Bari, cui prodest?
Se, come nel 1946, venisse indetto un referendum per stabilire se i De Laurentiis debbano lasciare Bari, sarebbe un plebiscito per il si, almeno nella provincia barese, ma per chiunque in Italia abbia a cuore la vicenda di una realtà importante.
In mancanza di votazioni, ci affidiamo ai caratteri con cui, in tutte le salse, affidiamo un pensiero avvalorato dalle vicende delle ultime settimane: sul campo, la ferita di una retrocessione in C di cui mister e calciatori sono i principali artefici; fuori dal campo, una gestione scellerata e che si protae da tempo, e che nella questione del bando del San Nicola e nelle 'non-mosse' sul lato tecnico dimostra ancora di più il 'non rispetto' per la platea biancorossa.
Laddove cronisti, tifosi e politici squarciano il silenzio societario, sorge spontanea una domanda: 'cui prodest?', 'cui bono?' A chi giova questa situazione e chi ne trae beneficio?
Certamente non il pubblico barese, dignitoso e sagace ma tradito a più riprese e giunto a qualsiasi limite di sopportazione. Certamente non il San Nicola, svuotato di una passione travolgente e che dopo quasi quarant'anni potrebbe non essere la casa (almeno per la prossima stagione) del Galletto. Potrebbe essersi 'rafforzato' il sindaco Leccese come le istituzioni tutte, che sostengono fermamente chiarezza comunicativa e, possibilmente, vendita o cessione del club da parte dei DeLa.
E veniamo proprio a coloro che, nel completare la citazione a Seneca, 'hanno commesso il crimine'. Quale masochismo cela la volontà di una famiglia imprenditoriale di ottimo successo nel cinema ed a Napoli di continuare a reggere un giocattolo rotto? Perché fare orecchie da mercante all'unanime sconforto e non accettare che il loro tempo a Bari è finito prima del 2028? Derubricare il punto più basso della storia barese ad una 'variabile sempre possibile' è un insulto all'intelligenza. Così come la mancanza di dichiarazioni a mezzo stampa, mentre patron Aurelio ha spalleggiato prontamente Conte dopo Napoli-Udinese nella conferenza d'addio del tecnico.
Altro che goccia, il vaso è ampiamente traboccato. Servirà ricomporlo, auspicabilmente con nuovi figuri che ridiano speranza e calore a questa realtà. Nel frattempo, continueremo a raccontare un continuo disagio che non avvantaggia nessuno.






