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Dal Mondiale al campionato italiano: Cagliari il Capo Verde della Serie A
Oggi alle 12:00Il punto
di Sergio Demuru
per Tuttocagliari.net

Dal Mondiale al campionato italiano: Cagliari il Capo Verde della Serie A

Sergio Demuru - Corrispondente da Cagliari di Tuttosport dal 2007, al seguito del Cagliari Calcio dal 1997 avendo collaborato con altre testate quali Il Giornale di Sardegna e Sardegna 24.

di Sergio Demuru

Un tempo era il calcio dei pronostici scritti sulla pietra. Quello in cui l’aristocrazia del pallone scendeva in campo per raccogliere l’inchino delle cosiddette “piccole”, timorose e rassegnate a recitare la parte della vittima sacrificale. Quel calcio, lo si può vedere in queste calde notti mondiali, non esiste più. I confini geopolitici della mappa del pallone si sono dissolti, lasciando spazio ad un livellamento globale in cui il blasone, da solo, non garantisce più nemmeno tre punti contro l’ultima arrivata.

Il Mondiale cambia le gerarchie del calcio
 

L’insegnamento che arriva dal Mondiale 2026 è un manifesto di speranza, un vento di rivoluzione che dalle latitudini transatlantiche soffia dritto verso l’Italia, atterrando come un’ispirazione purissima sul prato della “Unipol Domus”. Se le distanze tra le superpotenze e le cenerentole del pianeta si stanno azzerando, perché non dovrebbe accadere lo stesso nella nostra Serie A? Il Cagliari, per storia, Dna e cultura profonda, ha il dovere di fare propria questa lezione. Guardiamo i fatti. L’Argentina di Lionel Messi, campione in carica e corazzata apparentemente senza macchia, ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie, spingendosi fino ai tempi supplementari, per piegare la resistenza eroica della minuscola selezione di Capo Verde. Una Davide oceanica che ha guardato negli occhi Golia, senza tremare, sfiorando l’impresa del secolo con il solo utilizzo delle armi che il calcio moderno mette a disposizione di chiunque: organizzazione tattica, una preparazione atletica maniacale e una fame feroce. Ma il campanello d’allarme per la nobiltà del pallone era già suonato con fragore ancora più assordante.

I clamorosi flop di Germania e Olanda, rimaste incredibilmente fuori dalla fase calda del torneo, certificano che il talento individuale, se privo di un’anima collettiva e di una tenuta d’impatto, oggi viene inesorabilmente triturato. Nazionali sulla carta meno dotate, ma capaci di correre per cento minuti, di raddoppiare le marcature con ferocia e di gettare il cuore oltre l’ostacolo, hanno dimostrato che il “gap” tecnico si può colmare. La tattica e la densità azzerano i fatturati; il cuore e la grinta annullano la distanza dai contratti milionari. Questo terremoto calcistico è la perfetta fotografia di ciò che attende la Serie A alle porte. Per anni il campionato italiano è stato diviso in due tronconi netti: da una parte le oligarchie del nord e della capitale, con “budget” faraonici e panchine lunghe quanto due squadre intere, dall'altra il plotone delle provinciali, costrette a fare miracoli per strappare un punto alle grandi, spesso barricate nella speranza di limitare i danni.

Il Cagliari di Pisacane può raccogliere la sfida

La lezione di questo Mondiale ci dice che il timore reverenziale è ufficialmente morto. Il calcio moderno ha “standardizzato” la preparazione atletica: oggi anche le squadre di fascia “medio-bassa” corrono quanto, se non più, delle “big”. Di conseguenza, quando l’Inter, la Juventus o il Milan troveranno di fronte un blocco granitico, capace di pressare a tutto campo e di ripartire con coraggio, la superiorità tecnica dei singoli rischierà di evaporare, esattamente come accaduto ai tedeschi o agli olandesi. La grinta e l'organizzazione non sono più i vecchi "rimedi dei poveri", ma strumenti scientifici per combattere ad armi pari. In questa nuova era del calcio totale e democratico, il Cagliari si candida a recitare un ruolo da assoluto protagonista.

La società rossoblù sta vivendo una fase di profondo rinnovamento identitario, simboleggiata dalla guida tecnica affidata a Fabio Pisacane. Un uomo che ha fatto della grinta, del sacrificio e dell'attaccamento alla maglia i pilastri della sua intera carriera e che oggi sta trasmettendo questo spirito operaio e fiero alla sua creatura. Il mercato estivo è in fermento con l’intenzione di identificare profili adatti allo spartito del mister: l'arrivo a parametro zero di un centrocampista di sostanza e dinamismo come Demi Akarakiri dall'Everton va proprio nella direzione del calcio moderno fatto di muscoli, corsa e transizioni rapide. Certo, si perde la qualità geometrica di un metronomo come Gianluca Gaetano, ormai vicinissimo all’Atalanta, ma il tesoretto incassato permetterà di puntellare la rosa con elementi affamati, pronti a lottare su ogni pallone.

La Sardegna, d'altronde, non ha mai chiesto ai suoi ragazzi un calcio da esteti, ma ha sempre preteso il sudore sulla fronte. Quando il Cagliari scende in campo con il coltello tra i denti, sorretto dalla spinta incessante di un popolo che vede nella squadra l'orgoglio di un'intera isola, la distanza tecnica con le “big” si azzera di “default”.

La “Unipol Domus“ deve diventare un’icona del calcio italiano: un festival di intensità dove le grandi corazzate lasciano le penne, stritolate dal ritmo e dalla determinazione dei rossoblù. Il verdetto delle notti mondiali è un’iniezione di fiducia per tutto l'ambiente cagliaritano. Non esistono più partite perse prima di giocare. Se Capo Verde può far tremare l'Argentina, il Cagliari può e deve andare a San Siro, allo Stadium o all'Olimpico senza complessi di inferiorità, giocando a viso aperto e accettando il duello fisico e mentale. Ed un antipasto si è già avuto con la vittoria in casa-Milan dell’ultima giornata dello scorso campionato, che ha estromesso i rossoneri dalla Champions. La stagione che sta per iniziare con il ritiro differenziato fra Asseminello e Temù sarà il banco di prova di questa nuova filosofia. Con un gruppo coeso, la sapiente gestione delle risorse della rosa e quella sana cattiveria agonistica che fa parte della storia dei Quattro Mori, la Serie A 2026/2027 potrebbe davvero essere il campionato del definitivo livellamento. Le “big” sono avvisate: il cuore e la grinta del Cagliari sono pronti a dare battaglia. Ad armi pari.