Krstovic, dal passato leccese con grande furore atalantino. Chiavi dell'attacco a Nikola
Nikola Krstovic incontra il suo recente passato leccese in un momento importantissimo per l’Atalanta. Considerando l’assenza di Scamacca, e ovviamente il periodo che la punta sta affrontando tra resistenza e identità: un po’ l’Uomo Tigre intorno al 40° episodio dove il lottatore è chiamato al grande salto. 40 (più uno se si considera la gara di lunedì) come le presenze del centravanti in nerazzurro che, proprio come il lottatore tigrato, “non ha paura e si batte con furore” in attacco mettendoci addirittura la testa (basta vedere il match con il Dortmund).
I tempi in cui il numero 90 aveva enormi difficoltà nel cosiddetto “salto tra i grandi” sono soltanto un ricordo sbiadito, a fronte di un 2026 vissuto veramente con gli “occhi della tigre”. Krstovic si è preso di fatto il posto da titolare: tra campionato, Champions League e Coppa Italia ha siglato 7 gol e 3 assist, mantenendo in Serie A una media di 0,46 gol a partita (quasi una rete ogni due gare). Un giocatore cresciuto parecchio in cui si rispecchiano visione di gioco, freddezza e, soprattutto, lo spirito combattivo che lo ha contraddistinto affrontando alla pari grandi giocatori: un aspetto che è andato addirittura oltre la tecnica, nonostante serva anche quella per stare a certi livelli.
La doppia cifra è ormai questione di partite e sarebbe una buona base da cui ripartire il prossimo anno, confermandosi non soltanto come un semplice “bomber di provincia” che studia da Igor Budan, ma anche un giocatore che è riuscito a plasmare quanto di buono si era visto a Lecce. In Puglia è stato trascinatore per la salvezza dei pugliesi con 20 gol in 75 partite e una media di 0,26 reti a partita che a Bergamo è stata praticamente raddoppiata. Nel mezzo ci sono l’umiltà e il lavoro di Krstovic, diventato a suo modo un trascinatore importante per l’Atalanta, in attesa di un rush finale dove sarà assoluto protagonista.











