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tmw / fiorentina / L'editoriale
Chi decide l’allenatore? Il teorema di KolarovTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Stefano Prizio
per Firenzeviola.it

Chi decide l’allenatore? Il teorema di Kolarov

VanoliGrossoDe RossiIraolaGlasnerMatarazzoSarri: la giaculatoria coi nomi accostati alla panchina della Fiorentina s’accorcia e si allunga a seconda della giornata e dell’umore dei giornalisti, che restano una buffa genìa. Tempo fa c’era dentro persino Mourinho; nelle scorse ore s’era improbabilmente aggiunto Conte, ma forse più per il gusto della boutade che per la verosimiglianza della possibilità che questi ultimi due nomi di primissima fascia fossero mai entrati nel novero delle reali possibilità viola. Intanto, sempre nelle ultime ore, dall’elenco spassoso dei futuribili tecnici è uscito Enzo Maresca (già, perché qualcuno aveva avuto il coraggio di infilarci anche lui), poiché, dato l’addio di Guardiola al City, sarà proprio l’ex centrocampista della Fiorentina a prenderne il posto.

Ma, a parte i nomi, la credibilità di chi li pronunzia e la voglia di alcuni tifosi di farsi menare per il naso per l’illusione di sognare a occhi aperti, è cogente la domanda su chi debba decidere: a chi è bene dar retta sulla scelta di un allenatore? È forse buona cosa dar retta ai tifosi e ai buffi giornalisti che, di solito, in ossequio al populismo, titillano i desideri dei tifosi e gli vanno dietro? O la decisione sta in capo ai dirigenti? O al presidente? Insomma, al club?

Il quesito è sui massimi sistemi del pallone, tenendo sempre presente che, come ha scritto qualcuno, la Fiorentina non è una squadra dell’élite del calcio: enunciato doloroso per i tifosi, ma incontestabilmente vero, specie in questi ultimi sette anni americani.

Comunque, sul punto è bene enunciare quello che è conosciuto come il “Teorema di Kolarov”, forse meno utile e nobile di quello di Pitagora, ma di sicuro più funzionale al calcio. Nel 2018 l’ex calciatore serbo, oggi vice allenatore dell’Inter, lo espose con una certa dose di coraggio: “I tifosi, per quanto appassionati — disse il giocatore, allora difensore della Roma — capiscono poco di tattica e dovrebbero limitarsi a sostenere la squadra senza pretendere di fare gli allenatori”. Ipse dixit.

Non sarà quindi un caso che l’ultima volta che la Fiorentina ha dato retta alla piazza, intesa come tifosi e giornalisti (che a Firenze sono più tifosi dei tifosi, ugualmente scalmanati e comunque vanno, buffi come sono, dietro al vento che tira), il club viola abbia preso Pioli, con tutti i disastri che ne sono conseguiti, sostituendolo poi, per disperazione, con Vanoli.

Altrove, invece, è accaduto diversamente. Ad esempio all’Inter, dove con la decisione non populista di prendere Chivu hanno vinto lo scudetto. E si prenda anche l’esempio del Napoli: quando De Laurentiis ha dato retta alla piazza ha sempre sbagliato; quando invece ha fatto di testa sua sono giunti i risultati, perché il produttore cinematografico di calcio ne capisce.

Purtroppo la stessa regola non vale per Firenze, dove al vertice del club c’è un presidente neofita e digiuno di calcio, oltre che, al momento, assente ingiustificato. L’unica soluzione, quindi, è che l’unico vero uomo di calcio con un curriculum notevole, cioè Fabio Paratici, abbia l’autonomia di decidere serenamente colui con cui dovrà lavorare per costruire la nuova Fiorentina e fare ogni scelta tecnica. Difficile capire se nel club viola di oggi, che sembra avere molte anime, il ds avrà o meno tale libertà d’azione.

Molte anime, cioè molti orticelli e molte fazioni: lo dimostra l’ottima notizia della risoluzione del contratto di Pioli, di cui taluni si sono affrettati ad attribuire il merito al dg Ferrari. Premettiamo: non abbiamo precisa contezza di chi abbia lavorato per giungere all’accordo tra la Fiorentina e il suo ex allenatore, ma rileviamo con curiosità come dalla santificazione a prescindere di Paratici si sia passati d’emblée all’apologia di Ferrari. Dietro a entrambe si ha la sensazione che ci sia un motivo. Direbbe quel tale: “Come son buffi i giornalisti sportivi!”.

Sul nome dell’allenatore ci si scalda e ci si accapiglia, elencando possibilità inesistenti accanto a piste possibili e concrete. Intanto il silenzio della proprietà sul futuro societario, sulle intenzioni e sulle ambizioni continua, senza che nessuno (o quasi), né tifosi né giornalisti, disturbi il manovratore muovendo critiche e ponendo domande. Ci basta azzuffarci sull’osso dei nomi dell’allenatore che sarà, mettendo a petto Matarazzo e Maresca.

E infine Paratici: ci voleva tanto per dichiarare di aver preso casa a Firenze, sgombrando in un lampo il campo dalle voci su un suo futuro altrove? Perché i giornalisti sportivi saranno pure buffi, ma anche gli altri personaggi della commedia del calcio non scherzano.