SPECIALE FV, Il pagellone di serie A (IV parte)
Quarta ed ultima “puntata” dello speciale di Firenzeviola.it sul Campionato di Serie A appena conclusosi. Oggi a passare sotto i nostri riflettori sono Genoa, Fiorentina, Milan, Juventus, Inter)
GENOA – 8,5
La vera sorpresa del campionato. Costante e solida nell’affermarsi alle spalle delle big, un crescendo di gioco e risultati mostrando uno degli assetti tattici migliori, un attaccante ormai di assoluto livello e la rigenerazione di due giocatori come Sculli ma soprattutto Motta. Un grande ritorno sotto i riflettori della serie A e dell’Europa, duellando fino all’ultimo per l’accesso alla Champions League. Con Gasperini acclamato da più parti, entrambi i derby vinti e una piazza in delirio l’unico neo può essere la doppia cessione big di Milito e Motta per cui Preziosi deve trovare alternative all’altezza.
Il più – Milito-Motta
Podio condiviso per quello che è stata la gradita conferma di un rendimento super e di una precisione sotto porta degna di un attaccante della nazionale argentina: Milito e il ritorno ai massimi livelli di un campione dato per finito come Motta. Gol, carisma e personalità in campo hanno fatto cambiare marcia alla squadra e ai tifosi, saranno rimpianti.
Il meno – Raffaele Palladino
Uno degli acquisti più cari dell’estate genoana, nel tridente rossoblù studiato appositamente per lui finisce per gettare al vento l’intero girone d’andata. Riesce a creare qualche rimpianto a la Juve solo dopo il gol ai bianconeri ed girone di ritorno in crescendo. Manca di continuità per fare l’ultimo salto.
FIORENTINA – 7
Per Corvino&co. è l’ennesimo scudetto e budget alla mano, specialmente per la conferma consecutiva in Champions League il paragone calza. Molto del buono arriva dall’ennesima conferma di poter stare a ridosso delle grandi, mentre manca ancora nei confronti diretti. Deludente il cammino nelle Coppe dalla Champions alla Uefa passando per la Coppa Italia Prandelli dice manchi esperienza, adesso l’anno di tirocinio è andato in archivio.
Il più – Alberto Gilardino e Felipe Melo
Altro podio condiviso. Per l’attaccante parlano i 19 gol in campionato e la sua percentuale impressionante in qualunque competizione abbia affrontato. Subito buona l’intesa con Mutu, migliorata col tempo quella con Jovetic confermato nel gruppo azzurro la più bella risposta alle critiche milaniste ed alla fiducia di Prandelli. Per il centrocampista, il grande colpo di Corvino che già oggi potrebbe rivenderlo ad un prezzo triplicato dopo una stagione che ha reso Melo protagonista assoluto e pedina della nazionale brasiliana. Senza gli strascichi comportamentali fatti di cartellini e risse sarebbe stato un trionfo.
Il meno – Almiron
Fino a tre mesi dalla fine del campionato un etichetta che sarebbe spettata a Vargas ma il peruviano ha saputo con un buon finale di campionato trovare con la nuova posizione anche parziale giustificazione dell’esborso estivo della società. Così sul registro degli assenti è rimasto Almiron, il rinforzo di qualità preso all’ultimo minuto che non ha mai indovinato una partita finendo per eclissarsi ulteriormente in quella che doveva essere la stagione del rilancio.
MILAN – 5
Tra le big la delusione maggiore. Un campionato che doveva essere l’obiettivo massimo per l’assenza della Champions League si è trasformato presto in una rincorsa al secondo o terzo posto chiudendo comunque alle spalle della Juventus e con il brivido di un sorpasso beffa della Fiorentina. Un solo mese di condizione convincente per quanto riavvicinandosi all’Inter non sono sufficienti a fianco di un avventura in Uefa terminata altrettanto presto. L’immagine esemplificativa di un progressivo sfilacciamento e deteriorarsi della situazione le ultime due settimane con un allenatore ormai in partenza, molti musi lunghi, dirigenti arrabbiati e la festa rovinata a Paolo Maldini per la fine della carriera.
Il più – Beckham e Inzaghi
Richiamato dal dorato esilio negli Stati Uniti Beckham si è rivelato utile, umile e prezioso nello stiracchiato finale di stagione del Milan. Meno figurina di quanto si pensasse più il solito valore aggiunto in termini di marketing ed immagine. DA sfruttare anche l’anno prossimo, finché lo stimolo dei mondiali lo terrà ancora sulla corda. Per Inzaghi ennesima favola a lieto fine, ritardando la pensione e dimostrandosi l’unico sempre presente sotto porta tanto da rispedire in panchina la giovane e ricca concorrenza. Immortale.
Il meno – Ronaldinho e Shevchenko
Fino al giro di boa il brasiliano valeva una bella risposta al declino annunciato nell’ultimo anno di Barcellona. Poi il black-out (complice la movida milanese) dal punto di vista fisico e tecnico un calo verticale che hanno portato Ancelotti ad usarlo negli scampoli di gara. Neanche quelli per Shevchenko, triste conclusione del suo ruolo da figliol prodigo a cui nessuno ha trovato un rimedio senza alcuna traccia del zar milanese che fu.
JUVENTUS 6,5
Sopravvalutata all’inizio, sottovalutata alla fine. I bianconeri concludono una stagione tutto sommato positiva a dieci punti dalla stratosferica Inter avendo avviato il proprio percorso di rinascita dopo la serie B. Società ed ambiente però sono assai differenti e caduta l’illusione di tenere il passo scudetto o di proseguire l’avventura in Champions League hanno cominciato a saltare i nervi rischiando di compromettere una dignitosa conclusione per la volontà di esonerare l’allenatore. Per il materiale umano a disposizione ha ammortizzato bene la lunga catena di infortuni.
Il più – Iaquinta
Senza il solito dazio agli infortuni si conferma all’altezza di una grande squadra e il più continuo nel parco attaccanti bianconero. Polivalente dal punto di vista tattico, umile nell’attesa la vera risorsa nascosta di una squadra che deve sostiuire molti senatori ormai logori e che aspetta l’esplosione di qualche giovane.
Il meno – Trezeguet e Giovinco
Il principe degli attaccanti comincia malissimo con sei mesi di stop, conclude peggio litigando con l’allenatore e meditando l’addio. Un anno sabbatico così come per il giovane Giovinco atteso alla consacrazione solo sparuti segnali di un talento che avrebbe comunque bisogno di maggiore spazio e continuità.
INTER 8,5
Quarto scudetto in quattro anni (tre sul campo) una lunga prova di forza e di concretezza mostrata lungo la stagione che non ha mai messo in discussione il titolo dopo aver ben iniziato con la Supercoppa. Quadro positivo arricchito dall’aver metabolizzato in tempi brevi il ciclone Mourinho e la consueta dose annuale di piccoli isterismi dal dopo Mancini al flop Quaresma passando per le bizze di Adriano e Balotelli. Non mancano però le spine a questa rosa che deve ancora mostrarsi bella sul piano del gioco e soprattutto in Europa. L’obiettivo mai nascosto di Moratti rimane la Champions e nuovi grandi investimenti non potranno prescindere dalla sua conquista.
Il più – Ibrahimovic e Santon
Primo attore in tutto e per tutto. Lo svedese si laurea capocannoniere, vince le partite da solo si conferma concreto e decisivo assieme alla consueta classe mostrata negli anni. Una crescita incompleta però in un profilo parallelo a quello della squadra visto che pure Ibra si squaglia fuori dai confini. Ottimo anche Santon che Mourinho promuove e lancia nel grande calcio tanto da approdare in nazionale. Forza e personalità in una delle maggiori sorprese dell’intero panorama europeo.
Il meno – Quaresma e Mancini
Oltre 40mln di euro volati via. Le ali richieste dal tecnico arrivano a caro prezzo e nel giro di breve si ripiegano in panchina sommerse di fischi. La trivela del portoghese stucca dopo poco il pubblico di San Siro, l’Inter lo aspetta sei mesi poi rinuncia al potenziale di classe e tecnica che chiedeva al Quaresma ammirato nel Porto. In tono minore discorso valido anche per Mancini che brucia presto le proprie chance di inizio stagione e con il cambio di modulo della squadra dimostra tutta la sua estraneità alla migliore Inter degli ultimi mesi.


