è approdato in una piazza italiana di prima fascia. Con la sua cessione, inevitabilmente è cambiato il modo di attaccare per il Lecce che, oggettivamente, fa troppa fatica a pungere, ma è il prezzo da pagare per una fase difensiva che, invece, al momento per Di Francesco rappresenta una certezza».
Dopo un avvio in cui ha faticato a ritagliarsi spazio, il montenegrino non solo si è guadagnato la fiducia di mister Palladino, ma ha conquistato anche il pubblico, pure e soprattutto per la sua grinta. Ti aspettavi che potesse fare così bene a Bergamo?
«Certo che sì. Nicola era arrivato in Salento con la fame giusta e quella non passa solo perché si è riusciti a fare uno step in più nella propria carriera. Qui a Lecce lo abbiamo apprezzato per il suo grande impegno in campo e anche per le sue capacità di creare gruppo. Anche a Bergamo queste doti si vedono tutte».
Come credi verrà accolto a Lecce?
«Con un grande applauso e, forse, anche con un pizzico di timore. Vederlo nuovamente al “Via del Mare” sarà bello, ma anche impegnativo. In generale, però, mi attendo una bella accoglienza per tutta l’Atalanta e i suoi tifosi. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la surreale partita dello scorso anno a Bergamo giocata con il lutto al braccio per la scomparsa di Graziano Fiorita. Gli applausi e l’incoraggiamento del pubblico nerazzurro all’indirizzo del Lecce sono ancora scolpiti forte e credo che non verranno mai dimenticati».
Con l’assenza di Scamacca, Krstovic sarà probabilmente schierato titolare. Temi il gol dell’ex o i vecchi compagni sanno come fermarlo?
«Il gol dell’ex a volte è una delle regole non scritte nel calcio. Soprattutto, poi, se l’ex di turno è un bomber di razza con doti tecniche non indifferenti, come quelle di Krstovic. Spero che Thiago Gabriel si ricordi bene degli allenamenti in cui lo marcava stretto».
I PERICOLI NERAZZURRI E LA CORSA SALVEZZA -
L’Atalanta che impressione ti ha fatto?
«L’Atalanta è una big del nostro campionato. E non può essere diversamente. Mi è piaciuto il modo in cui Palladino è riuscito a calarsi subito nella mentalità giusta. Non era facile dopo l’addio di Gasperini e l’esonero di Juric».
Il Lecce come può mettere in difficoltà l’Atalanta?
«Quando ci sono partite dal pronostico così sbilanciato, solitamente la squadra che parte sfavorita ha solo una ricetta: correre, pressare e non calare sul piano dell’agonismo. Credo che il Lecce questo lo sappia bene. È reduce da due incontri contro altrettante big e ora non può permettersi di lasciare altri punti per strada. Sul piano tattico, mi aspetto di vedere qualcosa d’interessante da Gandelman, peraltro in gol con la sua Nazionale israeliana, ma anche da Stulic, che ha bisogno di vincere il duello a distanza proprio con Krstovic».
C’è qualcosa o qualcuno che ti preoccupa di più sul fronte nerazzurro?
«Fare nomi è davvero difficile quando c’è così tanta qualità. Krstovic a parte, di cui abbiamo già parlato, io non nascondo un debole per Mario Pasalic: è un punto fermo per Palladino e non potrebbe essere altrimenti».
L’Atalanta cerca punti per sperare ancora in una qualificazione in Champions. Il Lecce deve salvarsi: per chi conta di più questa partita? E questo può influire sullo sviluppo della gara?
«È la prima partita della volata finale. Sarà importante per entrambe le squadre perché ci sono dei treni che rischiano di saltare, soprattutto per l’Atalanta, che è costretta a inseguire per un piazzamento per l’Europa che conta, ma anche il Lecce è consapevole della necessità di tornare a muovere la classifica. Fiorentina e Cremonese sembrano aver ritrovato la rotta giusta e per i giallorossi è fondamentale mantenere le distanze».
Tu che partita ti aspetti?
«Una partita aperta davvero a ogni pronostico. In campo mi aspetto di vedere una Dea che comanderà il gioco, anche per le sue doti di palleggio. Il Lecce dovrà essere bravo a contenere e ripartire, sfruttando magari qualche nuova soluzione offensiva».
Dove credi troveremo Lecce e Atalanta a fine campionato?
«Voglio sperare di vedere due piazze in festa a fine maggio. Non sarà semplice per tutto quello che ci siamo detti, ma entrambe le squadre hanno nelle corde la possibilità di farcela».
Serviranno ritmo, attenzione e nervi saldi. L’Atalanta proverà a imporre il proprio gioco; il Lecce dovrà rispondere con intensità e concretezza, cercando di colmare quel limite offensivo che ha segnato la stagione. Novanta minuti che pesano e che possono indirizzare il finale di entrambe: da una parte l’inseguimento europeo, dall’altra una salvezza da conquistare punto dopo punto. Con la consapevolezza che, al di là del risultato, tra Lecce e Atalanta ora c’è un filo che va oltre il campo.
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