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Diversa nel risultato, sempre simile a sé stessa: la (troppo) lenta metamorfosi di una Fiorentina impermeabile a parecchi stimoli, inclusi quelli di ParaticiTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 00:00Copertina
di Tommaso Loreto
per Firenzeviola.it

Diversa nel risultato, sempre simile a sé stessa: la (troppo) lenta metamorfosi di una Fiorentina impermeabile a parecchi stimoli, inclusi quelli di Paratici

C’era da aspettarsi tutt’altra metamorfosi, ma di questi tempi accontentarsi è un obbligo. Nelle parole del dopo gara di domenica è stato Ranieri a riportare il punto di vista della squadra, riferendo un cambiamento di mentalità da ritrovare nel pareggio portato a casa contro il Parma. Certo, una prospettiva per forza di cose deludente fosse solo per com’è maturato lo 0-0 finale con un solo tiro nello specchio della porta, ma pur sempre un passettino in avanti che ha consentito ai viola di abbandonare (dopo 23 giornate) una delle ultime 3 posizioni in classifica che significano la retrocessione.

Impermeabili ad altri stimoli
Insomma gli uomini di Vanoli sembrano aver in minima parte recepito qualche appello degli ultimi tempi, anche se sotto il profilo strettamente caratteriale ancora poco si è visto. Archiviate le vittorie con Como e Pisa i viola sono tornati a essere la copia sbiadita di una squadra che lotta per salvarsi, e anche se contro il Parma almeno De Gea è rimasto imbattuto non sono arrivati ulteriori segnali di ripresa per non parlare di riscatto, come minimo in termini di gioco, o pure di intensità agonistica. Perché contro la squadra di Cuesta i viola non avranno rischiato più di tanto, ma non hanno nemmeno mostrato quella garra che invece, per poco, non consentiva alla Cremonese di pareggiare nel finale della bolgia del Via del Mare di Lecce.

L’ambientamento di Paratici
Al netto di una condizione fisica che adesso pare in calo è un po’ come se determinati inviti (a una maggiore combattività da esprimere in campo) non siano stati troppo raccolti, come quelli riferiti da Paratici che tra parecchie teste uscite in fretta dal carrarmato e altrettanti singoli che non sono esattamente andati oltre il proprio compito si è trovato di fronte uno spogliatoio decisamente impermeabile. Insomma se l’arrivo del dirigente doveva coincidere con un cambio di rotta (se non proprio gestionale quanto meno in termini di approccio alle partite) il primo mese in viola del ds sembra ripercorrere più le dinamiche del passato, senza stravolgimenti e senza invertire un trend generale che ha visto la Fiorentina non scendere in campo (di nuovo) nell’ultima trasferta di Udine.

Aspettando il valore aggiunto del mercato invernale
In uno scenario del genere s’inserisce anche un mercato invernale che fin qui non ha regalato grandi soddisfazioni. Mentre l’unico elemento capace di regalare nuovi spunti in attacco è ancora ai box, quel Solomon che al massimo potrebbe rientrare contro l’Inter, le scelte di Vanoli contro il Parma relegano Brescianini dietro a Ndour nelle gerarchie di formazione, mentre su Fabbian (fin qui titolare quasi sempre solo in Conference League) è ancora in corso la ricerca della zona di campo più congeniale. Non va certo meglio in difesa dove l’innesto di Rugani si è portato dietro una valanga di complicazioni, ultime quelle mostrate al cospetto di Davis a Udine, ma pure sulle fasce dove Harrison ha evidenziato limiti importanti. Se doveva esser il mercato invernale a cambiare volto alla Fiorentina ancora risposte dal campo non ne sono arrivate, e a 10 giornate dal termine che si tratti di senatori o nuovi arrivi praticamente tutti sono chiamati a dimostrare molto di più di quanto fatto vedere fino ad ora.