Palladino esonerato: 210 giorni e un amore incompiuto
Duecentodieci giorni: tanto è durata l'avventura di Raffaele Palladino sulla panchina nerazzurra. Ieri pomeriggio l'Atalanta ha comunicato con una nota essenziale — identica nella forma a quella che sette mesi fa aveva sancito la fine dell'era Ivan Juric — il sollevamento dall'incarico del tecnico campano. Nessuna risoluzione consensuale: Palladino e il suo staff restano a libro paga dei Percassi fino a giugno 2027, come il predecessore croato, poiché le trattative per un accordo amichevole non hanno trovato sbocco. L'annuncio del successore, Maurizio Sarri, non dovrebbe arrivare prima del fine settimana.
UNA STORIA DI CUORI E NUMERI - Il racconto di questi mesi comincia l'11 novembre, quando Palladino eredita la panchina dall'amico Juric ed esordisce davanti a parenti e conoscenti nel napoletano, a Mugnano. L'affetto tra il tecnico e il club è immediato, quasi viscerale — come riferisce il Corriere di Bergamo — e trova il suo apice il 25 febbraio, nella notte del 4-1 al Borussia Dortmund che vale il passaggio agli ottavi di Champions League. «È la serata più importante della mia carriera», confessa Palladino. «È un allenatore predestinato», gli fa eco Luca Percassi. Sembrava l'inizio di qualcosa di duraturo. I numeri finali, però, raccontano un'altra storia: 18 vittorie, 8 pareggi, 13 sconfitte, con una media di 1,59 punti a gara.
IL PUNTO DI SVOLTA - La conquista degli ottavi di Champions svuota emotivamente il gruppo. Arriva il pesante ko di Reggio Emilia, poi una serie di pareggi — con la Lazio in coppa, con l'Udinese, con l'Inter — e i 10 gol incassati in 180' contro il Bayern Monaco. Eppure proprio in quei giorni bui l'Atalanta sceglie di scommettere su Palladino, avanzandogli una proposta di rinnovo con scadenza posticipata di due anni rispetto al termine iniziale del 2027. Alla vigilia della sfida di andata sul prato della New Balance Arena, Luca Percassi parla addirittura di disponibilità a riconoscere premi vittoria. Quella sera finirà 1-6. La proposta di rinnovo, però, rimane sul tavolo: e il fatto che la prima reazione del tecnico sia di attendismo anziché di entusiasmo apre una crepa difficile da ricucire.
LA CREPA DIVENTA FRATTURA - I successivi risultati non fanno che allargare la distanza. Le vittorie su Verona e Lecce accendono per qualche ora i sogni di rimonta Champions, ma la sconfitta casalinga contro la Juventus e il pari sul campo della Roma di Gian Piero Gasperini riportano la squadra alla realtà: alla 33a giornata, il 18 aprile, l'Atalanta è settima con 4 punti di ritardo da Roma e Como. In parallelo prende corpo l'addio al direttore sportivo Tony D'Amico, corteggiato dal Milan già l'anno prima ma rimasto. Questa volta la dirigenza non lo trattiene, e il peso di alcune scelte — tra cui quella di puntare su Juric e la gestione del caso Lookman — segna la conclusione di un ciclo. L'ambiente lo percepisce, la squadra ne risente, e Palladino è il primo a cogliere i segnali. L'annuncio di Cristiano Giuntoli come nuovo direttore sportivo è il sigillo definitivo: ogni diesse che arriva porta con sé un allenatore nuovo.
LA ROTTURA DEFINITIVA - L'eliminazione in Coppa Italia per mano della Lazio, decisa ai rigori, ha la forza di uno spartiacque. «Se mi merito il rinnovo? Penso di sì», risponde Palladino dopo il 2-3 al Milan in campionato. La dichiarazione irrita il club, che fa trapelare il proprio fastidio per quelle che definisce «fughe in avanti» e «personalismi». Il tecnico non ci sta a una narrativa che ritiene distorta, e proprio per questo rifiuterà fino in fondo l'ipotesi di una separazione consensuale, costringendo la società all'esonero formale.
I DOSSIER APERTI - Mentre la panchina chiude un capitolo, il mercato ne apre altri. Ieri si è definita anche la posizione di D'Amico: raggiunto l'accordo sui termini contrattuali d'uscita, l'ex diesse nerazzurro è atteso a Roma per le presentazioni ufficiali. Sul fronte rosa, l'Atalanta ha esercitato l'opzione per prolungare il contratto di Sead Kolašinac, ora in scadenza nel 2027. Tutt'altro scenario per Marco Palestra: il laterale è in uscita e l'Inter, forte dell'interesse del ragazzo, sarebbe pronta a presentare una seconda offerta da circa 45 milioni, vicina alla soglia dei 50 chiesta dai Percassi, che monitorano anche eventuali offerte dalla Premier League in ottica di possibile asta. In caso di cessione, il profilo individuato come possibile erede è quello di Nicolò Savona, classe 2003 e già nel mirino dell'Atalanta: ex juventino, perfetto per la difesa a quattro sarriana, capace di operare sia sulla destra che, all'occorrenza, sul lato opposto.
La storia di Palladino all'Atalanta lascia in eredità momenti esaltanti e rimpianti reali. Sarri e il mercato che verrà sono già il presente di Bergamo. Il futuro è un'altra pagina.
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