La caduta dei cosiddetti big. Da Dodô a Gudmundsson quest'anno non si salva nessuno
"Lo spazio per godere è l'Europa", aveva detto in un'intervista al Corriere della Sera Fabio Paratici. La speranza c'era anche perché in Conference ci sarebbero in effetti le condizioni per scendere in campo con la testa libera, divertendosi appunto. il contrario di quanto avvenuto ieri sera. E così ora i viola devono fare i conti con una sconfitta cocente, che mette tutti sul banco degli imputati. Al di là di un gioco e di un'identità che nel corso di questa stagione raramente sono stati elementi riconoscibili, fa riflettere per l'ennesima volta il rendimento (o non rendimento) di coloro che venivano definiti big. L'importanza della partita lasciava pensare che certi giocatori, stimolati, motivati dall'evento, potessero alzare il livello divenendo veri punti di riferimento per la squadra. Alla fine invece tutti bocciati, tanto che adesso l'attesa e la sopportazione paiono davvero essere arrivate al termine. C'è sempre la speranza che giovedì prossimo la Fiorentina possa stupire e mettere a tacere tutti con una super prestazione ma oggi prevale la voglia di arrivare al più presto alla fine della stagione (con la salvezza in tasca) e tirare una bella linea. Ripartendo con un gruppo totalmente nuovo.
Big sgonfi - Iniziando dalla difesa, il primo nome è quello di Dodô colpevole in occasione del rigore e anche per il secondo gol quando tiene in gioco Munoz. Facendo un bilancio della stagione, troppe volte è risultato svagato in fase difensiva e poco incisivo in quella offensiva. Dopo quattro stagioni in viola, nell'ottica di una rivoluzione che pare necessaria potrebbe essere arrivato il momento dei saluti. Che succede invece a Gosens? Gli infortuni lo hanno certamente condizionato però quest'anno pare aver perso energia, brillantezza fisica. E' la brutta copia del trascinatore della stagione passata. La dedizione alla causa non è mai mancata ma anche ieri sera è andato in netta difficoltà sbagliando passaggi semplici.
Fagioli - Certo, ci si aspettava molto di più anche da Fagioli, ha sbagliato partita - secondo il nostro punti di vista - ma resta un elemento da cui ripartire. Al tempo stesso dovrà progredire nella protezione della palla mettendoci più aggressività e in alcune letture a centrocampo (in occasione dell'azione che porterà al rigore, spalle alla porta avversaria, serve indietro un pallone non semplicissimo a Gosens che poi sbaglia). Insomma, non sarà ancora un giocatore da Barcellona ma Fagioli deve anche fare i conti con chi gli sta accanto. Ad esempio: il centrocampo di ieri con Fabbian e Ndour non pare proprio l'ideale per le sue caratteristiche, ai suoi lati servirebbero giocatori maggiormente in grado di proteggerlo.
L'irritante Gud - E' difficile trovare parole nuove, diverse per descrivere l'apporto di Gudmundsson. Continua a vagare per il campo, a tocchettare il pallone ma senza essere mai decisivo o incisivo. Tutte le volte quest'anno, prima di ogni partita, il ritornello è sempre lo stesso. "Però oggi potrebbe accendersi", salvo poi rimanere sempre delusi. Adesso l'impressione è che sull'islandese ci sia proprio da arrendersi, da alzare le mani. Non si è acceso neanche ieri sera. Non un lampo, non una giocata. Dopo due stagioni di attesa, la cessione anche per lui è la soluzione più probabile e forse anche più ragionevole. La pazienza è davvero finita.






