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Accrediti negati, silenzio dalla società. TuttoCagliari sospende gli aggiornamenti per protesta
giovedì 13 ottobre 2011, 12:00Il punto
di Redazione TuttoCagliari.net
per Tuttocagliari.net

Accrediti negati, silenzio dalla società. TuttoCagliari sospende gli aggiornamenti per protesta

Negato, e non è la prima volta, l'accesso al centro sportivo di Assemini ai giornalisti di TuttoCagliari. I motivi? Come le temperature a L'Aquila: non pervenuti. Un atteggiamento senza spiegazioni e ingiustificato, con i responsabili delle relazioni esterne della società rossoblù che si sottraggono ormai da due mesi al confronto con il direttore della testata. Che, per protestare e tutelare il diritto all'informazione dei propri lettori, sospende a tempo indeterminato gli aggiornamenti.

di Christian Seu, direttore responsabile di TuttoCagliari.net

Rimbalziamo come oggetti di plastica contro un muro di gomma, eretto all'improvviso da professionisti del calcestruzzo e caucciù, incapaci di fornire una qualsiasi spiegazione dinanzi alla costruzione di un manufatto immaginario, installato per preservare da contaminazioni esterne una cerchia diventata esclusiva. Quella dei giornalisti a cui è concesso il lusso di seguire da vicino il Cagliari. Gli altri? Si accontentino di stare ai margini.

Avevo qualche sospetto, martedì li ho fugati definitivamente. TuttoCagliari.net non è ospite gradito al centro sportivo di Assemini e, per estensione, allo stadio Sant'Elia. I motivi? Sarei lieto di conoscerli. Purtroppo, trattati alla stregua di ninnoli di plastica, finiamo per infrangerci contro il silenzio gommoso della società e del responsabile che seleziona in base a non meglio precisati criteri gli esterni con i quali relazionarsi. Criteri rispettabilissimi, magari. Ma a noi, giovanotti di belle speranze mossi soltanto dalla passione, non è dato sapere. Cancelli chiusi, telefoni che squillano a vuoto.

Lette a posteriori, risultano quasi profetiche le parole di uno dei collaboratori del responsabile alle relazioni esterne della Cagliari calcio, rivolte a uno dei miei collaboratori in una calda giornata di luglio. Conferenza stampa di Daniele Conti, la prima della stagione 2011/2012: su TuttoCagliari è annunciata la diretta testuale dell'evento. Siamo una quindicina, abbiamo un'età media che non arriva a 25 anni: in fondo, un po' di dimestichezza con tablet, smartphone e social network l'abbiamo. E proviamo, in maniera sacrosanta, a metterla a frutto. E invece no. Il successo clamoroso della precedente diretta testuale, dedicata alla presentazione delle nuove maglie da gioco griffate Kappa, ha urtato la suscettibilità di qualcuno: i ''piccoletti'' stanno crescendo, viaggiano a numeri di lettori che non sono mica poi tanto distanti da quelli delle grandi corazzate della carta stampata e dell'industria radiotelevisiva. «E' meglio se non seguite con la diretta testuale l'evento - ci ammonisce con ossimorico garbo l'addetto stampa -. E' per non svantaggiare i colleghi della carta stampata». Bingo! Svelato l'arcano: ''bruciamo'' i quotidiani. Così come lo fanno – in ordine di tempestività garantita dal mezzo – le agenzie di stampa, le radio e le televisioni. Ma internet, forse, è fruibile da una schiera di utenti non troppo dissimile da quella che acquista la mattina il quotidiano, o magari lo sfoglia on-line, dopo aver pagato l'abbonamento. Qualcuno è forse rimasto all'Ottocento, o persino prima: Guttenberg è il passato, il presente è di un guru assonante, Zuckerberg.

Chiedo spiegazioni, anche per tutelare l'apporto dei collaboratori, mossi perlopiù dall'innata passione per il Cagliari e per la scrittura. L'addetto stampa, al telefono, mi spiega le ragioni della società, confermando non senza tentennamenti la versione fornita al collega ad Asseminello. Protesto vivacemente: cosa ci guadagno a favorire i quotidiani? Perché devo compiere io un passo indietro? E perché nessuno dei giornalisti che ha evidentemente mostrato insofferenza di fronte alla nostra attività ha avuto il coraggio di contattarmi per affrontare la questione da persone civili? Di fronte a queste domande, l'addetto stampa prende tempo: spiega che riferirà in società, che verrò ricontattato. Mai più risentito. Letteralmente: cellulare off-limits e squilli a vuoto. Da questo momento ci viene sistematicamente negato l'accesso ad Assemini, nonostante un accredito ''stagionale'' accettato dalla società e rilasciato a un collaboratore, iscritto regolarmente all'Ordine professionale. Nessuna comunicazione sul ritiro del documento, che pure è misura concessa alla società ''per gravi inadempienze'' della controparte. Ma, obiettivamente, siamo inattaccabili. Cagliari-AlbinoLeffe, coppa Italia: presento richiesta di accredito per il match del Sant'Elia. Richiesta respinta: due righe via mail senza spiegazioni, cellulari ancora che squillano a vuoto, nessuna spiegazione e nessuna risposta alle successive mail del sottoscritto.

E' capitato di nuovo, è capitato martedì scorso. E allora, dopo aver cercato inutilmente di instaurare un dialogo fattivo con l'Ufficio stampa della Cagliari calcio, è giunto il momento di spiegare ai nostri utenti il perché di una copertura talvolta parziale delle notizie che giungono dal centro sportivo di Assemini. Nonostante le rassicurazioni ricevute e nonostante le carte fossero puntualmente in regola, martedì mattina viene negato al sottoscritto, direttore responsabile della testata, l'accesso ad Asseminello. Alle 10 mi viene chiesto dall'addetto stampa della società di formalizzare la mia richiesta in carta intestata, firmata dal direttore. Cioè da me stesso medesimo. Un formalismo di stucco, dinanzi al quale non mi sottraggo: esattamente un'ora e quattro minuti dopo la mia comunicazione, l'Ufficio stampa mi risponde testualmente che non possono '' accogliere la richiesta d’accredito per la conferenza stampa odierna''. Seguono cordiali saluti, ma non mezza battuta sulla motivazione. Esterrefatto, provo a stabilire un contatto telefonico, che mi viene negato: alla quarta chiamata consecutiva, il responsabile delle Relazioni esterne decide di chiudersi a riccio definitivamente, sbattendomi la cornetta sul muso. Alla successiva mail, nella quale chiedevo con toni probabilmente fin troppo garbati spiegazione sui motivi di tale atteggiamento, non ho ricevuto ancora risposta.

Linea editoriale precisa fin dall'inizio, non ho mai inteso sradicare i paletti fissati dalla società per le testate giornalistiche, nonostante la deregulation strisciante che si annida tra le onde increspate del mare magnum di Internet. Mai un'intervista non consentita a un tesserato, nonostante sia ormai prassi diffusa farsi beffe delle regole stilate dagli uffici stampa delle società professionistiche. Critiche mai preconcette, garantismo totale nelle vicende della giustizia sportiva che hanno toccato la società, supporto diretto alle iniziative della stessa. Il rispetto delle regole ha pagato? A oggi, direi di no. Ha pagato forse con i lettori, che ci seguono con sempre maggior trasporto, scrivendoci ogni giorno decine di mail. Purtroppo, a malincuore, devo constatare che questo atteggiamento non è servito a garantirci di instaurare un rapporto quantomeno di correttezza con la società, dopo che fino all'estate 2010 la collaborazione era stata più che proficua.

Censura preventiva? No, non voglio e non posso crederci. Strenua difesa di equilibri che una variabile esterna potrebbe intaccare? Ecco, mettiamola così. La nostra freschezza, la tempestività e il crescente successo certificato dal numero di accessi al nostro sito, ha provocato mal di pancia a qualcuno che evidentemente si sente in competizione con noi. Anziché prendere la pastiglia (leggi: individuare le carenze e porvi rimedio), il malato immaginario ha preferito far inoculare un virus al ''nemico'', provando a indebolirlo. Mission accomplished? Lo dirà il tempo. E purtroppo non ci consola neppure la consapevolezza di essere in ottima compagnia di colleghi e testate autorevolissimi, ai quali è stato riservato lo stesso trattamento. Ma, visionari al punto giusto, vogliamo credere che sia ancora possibile fare libera informazione in Sardegna.

Intanto noi ci fermiamo. A tempo indeterminato. Scimmiottiamo un po' quanto fatto – a livelli ben più elevati – da Wikipedia, che per protestare contro il bavaglio si è autoimbavagliata. E allora, niente aggiornamenti su TuttoCagliari nei prossimi giorni: lo facciamo per lanciare un segnale forte, per dimostrare che il low-profile di questi mesi era dovuto solo alla speranza di poter creare un rapporto collaborativo stabile con una società che si è dimostrata invece poco aperta e quasi spaventata dalla nostra verve. E lo facciamo soprattutto per i nostri lettori, sparsi in tutto il mondo, che hanno il diritto di essere informati come i lettori dei quotidiani e gli ascoltatori di tv e radio. Cercate, se potete, di capirci.

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