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Fiorentina-Atalanta 1-1: l'addio di Palladino finisce in pareggioTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 07:00Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Fiorentina-Atalanta 1-1: l'addio di Palladino finisce in pareggio

Piccoli punisce Sportiello, Comuzzo si fa autogol. La Dea chiude con le riserve, qualche barlume e tanti interrogativi aperti

Un pareggio che sa di punto e a capo. Fiorentina-Atalanta 1-1 è la chiusura di una stagione che Raffaele Palladino lascia con 59 punti in classifica — il peggior risultato degli ultimi dieci anni per il club bergamasco, alla pari con la stagione 2021-22 — e con domande aperte che l'estate dovrà necessariamente trasformare in risposte. Al Franchi di Firenze, teatro storicamente scomodo per la Dea, il tecnico ha abbassato il sipario tra un coro ironico dei tifosi viola («Salta la panchina», identico a quello di un anno fa quando sedeva proprio su quella stessa panchina) e l'amaro in bocca di chi sa che qualcosa si è inceppato nei mesi decisivi.

LA PARTITA CHE NON C'ERA - Per lunghi tratti la gara è stata soporifero puro: due squadre con poco da chiedere alla classifica, costruzioni lente, intensità bassa. La Fiorentina di Paolo Vanoli — rimasto l'unico non raggiunto da striscioni e parole poco amichevoli del tifo viola — ha confermato il trend che l'ha vista imbattuta dieci volte nelle ultime undici gare (Roma a parte), senza però mai davvero convincere. L'Atalanta ha tirato 21 volte, ma ha chiuso con il terzo pareggio nelle ultime sette partite, evitando la quarta sconfitta solo grazie a un autogol. Il film era già visto: la trama è la stessa da 80 giorni.

PICCOLI PUNISCE SPORTIELLO - Il primo strappo alla monotonia lo ha fatto l'ex di turno. Al minuto 39 la Fiorentina ha capitalizzato la prima ripartenza con buona verticalità: combinazione Roland Mandragora-Nicolò Brescianini, e Giacomo Raspadori schierato per la prima volta da centravanti mobile — intuizione tattica interessante, anche se mai pienamente ripagata dai compagni — si è trovato nel mezzo di un'azione che ha coinvolto direttamente Roberto Piccoli, ex nerazzurro, freddo sul palo di Marco Sportiello. Il portiere di riserva era alla sua prima gara da titolare in campionato nell'anno solare, fuori dai ritmi da marzo, e si è tradito sull'unico tiro della Fiorentina nel primo tempo. Oliver Christensen, dall'altra parte, era stato al contrario il migliore dei suoi: doppia parata su Lazar Samardžić e intervento su Yunus Musah a tenere la Viola a galla.

RASPADORI CENTRAVANTI, UN'IDEA PER IL FUTURO - La novità tattica più interessante della serata — come rivela La Gazzetta dello Sport — è stata proprio l'utilizzo di Raspadori da prima punta mobile, ruolo inedito per l'ex Napoli nella gestione Palladino. Per un tempo e mezzo l'italiano ha cercato di fare il lavoro sporco, abbassandosi a fare da collegamento e cercando il dialogo con Kossounou Sulemana, mai all'altezza della fiducia ricevuta. Poi, con i cambi, il tridente finale De Ketelaere-Scamacca-Raspadori ha dato all'all-in di Palladino una forma diversa, riuscita però solo a metà.

LA RIPRESA E L'AUTOGOL DI COMUZZO - Anche la ripresa ha seguito la stessa sceneggiatura lenta del primo tempo: ancora Marco Sportiello decisivo su colpo di testa di Fabbian e ancora Christensen su Sulemana, prima che qualche scintilla cominciasse finalmente ad accendersi. Mandragora ha cercato di ripetere la magia dello Stadium spedendo il pallone sull'incrocio dei pali. Poi il pareggio, coerente con l'estemporaneità di una serata: radente di Davide Zappacosta destinato a Gianluca Scamacca, appena entrato, e Pietro Comuzzo che nel tentativo di intercettare il pallone se lo manda in porta. 1-1. Autogol. Estemporaneità totale, appunto.

I NUMERI CHE BRUCIANO - Al di là della prestazione — condizionata dalla forte presenza di seconde linee che impone di sospendere parte del giudizio — restano i numeri, e i numeri non mentono. Cinquantanove punti finali: lo stesso totale del 2021-22, il peggior bilancio dell'ultimo decennio. Il Franchi è da sempre un campo maledetto per la Dea — appuntamento scomodo in un palcoscenico che ha riservato più delusioni che gioie. Nelle ultime 12 gare (quelle della gestione Palladino dopo il ciclo Juric) la Dea ha raccolto 14 punti. Nelle prime 11 con Juric ne aveva fatti 13. La crescita, insomma, non è mai davvero decollata. La Conference è matematica — obiettivo raggiunto, anche se minimo — ma quello che resta è un senso diffuso di incompiuto che l'estate dovrà metabolizzare prima di ricominciare.

Cinquantanove punti. Palladino saluta Firenze come un anno fa, fischiato dagli stessi tifosi che allora lo accoglievano. Adesso tocca alla dirigenza costruire il futuro: panchina, mercato, identità. Tutto da rifare, tutto da reinventare.

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