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Bisoli e Toni: ribelli diversi alle critiche
domenica 2 febbraio 2014, 14:00La storia siamo noi
di Redazione Tuttocesena.it
per Tuttocesena.it
fonte Ettore Pasini per Il Bianconero

Bisoli e Toni: ribelli diversi alle critiche

Articolo pubblicato su Il Bianconero, testata ufficiale del Cesena Calcio a cura del Coordinamento Clubs, distribuito in occasione delle gare al Manuzzi dei bianconeri.

C’è modo e modo per reagine alle critiche che arrivano dai gradoni di uno stadio, vuoi contro un tecnico od un calciatore. Prendiamo in esame due tipi di reazione. Se viene preso di mira Pierpaolo Bisoli la vicenda si risolve in fretta grazie ad un’occhiataccia feroce che vola fra il tecnico appostato davanti alla sua panchina e l’angolo di provenienza della protesta dell’urlatore. Nella storia del Cesena Calcio, di queste proteste ce ne sono state di tipo ben diverso. Durante il campionato 1960/61, fra i pali della squadra bianconera di Romagna (allenata da Renzo Burini) figurava un tal Romano Toni da Imola. In quel periodo, pensando ad Imola, si era soliti configurare quella località come la città dei “matti” per via di quell’ospedale psichiatrico che stazionava in centro.

Romano Toni era bravo come portiere tanto è vero che con lui fra i pali della porta, il Cesena vinse il campionato. Toni era anche estroso, per non dire condito anche di spregiudicatezza. Ecco alcuni saggi della sua pseudo “pazzia”. Per innervosire gli attaccanti avversari, talvolta, invece di rinviare il pallone, lo sistemava al limite della sua area e con un tono di sfida gridava loro: “Se volete farmi gol, venite a prenderlo!”. Quando gli avversari tentavano lo scatto per arrivare sulla palla, Toni era sempre più veloce di loro nel riprendersi il cuoio a spicchi. Capitò qualcosa di strano, in un’altra domenica d’inverno. Il portierone cesenate incorse in qualche errore di concentrazione e creò le giuste ire di un tifoso seduto nella tribuna laterale del vecchio campo di gioco sito all’interno dell’ippodromo del Savio. Non l’avesse mai fatto! Quel tifoso rischiò di brutto. Alla stregua di una belva inferocita, Romano Toni abbandonò la sua porta, imboccò il cancelletto della recinzione del campo di gioco, attraversò la pista del trotto e solo nei paraggi della tribuna dove stazionava quello sprovveduto tifoso fu bloccato dalle maschere e dal custode del campo (Benini). Non ci fossero stati loro, per quel tifoso ci sarebbero state conseguenze amare sul piano dell’incolumità.

L’estrosità di Toni non finisce qui. In un’altra circostanza, dopo un diverbio a distanza con un gruppo di protestatari, il portiere, una volta venuto in possesso della palla, la posò sul dischetto del rigore e con una mossa fulminea finse di calciarla all’interno della sua porta incustodita minacciando di procurarsi il più clamoroso degli autogol. Per fortuna, solo una finta da thriller. Probabilmente, quei tifosi che si permettevano di criticarlo non conoscevano la provenienza di Romano Toni; glielo diciamo noi alla distanza di mezzo secolo: Toni abitava ad Imola, la città dei “matti”. Se qualcuno lo criticava lui non sapeva fermare la rabbia che portava in corpo. Al contrario di Pierpaolo Bisoli che con una semplice occhiataccia mette tutto a tacere.