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E' orgoglio romagnoloTUTTOmercatoWEB
© foto di Image Sport
martedì 17 febbraio 2015, 19:00Campionato
di Redazione Tuttocesenaweb.it
per Tuttocesena.it
fonte Stefano Manzi per Mondocalcio

E' orgoglio romagnolo

Nato e cresciuto in Romagna, Stefano Manzi è tifoso del Cesena dal lontano 1978. Tra i fondatori del Club Cesena San Mauro Pascoli. Fa parte della redazione di Mondo Calcio dal 2010. Scrive anche di ciclismo e rugby

Sono stravolto ed esausto, fatico persino a reggermi in piedi dopo aver dato tutto quello che avevo. Ho sofferto battendomi come un leone per quasi due ore. Ho temuto di non farcela ma alla fine ho esultato esageratamente, come a Piacenza e Latina, come nei giorni più belli. E' stata una serata pazzesca, emozioni fortissime che non dimenticherò. Certo, tutto ha un prezzo, per me mal di schiena, non più un filo di voce e mani doloranti, ma ne è valsa davvero la pena !

Ecco servita la dimostrazione che il calcio può regalare intense emozioni a chi sa meritarle, a chi crede che ogni tanto Davide possa battere Golia o che Nica possa umiliare Pogba, a quanti credono che il denaro sia tanto ma non tutto e soprattutto a coloro che hanno scelto a prescindere di essere figli devoti della propria terra. E' proprio in notti come questa che cantare a squarciagola Romagna mia diventa riscatto sportivo nei confronti del Lotito pensiero, rappresenta ribellione sociale contro i ricchi e potenti, si trasforma in dileggio verso chi a primavera puntualmente ci appende bandiere strisciate di vari colori davanti alla finestra. E' senso di appartenenza, è segnare il territorio, è orgoglio romagnolo, è semplicemente Romagna mia.

Lo so, ho ecceduto (e parecchio) con l'enfasi, ma mentre scrivo mi sento ancora stordito o forse ubriaco di felicità e di birra, come fossi appena uscito dalla Curva Mare, so che mi perdonerete. D'altra parte si è già scritto tantissimo di questo match e come d'abitudine a me piace raccontare quello che spesso sfugge ai giornali ed alle tv, ciò che sta attorno al campo e non dentro, quel qualcosa di intangibile che continuamente smentisce che si tratti solo di una partita.

Eh già, la partita. Cesena-Juventus, 25.000 persone al Manuzzi, alcuni milioni davanti alla televisione. Una sfida impossibile: 38 punti di differenza in classifica, 1,22 a 15,00 nelle quote dei bookmakers, un giocatore che da solo vale sul mercato più di 15 anni di Cesena messi insieme. Comunque, banalmente, si gioca 11 contro 11, la palla è rotonda e si parte da 0-0 (Carmine Russo permettendo).

Pronti, via ! Venti minuti usciti dai sogni proibiti dei più ottimisti dei tifosi: un Cesena garibaldino e senza paura, ben messo in campo da mister Di Carlo, mette brutalmente sotto la signora Juventus e si procura tre clamorose occasioni da gol, malamente sprecate per imprecisione o per la bravura del portiere avversario, non certo uno sconosciuto qualunque. E mentre restiamo sospesi tra l'incredulità ed il rammarico, ecco che le nostre speranze prendono forma: l'indiavolato Defrel ridicolizza il regista della nazionale e gli ruba palla involandosi verso l'area avversaria, preciso assist in mezzo e Djuric ci porta tutti in paradiso. E' tutto vero, il tabellone elettronico conferma e lo speaker ribadisce: Cesena 1 Juventus 0 ! Io sono travolto da una massa in scomposto movimento, perdo l'equilibrio e finisco due gradoni più sotto dove mi trovo abbracciato a degli sconosciuti. Ma sono tremendamente felice.

Non fosse per il senno di poi, sarebbe da non credere, ma davvero tutto deve ancora succedere. La reazione juventina è rabbiosa, scomposta e tecnicamente insufficiente, ma non è molto difficile esplorare i limiti difensivi del Cesena attuale e nel giro di pochi minuti tutto cambia. Prima una clamorosa incomprensione tra Lucchini e Krajnc spalanca la porta a Morata che di testa pareggia il conto, poi, dopo pochi minuti, un rinvio maldestramente fallito da De Feudis porge al rapinatore Marchisio la palla del sorpasso. “Ragazzi è finita, è stato bello sognare ma adesso è finita davvero, vedrete se non perdiamo 3 o 4 a 1 ...”. L'intervallo arriva gradito, siamo sotto di un gol ma abbiamo dominato e non possiamo lasciarci beffare in questo modo. Lo sappiamo noi in curva, lo sanno i ragazzi negli spogliatoi e lo sa il Mister che deve trovare la chiave giusta per ricaricare il giocattolo: è una persona seria che sa fare il proprio mestiere, che per primo dimostra di crederci sempre e che qui a Cesena ha resuscitato i morti, speriamo bene. Nel frattempo ci ricarichiamo anche noi, oggi come non mai siamo davvero il dodicesimo in campo e c'è ancora tanto da fare per riuscire ad ammutolire i nostri colleghi di lavoro ed i nostri vicini di casa.

Il mio orologio interno dev'essersi rotto ed il secondo tempo vola via veloce. Sarà la tensione o la paura di non farcela, ma tutto mi passa davanti agli occhi senza che riesca a trattenerlo il tempo sufficiente per comprenderlo. E così via fino a quell'attimo infinito che invece mi pare scorrere al rallentatore: lancio dalla trequarti per la testa del colosso bosniaco, appoggio perfetto per magic box che colpisce dopo un solo rimbalzo e la mette là dove il numero 1 azzurro non può arrivare. In un secondo succede di tutto. Brienza inseguito dai compagni si tuffa tra i tifosi del parterre regalando ai fotografi la copertina di giornata, noi al piano di sopra ci strattoniamo per la giacca, gridiamo, balliamo e ci abbracciamo come si faceva all'asilo o forse come si fa al manicomio. “21° del secondo tempo, pareggio del Cesena con Franco: BRIENZA ! Franco: BRIENZA ! Fran-co: BRI-EN-ZA !”. Adesso tutto si rovescia, è come se il tempo iniziasse a scorrere all'incontrario e non passasse mai. La sofferenza diventa insopportabile e la tensione mi fa torturare le mie povere unghie ormai sanguinanti. Sul campo succede poco o nulla, oppure succede tanto ed io non me ne accorgo. Fatto sta che Djuric fallisce l'occasione del clamoroso ma meritato 3-2 ed a soli 7 minuti dal termine arriva l'inevitabile e beffardo rigore pro Juve che però questa volta, stranamente, pare piuttosto netto. “Tanta fatica per niente. Meritavamo la vittoria, abbiamo avuto 8 occasioni da gol e ne abbiamo segnati 2, ma niente da fare, anche questa volta ci è andata male !”.

Il tempo si ferma, il respiro rallenta, cala il silenzio. La palla è già sul dischetto, mezzo stadio assiste impotente, l'altro mezzo non guarda e prega. Se i miracoli esistono ne deve accadere uno adesso, non domani o quando, adesso, in questo preciso istante. E' l'epilogo, lo spartiacquae tra gioia e dolore, il punto di non ritorno. Vidal parte e calcia, SanGiovese interviene e la mette fuori.

Il resto è festa vera, è gioia infinita, è orgoglio romagnolo !