Nainggolan: "Mi rivedo in Barella, ma io segno di più. Mi piacerebbe tornare in Italia"
Paola Pascalis
Radja Nainggolan, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, toccando diversi argomenti. Primo fra tutti, il suo rapporto con Pioli: “È umile e sa rischiare. Quindici anni fa lanciò me a Piacenza, oggi lo fa con Tonali. A Piacenza avevo vent’anni, venivo da una decina di partite in B, ma lui mi schierò titolare fin da subito. È un gentleman, una persona d’oro, quando lo vedo infuriato a bordo campo sorrido sempre. È uno buono. Dopo la vittoria con il Napoli gli ho scritto che merita di stare dov’è. Lui e Spalletti, come persone, sono diversi, ma come allenatori sanno cambiare. Una volta Spalletti mi ha dato una bottigliata in testa. Avevo giocato un primo tempo da schifo contro il Toro. Eravamo tutti lì a guardarci le scarpe senza dire niente, con la testa china, poi lui arriva da me e… ‘stuck’. ‘Svegliati un po’’, mi disse, tirandomi l’acqua. E giù a ridere. Lui è un grande motivatore, vede il calcio in modo diverso rispetto agli altri. Domina il gioco, però poi magari vedi i risultati e noti che ha vinto meno di altri. Con lui ho disputato l’anno migliore, 2016-17: 14 gol e secondo posto con 87 punti”.
"Se mi rivedo in qualcuno in particolare? Barella, solo che io segno un po' di più. Il mondo intorno al calciatore mi inizia a stufare, ma la passione c'è. Se mi dai un pallone gioco sei ore. Ora come ora non penso a una vita fuori dal calcio. Se tornerei in Italia? Certo. Posso dare ancora molto".


