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Copa America: L'Uruguay è già fuori. Adesso è ora di cambiare
Dopo la seconda giornata della Coppa America, c'è già una sentenza importante. L'Uruguay è già fuori dalla competizione, dopo due sconfitte contro Messico e Venezuela. Quattro i gol subiti, soltanto uno quello segnato. L'eliminazione è frutto della scelta di non cambiare, sia in campo, ma soprattutto in panchina. Tabarez è un allenatore superato ormai da anni. Certo, il maestro ha fatto grandi cose per questa nazionale, come la semifinale mondiale del 2010, ma la sua guida era debole da tempo, dettata da regole troppo ferree e, soprattutto, poca voglia di cambiare. Vedere in campo giocatori come Arevalo Rios, Lodeiro, Alvaro Pereira è un delitto per un paese calcisticamente forte come l'Uruguay. L'assenza forzata di Suarez non giustifica il non gioco della "celeste". Cavani era un fantasma in campo, lasciato da solo, senza mai avere l'opportunità di puntare alla porta. Con il Messico due soli tiri in porta e una fatica matta a superare persino il centrocampo. Con il modesto Venezuela il disastro finale. Mai un pericolo creato e un gol subito con una grande distrazione difensiva, dove il solo Godin non basta per reggere tutto il reparto. La riconoscenza nella vita, come nello sport, è sempre una valore importante, ma fino a un certo punto. Tabarez dovrebbe avere l'umiltà di dimettersi, di ammettere di aver sbagliato, farsi da parte e lasciare spazio a un nuovo ciclo, con una guida più giovane e i suoi vecchi pretoriani messi finalmente da parte. Francamente Rios e Alvaro Pereira sono due giocatori inguardabili per questi livelli. Possibile che non ci siano giocatori migliori in Uruguay? La risposta è semplice: certo che ci sono, ma il nucleo storico non ha mai voluto novità e la scelta non ha pagato i giusti dividendi. Ne approfittano Messico e Venezuela che strappano il pass per il turno successivo, meritatamente ed esprimendo anche un gran calcio in una competizione finora deludente dove Argentina e Brasile non convincono, il Cile è atteso alla riscossa e la Colombia sembra davvero l'unica big concentrata e concreta, con un Bacca in forma scintillante, segno che il vero problema del Milan non è certo legato al bomber ex Siviglia. Domani comincia l'ultimo turno dei gironi. Ci si attende l'esplosione dei fuoriclasse e uno spettacolo migliore, magari partendo dagli inni nazionali, sbagliati ben due volte nei primi tre giorni, un episodio davvero sconcertante per un paese attentissimo a questi dettagli come gli USA.
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