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Atta, lo scopritore Chauvin: "Geni da campione e intelligenza rara: il suo futuro è in Champions"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 15:00Copertina
di Francesco Benvenuti
per Firenzeviola.it

Atta, lo scopritore Chauvin: "Geni da campione e intelligenza rara: il suo futuro è in Champions"

Landry Chauvin, ex responsabile del settore giovanile del Rennes ed ex ct delle nazionali giovanili francesi, racconta la crescita che ha portato il giovane Atta fino ai grandi palcoscenici
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Chi ha visto da vicino la crescita fin dalla tenera età di Arthur Atta è senza ombra di dubbio Landry Chauvin. Il tecnico francese è stato prima allenatore e poi responsabile del settore giovanile del Rennes (dove il centrocampista classe 2003 ha militato dal 2011 al 2018) e poi per cinque anni, fino al 2025, commissario tecnico delle selezioni giovanili transalpine, con esperienze nell'Under 18, Under 19 e Under 20. "Conosco Arthur Atta da tantissimo tempo perché sono amico di famiglia e perchè, sopratutto, ho lavorato con suo padre Éric al Rennes. Lo conosco da quando era piccolissimo, fin dai tempi della scuola calcio. È passato davvero molto tempo, credo avesse 8 o 9 anni", ha raccontato a Radio Firenze Viola. "Suo padre era un ottimo calciatore e che però è stato frenato da un grave infortunio quando era al Rennes, altrimenti avrebbe fatto una bellissima carriera. Quindi ci sono i geni della famiglia Atta. Arthur ne ha beneficiato, anche se è molto più alto e longilineo rispetto a suo padre"

Qual è stato il primo impatto con il piccolo Atta di allora, l'aspetto che l'ha colpita di più?

La cosa che mi ha subito impressionato di lui è stato il modo di analizzare il gioco, la lettura del gioco, il fatto di essere sempre a testa alta e la rapidità nel raccogliere informazioni, il che gli permette di uscire da situazioni intricate sotto pressione. 

Per essere un centrocampista ha svariate abilità e qualità, in grado anche di unirsi in modo armonico nonostante siano molto diverse tra loro: dal fisico imponente fino alle accelerazioni e questa grande propensione al dribbling. Quali sono i suoi margini di miglioramento?

Ha iniziato a giocare come attaccante quando era più piccolo, e questo oggi gli permette di ricoprire molti ruoli, diverse posizioni in diversi sistemi di gioco. In somma, in più zone sul rettangolo verde. Ecco perché oggi è in grado di fare molte cose, e il suo margine di miglioramento è ancora enorme perché ha sempre avuto un'evoluzione lineare, e allo stesso modo sta costruendo la sua carriera. Dopo il Metz è andato all'Udinese, ora è alla Fiorentina, e penso che dopo diverse stagioni alla Fiorentina andrà in un club ancora più blasonato.

Che effetto le fa vederlo adesso alla Fiorentina? Dal suo punto di vista il giocatore avrebbe potuto trovare spazio anche in una squadra presente nella prossima Champions League?

Non sono assolutamente sorpreso di vederlo giocare alla Fiorentina perché si è costruito passo dopo passo ed è ben strutturato. Ha sempre avuto la testa sulle spalle grazie alla sua famiglia. Tra l'altro, non ha un agente perché ritiene di essere già sufficientemente strutturato per gestire tutto questo. Quindi io penso che domani sarà pronto – e quando dico domani intendo nel suo presente, ovviamente – a giocare in una squadra che fa la Champions League, sulla scia di altri giocatori che ho conosciuto da vicino come Andy Diouf, che oggi gioca nell'Inter, o Johann Lepenant.

Per il giocatore la Nazionale francese può essere un obiettivo alla portata? La concorrenza è agguerrita... 

Non so se un giorno riuscirà a essere convocato nella nazionale francese. In ogni caso, non è un'ossessione per lui. Io lo avevo chiamato per la prima volta quando guidavo l'Under 20 francese, ed è stato allora che ha collezionato le sue prime presenze. Avrebbe anche la possibilità di scegliere il Benin, il paese di suo padre, ma penso che oggi il suo cuore sia francese. Sarà quindi l'evoluzione dei prossimi anni a determinare se verrà convocato o meno, anche se c'è molta concorrenza in quel ruolo.