BOSNIA-ITALIA AL NOVANTESIMO: OLTRE IL RISULTATO...
di Vittorio Sanna
Scelgo di parlare adesso, alle 22:45, al termine dei novanta minuti regolamentari.
Lo faccio volutamente prima di conoscere il finale, prima di sapere se l’Italia avrà vinto o perso. Perché il rischio, altrimenti, è sempre lo stesso: farsi raccontare la partita dal risultato.
Se l’Italia avesse vinto, quando leggerete queste righe, sarebbe difficile dire qualcosa di negativo. Si parlerà di grande partita difensiva, di carattere, di sacrificio, di un grande Donnarumma. Si racconterà una qualificazione strappata con il cuore, resistendo agli attacchi dei padroni di casa. Un’impresa. Un racconto bello, emotivo, quasi inevitabile.
Passerebbe in secondo piano tutto il resto. Il fatto di aver rinunciato troppo presto a fare la partita dopo il gol di Kean. Il rosso a Bastoni diventerebbe un episodio.
E soprattutto verrebbe ancora una volta messo sotto silenzio un tema che accompagna il nostro calcio da anni: la difficoltà a proporre gioco. Un calcio che spesso sceglie di spezzare, rallentare, prendere tempo, protestare Più che costruire.
Se invece nei prossimi minuti dovesse arrivare una sconfitta, allora succederebbe l’esatto contrario. Gli stessi che oggi celebrano, diventerebbero giudici severi.
Si cercherebbero colpevoli. Si riaprirebbero processi. Si tornerebbe a dire che “prima si stava meglio”. Cambierebbe tutto.
O forse no. Perché la verità è che il risultato, spesso, non cambia ciò che è successo in campo. La realtà è molto più semplice, e forse anche più scomoda. Tutto, alla fine, si è deciso, o si deciderà, in dettagli minimi: due tempi supplementari, forse i rigori.
Troppo poco, se pensiamo al volume di un calcio che muove interessi enormi,
che dovrebbe essere, teoricamente, anni luce sopra la media. E invece no. Quando ilcalcio torna alla sua essenza, rimette tutto in equilibrio: undici contro undici.
Ventidue uomini che si confrontano con tecnica, mentalità, cuore, tattica. Tutto il resto conta meno. E allora la domanda non è: chi ha vinto? La domanda vera è: cosa abbiamo visto? Abbiamo visto una squadra capace di imporre il proprio gioco?
O una squadra che ha scelto di resistere? Abbiamo visto coraggio? O prudenza?Abbiamo visto costruzione? O gestione? Perché chi guarda lo sport partendo dal risultato non guarda lo sport. Guarda un finale. Guarda un numero. Guarda una conseguenza.
Ma lo sport è un’altra cosa. È il percorso. È la proposta. È l’identità. Chi ha vinto non importa. Importa come si è giocato. Perché è lì che si costruisce il futuro.






