Riecco la Spagna: la Roja di Del Bosque lanciata nel segno di Iniesta
Il De profundis calcistico può aspettare per la Spagna. Le Furie rosse lanciano un segnale forte a tutte le dirette avversarie: il 3-0 rifilato alla Turchia è secco, perentorio, indiscutibile. Il passaggio del turno, nel girone più difficile della competizione alla vigilia, è cosa fatta e con un turno d’anticipo. I campioni in carica, bistrattati dopo il flop del Mondiale brasiliano, non hanno intenzione di abdicare e chiunque vorrà sollevare il trofeo dovrà fare i conti con loro. La delusione del 2014 è alle spalle ed il gruppo di Vicente Del Bosque sembra aver ritrovato spunti degni della prima Roja.
In primis, bisogna sottolineare il ritorno di un possesso palla estremamente razionale ed indirizzato al controllo totale del match e allo scardinamento della difesa avversaria. Non può essere paragonato direttamente al Tiki Taka catalano per la differente composizione delle due rose e per la diversa filosofia di gioco dell’ex tecnico del Real Madrid rispetto ai “figli calcistici” di Rinus Michels e Johan Crujiff. Ci sono comunque alcune analogie tra i due stili di gioco: il dominio delle fasce ed i tagli degli esterni offensivi del tridente, che mettono in crisi la retroguardia avversaria. Inoltre in zona d’attacco, quando si trova la strada sbarrata, ecco il ricorso alla triangolazione nello stretto per risolvere i guai.
E poi c’è lui, don Andres Iniesta. Sontuoso, regale, maestoso: gli aggettivi si sprecano quando il fuoriclasse del Barcellona mette a disposizione della squadra il suo genio fatto di controlli di palla impensabili, dribbling imprevedibili, movimenti smarcanti, passaggi illuminanti e giocate superlative. Impossibile non amare un simile talento, probabilmente il più forte centrocampista dell’intera manifestazione. Ieri sera, il castigliano classe 1984 è stato il valore aggiunto in una squadra mista di senatori e giovani rampanti. Difficile stabilire se la Spagna sia la vera favorita di questo Europeo, ma con Iniesta nulla è impossibile. È stato l’uomo che ha regalato alle Furie rosse il titolo mondiale; e poi, nell’ultimo trionfo continentale degli uomini di Del Bosque, c’è stata la sua regia onnipresente a risultare decisiva. Non è un caso se nel 2014, il suo anno peggiore a causa dei tanti infortuni, la Spagna non si è ripetuta. A 32 anni, don Andres vuole regalarsi probabilmente una delle ultime gioie con la nazionale. Sarà dura impedirglielo.


