Il ritiro del 2017 e quello di oggi: nove anni dopo, la Dea torna a chiudersi
Redazione TuttoAtalanta.com
Per trovare un ritiro dell'Atalanta prima di questo bisogna tornare al 2017. Nove anni fa, con Gian Piero Gasperini in panchina, il club scelse la stessa strada in un momento di difficoltà, e quella decisione, come è stato ricordato a Maurizio Sarri in conferenza, non portò bene. Il tecnico non ha raccolto il parallelo, ma ha spiegato perché questo ritiro, nelle intenzioni, è un'altra cosa.
IL SENSO DI OGGI - Sarri ha insistito su un concetto: rapporti più stretti del solito tra squadra, staff e direttore. Momenti della giornata da passare insieme «senza parlare di calcio», per costruire un legame personale più forte e dare «molta più solidità e compattezza» a tutte le componenti del club. Un ritiro relazionale, più che disciplinare.
LE DIFFERENZE - La squadra di nove anni fa veniva da un'altra storia e stava per cominciare il decennio più glorioso del club; quella di oggi viene da quel decennio e prova a chiuderlo per aprirne un altro. Il contesto è opposto: allora una squadra in ascesa che inciampava, oggi una squadra in transizione che cerca un'identità nuova, con un allenatore diverso e un sistema diverso.
IL RISCHIO - Il ritiro, nella storia del calcio italiano, ha un'efficacia discussa: può compattare o irrigidire, liberare o caricare di tensione. Molto dipende dal primo risultato utile. Per questo la partita di domani contro il Kairat ha un valore che va oltre la Conference.
LA PROVA - Sarri ha detto che per lui cambia poco, «forse solo la cena a casa». Per la squadra, invece, cambia tutto: da domani, ogni gesto in campo sarà letto alla luce di questi giorni.
Nove anni dopo, un'altra Atalanta in ritiro: tra il secondo giorno al Bortolotti e il confronto dopo il ko, Maurizio Sarri prova a dare al ritiro un senso nuovo.
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