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Cristiani e la missione dell'U16: "Conta la crescita, non il risultato: voglio ragazzi liberi di sbagliare e interpretare il calcio"
Oggi alle 19:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

Cristiani e la missione dell'U16: "Conta la crescita, non il risultato: voglio ragazzi liberi di sbagliare e interpretare il calcio"

Enrico Cristiani riparte da dove aveva lasciato: da un gruppo, quello dei 2010 della Fiorentina, che conosce ormai a fondo e che accompagna da due stagioni nel percorso di crescita nel vivaio viola. Allenatore dell’Under-16 e presente nel settore giovanile gigliato da due anni, lo scorso anno - alla guida dell’Under-15 - aveva condotto i suoi ragazzi fino alla finale scudetto, poi persa contro l’Inter. Oggi, con lo stesso nucleo, ci riprova: dopo una regular season chiusa al secondo posto a pari punti con la Roma (giallorossi sono arrivati davanti per differenza reti), i baby viola si affacciano alle finali tricolore con l’ambizione di arrivare fino in fondo. Di questo e molto altro ha parlato Cristiani ai microfoni di “Made in Viola”, la trasmissione dedicata al settore giovanile della Fiorentina, in onda ogni sabato dalle 20 alle 21 su Radio FirenzeViola.

Mister Cristiani, lo scorso anno, con i 2010, ha raggiunto la finale Scudetto, poi persa. Quest’anno, invece, con l’Under 16 avete chiuso la regular season al secondo posto. Una grande soddisfazione: partiamo da qui.
"Più che personale, è una soddisfazione per i ragazzi. Il percorso è iniziato l’anno scorso, conoscendoli meglio, anche se non è rimasto tutto il gruppo. Croci, ad esempio, l’abbiamo avuto pochissimo, ma è stato giusto così per lui. La vera soddisfazione è vedere una crescita quotidiana: in allenamento, in partita, nell’affrontare le difficoltà. Siamo arrivati primi a pari punti, dispiace passare come secondi agli ottavi, ma questo ci porta subito a una partita difficile come quella con il Pescara, che ci ha già messo in difficoltà sia all’andata che al ritorno. E poi, andando avanti, potremmo incontrare squadre importanti come il Milan. Speriamo di proseguire: l’anno scorso abbiamo fatto un bel percorso nei playoff e ci piacerebbe ripeterlo. Però, più dei risultati, che comunque danno fiducia all’ambiente, conta la crescita mentale e fisica dei ragazzi. Il nostro obiettivo è fare meno danni possibile: vanno lasciati liberi di interpretare il calcio, senza ingabbiarli troppo. Devono fare esperienza, e per farla devono essere liberi. Questo lo proponiamo dall’anno scorso e si vede in campo: ad esempio, contro il Lecce siamo rimasti in dieci dopo venti minuti, anche ingiustamente, ma i ragazzi hanno reagito bene e nei minuti di recupero hanno vinto 3-2. Queste sono le soddisfazioni. Certo, arrivare primi fa piacere a tutti, ma mi rende orgoglioso soprattutto vedere ragazzi che crescono e vanno anche nelle categorie superiori. Vedere Croci fare la differenza anche in Nazionale o altri ragazzi andare in Under 17 è motivo di grande soddisfazione. Questo è il merito della Fiorentina e del lavoro che viene impostato. È bello vedere i ragazzi salire di livello: ti permette anche di valorizzare chi gioca meno. È una mentalità della società che mi rende orgoglioso più di un primo posto."

Il suo obiettivo principale, quindi, non è il risultato ma la crescita dei giocatori. A che età, però, è giusto iniziare a guardare la classifica?
"Già dall’Under 15 è giusto che i ragazzi abbiano un obiettivo, perché l’obiettivo aiuta anche a "performare". L’anno scorso dominavamo il campionato e paradossalmente era più difficile mantenere alta l’attenzione. Sapere di giocarsi qualcosa, invece, aiuta. È giusto che inizino a capire che il risultato conta. Però il punto è come arrivarci: sì, la classifica è importante, ma noi dobbiamo formare il giocatore a tutto tondo. Per esempio, io non amo gestire il risultato: se siamo in vantaggio, voglio comunque che si giochi, che si attacchi, anche a rischio di subire gol. La gestione si può imparare più avanti, anche tra gli adulti. Oggi il calcio è fatto di transizioni e queste vanno allenate subito. Cerco quindi di lasciarli liberi tatticamente, senza dare troppe rigidità, ma stimolandoli a ragionare. Devono arrivare in Primavera con più strumenti possibili. Anche i ruoli non devono essere fissi: alcuni cambiano crescendo. Noi dobbiamo creare una base, lasciando libertà anche di sbagliare. Se li ingabbiamo troppo, non si esprimono. Io voglio che si esprimano e si divertano, perché così mi diverto anche io."

Un aggettivo per descrivere questo gruppo 2010? E in cosa sono migliorati rispetto all’anno scorso?
"È difficile scegliere un aggettivo, ma direi determinati e soprattutto un gruppo solido. Sono cresciuti nella consapevolezza: capiscono meglio cosa significa essere alla Fiorentina. C’è meno bisogno di stargli dietro su certi aspetti, come la prevenzione o il lavoro in palestra, perché ne hanno capito l’importanza. Fanno sacrifici, molti sono lontani da casa, quindi ho sempre cercato di far capire loro dove si trovano e che opportunità hanno. Quest’anno li vedo più maturi, più responsabili e anche più pronti tatticamente. In generale, sono cresciuti sotto tutti i punti di vista, non solo fisico."

Nel suo metodo di lavoro, quanto conta la tattica e quanto il divertimento?
"La tattica nel calcio c’è ed è fondamentale, perché il calcio è strategia. Il nostro obiettivo è raggiungere certi principi tattici, individuali e collettivi, lavorando sempre con la palla. Abbiamo strumenti come GPS, video, staff competente: cerchiamo di unire tutto questo al gioco. Lavoriamo molto con partite a tema, esercitazioni a numeri ridotti, poche regole ma mirate. Così uniamo divertimento e apprendimento. Prepariamo la partita solo negli ultimi giorni e in maniera limitata, perché voglio che i ragazzi siano pronti ad adattarsi. Devono capire da soli le situazioni in campo. La differenza, secondo me, è tra tattica a bassa e alta intensità: bisogna allenare le scelte in condizioni di fatica. L’individuo migliora nel collettivo, giocando tanto."

Perché è solito preparare la partita del weekend solo uno o due giorni prima? È sufficiente?
"Sì, perché molte cose le alleniamo già durante la settimana con le partite a tema. Le palle inattive le curiamo, ma senza dedicarci troppo tempo. Preferisco cambiare poco, anche perché voglio lasciare spazio alla loro interpretazione. In totale non arriviamo a mezz’ora di lavoro specifico. Durante la settimana simuliamo situazioni di gioco diverse, anche cambiando moduli, per dare loro più strumenti e prospettive. Così imparano di più e si divertono."

Quanto è delicata la categoria Under 16, anche dal punto di vista della gestione dei ragazzi?
"La Under 15 è ancora più difficile, perché è il primo anno lontano da casa. In ogni caso, qui abbiamo uno staff molto completo: tutor, psicologi, dirigenti. Io parlo in modo diretto con i ragazzi: mi arrabbio quando serve, ma sanno che lo faccio per il loro bene. Mi affeziono a loro, ma questo non significa lasciar correre tutto. Non amo imporre troppe regole, preferisco responsabilizzarli. Anche sull’uso del cellulare: non lo vieto, ma devono capire da soli quando è un problema. Se incide negativamente, intervengo. Più li responsabilizzi, più il gruppo si autoregola. Individui anche alcuni leader che aiutano a gestire queste dinamiche."

Com’è stato per lei passare dalle categorie dilettantistiche al settore giovanile di una società professionistica?
"Non essendo stato un giocatore di alto livello, ho sempre allenato fin da giovane. Ho fatto tutte le categorie, fino all’Eccellenza. Non ho cambiato molto il mio approccio: ho sempre creduto che se il giocatore si diverte, apprende di più. Qui cambia il contesto: fai parte di un sistema più grande. I giocatori possono salire di categoria e devi accettarlo. Ma è giusto così: il nostro obiettivo è formare giocatori di alto livello. Questa è la differenza principale."

Guardando alle finali scudetto: cosa si aspetta e questa squadra può arrivare fino in fondo?
"Sì, questa squadra ha sicuramente le possibilità di arrivare in finale. Ne sono convinto. Poi nel calcio contano tanti fattori: forma, infortuni, episodi. L’anno scorso abbiamo fatto un percorso bellissimo, con rimonte importanti, e sono esperienze che fanno crescere la consapevolezza. Spero di ripeterlo, soprattutto per i ragazzi. Devono viverla come un’esperienza: più si va avanti, più diventa bella. Ci alleniamo per questo e già ora si vede che mettono ancora più attenzione. È una fase anche più divertente per me. Vedremo cosa succederà."