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Allegri e la sua Juve virtuale, come sempre nel calcio vincono gli assenti. Eppure due titolari su tre a centrocampo non erano nei piani ad agostoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Lorenzo Di Benedetto
domenica 18 settembre 2022, 00:00Editoriale
di Andrea Losapio

Allegri e la sua Juve virtuale, come sempre nel calcio vincono gli assenti. Eppure due titolari su tre...

Nel corso della chiacchierata più intervista di sempre, Massimiliano Allegri ha detto che la sua, finora, è una Juventus virtuale. Perché è stata pensata e concepita con un centrocampo a tre con Pogba, Paredes e Rabiot. Al netto di ammettere che certamente è una buona mediana, almeno sulla carta perché le figurine poi non vincono i campionati, bisogna anche essere onesti intellettualmente nel dire che a inizio agosto Rabiot era quasi un nuovo giocatore del Manchester United, al netto delle bizze della mamma Veronique fra stipendio faraonico e commissione altrettanto. E che Leandro Paredes è arrivato dal Paris Saint Germain nelle ultime ore di mercato, dopo quattro partite giocate, e che facilmente poteva anche non essere liberato. Basti pensare a quello che è successo per Keylor Navas fra Napoli e Olympiakos, non tutte le ciambelle riescono con il buco. Quella di Paredes sì, ma è singolare improntare un centrocampo su dei calciatori che, di fatto, non ci sono stati. O che non dovevano esserci, come Rabiot.

È chiaro che la Juventus con Di Maria, Pogba, Rabiot, Szczesny, Chiesa sia più forte dell'attuale. Ma in campo si va sempre in undici e le figure rischiano di esserci comunque. Come con la Salernitana, due a zero fino a dieci minuti dalla fine in una sfida che sembrava oramai incanalata. Poi la foga può fare brutti (o bei) scherzi, riportando la Juve in linea di galleggiamento prima e poi vincere la partita, come fatto con il regolare colpo di testa di Milik. Già era una situazione - molto - al limite senza Candreva, lì è stato un errore gravissimo come quello di Acerbi in Spezia-Lazio. Il problema è che nel calcio vince sempre chi non c'è. Come Ronaldo nella finale del 1998 tra Brasile e Francia, oppure Nedved in Milan-Juventus del 2003. Eppure il Portogallo nel 2016 ha vinto anche senza Cristiano il suo Europeo.

La qualità dei giocatori fa sempre la differenza, è vero. Ma se il Milan dell'anno scorso è diventato Campione d'Italia senza un attaccante da doppia cifra, se l'Atalanta per anni è arrivata in Champions, se il Leicester ha vinto il campionato con Ranieri, evidentemente qualche cosa va anche aggiunto. C'è un'alchimia che in questa Juventus non c'è e per ora non si vede. Allegri è sempre partito male per poi correggere il tiro, l'ha fatto l'anno scorso ed è evidente che probabilmente lo farà anche quest'anno, che poi riesca a vincere questo è un altro bel paio di maniche.

Si vedrà. Quel che è certo che appare uno scollamento abbastanza evidente fra la società - forse le anime della società, probabile si viva di correnti fra Allegri e Arrivabene, anche solo per quanto successo con Pogba - e l'allenatore, figlia anche di alcune incomprensioni e di alcune dichiarazioni come quella, oramai famigerata, dell'amministratore delegato a Torino. Una battuta che, ovviamente, doveva essere tale. Ma poi la Juventus perde con il Benfica e succede quel che succede. La verità è che, per rispondere a una domanda di Allegri di ieri in conferenza stampa, se la Juve avesse vinto mercoledì scorso, si sarebbe detto quel che tutti pensano: cioè che la Juve gioca male e vince di corto muso. Ad Allegri è sempre bastato quello. Ora che non c'è più, che cosa si inventerà?