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Tra silenzi e attese: il Bari è a un bivio
Oggi alle 15:00Copertina
di Antonio Testini
per Tuttobari.com

Tra silenzi e attese: il Bari è a un bivio

Il Bari si trova in uno di quei momenti in cui il rumore esterno è fortissimo, ma quello interno è quasi assordante per quanto è silenzioso. Dopo la retrocessione in Serie C, la piazza continua a vivere tra rabbia, delusione e sfiducia. Sensazioni comprensibili, quasi inevitabili, dopo una stagione che ha portato i biancorossi dall’illusione di una possibile ripartenza al baratro sportivo.

Adesso, però, è arrivato il momento in cui il dolore dovrebbe lasciare spazio alla costruzione. Il condizionale, nel caso del Bari, è d’obbligo.

Le ultime settimane hanno riportato al centro del dibattito due temi fondamentali: la questione stadio e la programmazione tecnica. Sul fronte San Nicola, il muro contro muro tra il sindaco Vito Leccese e la famiglia Luigi De Laurentiis ha fotografato perfettamente il clima attorno al club. Da una parte l’amministrazione comunale chiede garanzie, progetti e una visione chiara fino al 2028, anno spartiacque per la multiproprietà. Dall’altra, una società che ancora una volta appare poco comunicativa, distante, quasi impermeabile al malcontento della piazza.

Eppure il punto centrale resta un altro: che Bari vuole essere il Bari?

La notizia dell’arrivo di Pierpaolo Marino rappresenta il primo vero segnale di movimento. Un dirigente di esperienza, uno che di calcio ne ha visto e costruito tanto. Il suo curriculum offre garanzie e il suo nome ha riacceso una piccola fiammella di fiducia in una piazza ormai abituata a diffidare di tutto. Ma un nome, da solo, non basta a cambiare il corso delle cose.

Perché il lavoro che attende il Bari è enorme.

C’è una rosa da smontare e quasi interamente ricostruire. Ci sono contratti in scadenza, prestiti che termineranno, giocatori con mercato che potrebbero salutare e altri che difficilmente potranno rappresentare le basi della ripartenza. Soprattutto, c’è da ridefinire l’identità della squadra. La Serie C non perdona superficialità, approssimazione o ambizioni a metà. Richiede ferocia sportiva, continuità, organizzazione e una mentalità completamente diversa rispetto alla B.

Ed è proprio qui che si giocherà la partita più importante.

Perché la vera paura della piazza non è la Serie C in sé. Bari quella categoria l’ha già conosciuta, e persino la Serie D. La vera paura è un’altra: che la retrocessione non sia stata recepita come un trauma sufficiente a generare un cambio di rotta. Che si continui con la stessa gestione tiepida, con la stessa ambizione ridotta, con la stessa sensazione di navigare a vista. Il silenzio di queste settimane alimenta questo timore.

Il Bari è a un bivio. Può usare questa retrocessione come punto zero per ricostruire davvero, con uomini competenti, idee forti e obiettivi chiari. Oppure può limitarsi a gestire l’emergenza, sperando che il peso della maglia basti da solo a riportarlo su. Ma la storia recente insegna che il nome Bari, da solo, non basta a vincere.

Servono scelte. E servono subito. La piazza non chiede miracoli. Chiede serietà, programmazione e soprattutto rispetto. Perché dopo una stagione del genere, la cosa peggiore non sarebbe sbagliare ancora. Sarebbe dare l’impressione di non aver capito nulla.