La coppa molesta torna ad essere la coppa desiderata
Supponenza, boria, altezzosità, arroganza e spocchia, per non dir superbia che è un peccato capitale e ricordiamo che Dante, per punire coloro che tennero la fronte troppo alta in vita, nel purgatorio li fa camminare curvi sotto il peso di enormi massi e guardando in basso in segno di umiltà.
La spocchia italica
La spocchia è un tratto distintivo del pallone italico, memore di antichi fasti che più non sono, anche se il movimento calcistico dello stivale viene puntualmente preso a calci nel sedere in campo internazionale, l’Italia manca dal mondiale da oltre un decennio e nella Champions in corso l’Inter, prima della classe in serie A, è stata meritatamente eliminata dai norvegesi del Bodo Glimt, quelli che taluni troppo fiduciosi nella soverchiante forza dei nerazzurri chiamavano con spregio ‘i salmonari’. E per inciso non è andata meglio alla Juventus con il Galatasaray.
La supponenza fiorentina
In termini di supponenza calcistica la Firenze sportiva (anche questa memore di antiche glorie fin troppo remote) non è da meno e ad andarci spesso di mezzo è proprio l’ unica competizione europea che i viola si siano guadagnata negli ultimi anni, la Conference League, la ‘coppetta portaombrelli’ (ma anche questa nostra come vedete è una definizione spocchiosa). Questa Conference gioverebbe invece rispettarla e affrontarla al meglio poiché le altre competizioni i viola, giocatori e tifosi, negli ultimi anni le hanno viste solo alla tv.
Cambio di prospettiva sulla Conference
Sembra pensarla così anche mister Vanoli che alla vigilia del ritorno della gara contro i polacchi dello Jagellonia, ha detto chiaro come ‘il calcio si stia aprendo al mondo, ma che in Italia si tenda ancora a guardare ad alcuni campionati meno blasonati con una certa sottovalutazione’. Vanoli diceva ‘Italia', ma pensava ‘Firenze’ ed è probabile siano fischiate le orecchie a tutti quelli che in vista della partita di andata a Bialystok sostenevano che la Fiorentina dovesse presentarsi con addirittura la formazione primavera, manco il club viola fosse il Barcellona da poter sminuire l’impegno col gran gesto altezzoso. La sensazione dopo una conferenza stampa dai toni morbidi frutto del clima che ha virato verso il sereno è che la ‘coppetta’ definita quasi un fastidio, un intralcio molesto poco tempo fa sia diventata o tornata ad essere un sogno per riscattare una stagione tanto avara di gioie, miracoli dei quattro risultati utili che i viola hanno inanellato dallo stolto pari casalingo contro il Torino alla vittoria con il Pisa.
Come si cambia
In tempi sanremesi non può che venire in mente Come si cambia, il bel pezzo cantato dall’inconfondibile voce da contralto di Fiorella Mannoia che la celebre interprete dai boccoli rossi portò al festival di Sanremo nel 1984, confidando che l’esito finale di questa doppia sfida coi polacchi sia dolce come la ‘luce dell’est’, struggente quadro in musica di Lucio Battisti. Dopo o si tornerà in Polonia per incontrare il Rakow di Czestokowa o in Francia per lo Strasburgo settima forza della Ligue 1. E si può prevedere che il peccato di superbia a tal punto si trasformi in quello di gola.






