ESCLUSIVA TC - FRANCO SELVAGGI: "Tutti sapevamo che il Cagliari quest'anno avrebbe sofferto. Ora sono indispensabili due rinforzi di categoria: un play e un difensore. La piazza meriterebbe una dimensione diversa e più ambiziosa in serie A"
Agile, veloce, tecnico, rapace, sgusciante. E letale.
Franco Selvaggi ha legato il suo nome a un Cagliari memorabile e spumeggiante, capace di mettere in fila due sesti posti consecutivi in serie A a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’alba degli Ottanta. Lui, assieme a Gigi Piras, era il finalizzatore principe di quella squadra spensierata e arrembante, che scendeva sempre in campo col coltello tra i denti – che giocasse nella più profonda provincia o nel tempio di San Siro – e non aveva paura di niente e di nessuno.
Dopo tanti anni, il suo cuore è ancora tinto di rossoblù. E anche lui soffre per le peripezie di un Cagliari, come quello attuale, spesso troppo brutto per essere vero.
Franco, come inquadra il momento che sta vivendo la compagine rossoblù?
“Beh, io tutto sommato non mi stupisco delle difficoltà che stanno incontrando Pavoletti e compagni. Si sapeva che il Cagliari quest’anno avrebbe sofferto: non dimentichiamoci che appena sette mesi fa ha conquistato la promozione in serie A all’ultimo respiro della finale playoff col Bari, acciuffando per il rotto della cuffia un obiettivo che solo fino a poco tempo prima pareva impossibile. E la squadra più o meno è rimasta quella che militava in serie B. Ora la società deve assolutamente intervenire sul mercato, altrimenti sarà dura salvarsi.”
In quale reparto, a suo parere, c’è maggior bisogno di rinforzi di qualità?
“Direi sia in difesa che a centrocampo e in attacco. La squadra ha lacune un po’ dappertutto. Nel reparto avanzato Petagna mi sembra non stia dimostrando di meritare il posto: da lui ci si aspettava senz’altro qualcosa di più. Lapadula è un profilo da serie A, ma sta accusando numerosi guai fisici ed è spesso fuori causa. Io, ad essere onesto, mi meraviglio che ci si meravigli dell’andamento di questo Cagliari: era ovvio che avrebbe dovuto scalare una montagna per mantenere la categoria. E i segnali giunti dagli ultimi due scontri diretti non sono incoraggianti: un solo punto tra Verona ed Empoli è davvero un magro bottino. Cosa dobbiamo attenderci allora dalle partite contro Inter, Milan e Juventus? Io soffro perché sono rimasto molto affezionato alla squadra e alla città, come del resto tutta la mia famiglia: da mia moglie ai miei figli. Una piazza importante come Cagliari meriterebbe una dimensione – anche in serie A – ben diversa da quella attuale. Conosco la passione che incendia i tifosi rossoblù: un entusiasmo che raramente mi è capitato di riscontrare in altri lidi nel corso della mia carriera. Insomma, da troppi anni la squadra si barcamena affannosamente tra serie A e serie B. Sempre in apnea, in costante sofferenza. Sarebbe il caso di alzare un po’ l’asticella delle ambizioni: il blasone del club, oltre al calore e all’amore incondizionato dei sardi, lo richiede.”
Il gioco dell’undici di Ranieri stenta a decollare: specie nelle ultime esibizioni si sono visti tanti lanci lunghi a scavalcare il centrocampo, molta improvvisazione e ben poche idee in fase offensiva. Sembrano spariti il fraseggio e la proprietà di palleggio che avevano contraddistinto alcune prestazioni dei sardi a cavallo tra ottobre e novembre. Da cosa dipende questa involuzione tecnico-tattica?
“Nella mia lunga carriera ho imparato una cosa, e cioè che non puoi proporre un certo tipo di calcio se non hai gli elementi giusti per metterlo in pratica. A tutti piacerebbe giocare con la palla a terra, fare possesso, sorprendere gli avversari con gli inserimenti dei centrocampisti. Il Cagliari, dal punto di vista tecnico, non è attrezzato per esprimere un gioco fraseggiato e manovrato. Così magari provi a palleggiare, a cercare le combinazioni strette… e poi ti accorgi che forse è meglio lanciare lungo per la testa degli attaccanti, puntando sulle spizzate aeree e sull’aggressione delle seconde palle. In ragione di ciò, credo che sarebbe auspicabile sfruttare la sessione invernale di mercato per ingaggiare un centrocampista dai piedi buoni, capace di dare ordine e geometrie alla squadra. Un classico play. Assieme a un difensore di spessore e di esperienza che possa dare una mano a una retroguardia fin troppo vulnerabile.
Insomma, ragazzi, parliamoci chiaro: le – poche – vittorie fin qui ottenute sono arrivate quasi per miracolo. Sono state esaltanti, certo, ma non capita tutti i giorni di pareggiare e poi addirittura ribaltare una partita nei minuti di recupero. La vera cartina di tornasole per il Cagliari erano le ultime due sfide-salvezza del mese di dicembre: almeno uno di quei due confronti i rossoblù avrebbero dovuto vincerlo.
Ad ogni modo, ho fiducia in Ranieri: mi auguro che si faccia sentire con la società e che pretenda almeno due rinforzi di categoria, indispensabili per non tribolare fino alla fine o – peggio ancora – per non ripiombare subito in serie B.”


