CON RANIERI IN PANCHINA SI VINCEVA LE FINALI, MA NON CI SAREBBE ARRIVATO. E IL MERCATO? CI VOGLIONO I TONI E I MUTU. O SI CRESCE O CI SI AFFLOSCIA
Anche se i giorni sono passati ed il ciclo della digestione dovrebbe aver smaltito le sconfitte patite dalla Fiorentina quest’anno, c’è ancora qualche stitico che mastica amaro. Non solo, l’impresa di Claudio Ranieri a Cagliari ha suggerito a taluni un bislacco ragionamento.
Si, se sulla panchina viola nelle finali di Roma e Praga ci fosse stato lui, già tecnico viola dal ’93 al ’97 dell’altro secolo, Ranieri avrebbe portato a casa i trofei.
Avrebbe vinto le finali probabilmente, ma altrettanto probabilmente non sarebbe giunto a giocarsele. Già perché è il gioco di Vincenzo Italiano, quello così vituperato dopo le due finali perse (del senno di poi son piene le fosse dice il Manzoni) che ha consentito specie nel lungo e spinoso torneo della Conference di arrivare in fondo a giocarsela, in quei novanta minuti nei quali l’astuzia e l’esperienza di un Ranieri l’avrebbero forse spuntata, quello stesso Ranieri allenatore viola al quale taluni dicevano: ‘fai l’ultima magia sparisci’. Difficilmente troverai qualcuno al quale andrai bene così come sei, diceva Charlie Chaplin, quindi vivi come credi, la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
Ma fatta la lezioncina di filosofia, archiviate e digerite le sconfitte, è il mercato che torna prepotente a tenere banco: la Fiorentina ha la necessità di ripartire dalla propria spina dorsale, dovranno infatti essere acquistati un portiere, un bel difensore (vista la partenza di Igor), un grande centrocampista (Amrabat andrà comunque via) e finalmente un grande centravanti che garantisca tanti gol e dia fiducia, poi ci vorrà certo anche un esterno di qualità visto che l’allenatore è sulle fasce che declina al meglio il suo credo calcistico. Certo, detta così sembra facile, poi però ci sono i nomi dei calciatori, il costo dei cartellini e degli stipendi, insomma il lato pratico una volta enunciata la teoria.
Ebbene, il pallone è più semplice di quel che lo si voglia fare apparire, perché il calcio è metafora della vita e nella vita come nel calcio è il buonsenso che fa funzionare al meglio le cose, ma la parola ce l’hanno tutti e il buonsenso pochi (Catone dixit). Se non hai uomini mercato bravi come quelli del Napoli a pescare con cifre contenute giocatori buoni come Kvaratskhelia o Kim. Se non hai possibilità o voglia di spendere, sempre come i partenopei, 70 milioni per campioni assoluti come Osimhen.
Allora il miglior mercato possibile è quello fatto con i Toni e i Mutu, ovvero calciatori sui quali le grandi non puntano, come accadde nel 2005 con Luca Toni che la Fiorentina prese a 10 milioni di euro, facendo la propria fortuna e quella del giocatore, o calciatori con situazioni particolari com’era Mutu in quel 2006, preso con l’astuzia e le relazioni di Corvino.
Meno soldi si vuole spendere e più bisogna essere bravi, di certo se la Fiorentina intende crescere, non può fare i ragionamenti che alcuni le attribuiscono ad esempio sull’affare Jovic il quale rimarrebbe in viola, si dice, per una serie di calcoli economici, mentre Cabral che ha più mercato, dovrebbe servire per fare un po’ di cassa.
Intendiamoci, se Jovic rimarrà per scelta tecnica, perché si ritiene possa finalmente esplodere sarà un fatto rispettabile e accettabile (anche se discutibile), tutt’altro se rimanesse per ‘motivi fiscali’, insomma per risparmiare due baiocchi. Comunque, leggiucchiando qua e là si fanno nomi anche affascinanti, ma non è una novità, infatti il mercato parlato è spesso infotainment, quasi più intrattenimento che informazione, lo sanno i club e i giocatori, lo sanno i giornalisti, lo dovrebbero sapere i lettori, l’unico che pare non saperlo è Commisso, che ancora fa le mostre di arrabbiarsi se esce qualche indiscrezione infondata sulla Fiorentina.
Il calcio è un divertimento fece scrivere sulle maglie da gioco il precedente proprietario della Fiorentina, ma poi lui ci s’arrabbiava, specie davanti a qualche critica, lui infatti poi mollò e non se ne andò da vincente, sebbene con la sporta piena dei quattrini di Commisso. Quest’ultimo, il nostro Rocco, dice di avere tutt’altra intenzione.
Ecco, questo mercato che comincia sarà segno chiaro della bontà delle intenzioni manifestate. Infatti l’apprendistato è finito, il primo biennio piuttosto deludente, ma più che comprensibile è ormai un ricordo sbiadito. Il secondo biennio ha riportato l’Europa e la concretissima possibilità di vincere due trofei importanti. Ora si è ai prodromi di un nuovo ciclo.
La Fiorentina cresce oppure, come già tristemente avvenne coi Della Valle, si ridimensiona e s’affloscia in termini d’aspettative e risultati, o si va avanti o si torna indietro. Continua a piantare i tuoi semi perché non sai quali cresceranno, forse lo faranno tutti, disse Albert Einstein.


