Oualissea: dagli inizi senza scarpe al 'rapimento' a Istanbul, il lungo viaggio che ha portato Oulai a Firenze
Se parti da Yopuong, Costa d'Avorio e sei l'ultimo di undici fratelli la strada è davvero in salita, altro che retorica della 'gavetta'. Christ Inao Oulai lo sa bene: nasce il 6 aprile del 2006 in un quartiere di Abidjan, fino a 12 anni gioca a calcio senza scarpette perché lì sono un optional e lui se le deve meritare. E' così anche nella Jmg Academy, la struttura creata in loco dall'ex calciatore francese Guillou. Ed è proprio Guillou il primo a credere in Inao: gli dà le sue prime scarpe, lo fa allenare nel suo centro, un luogo dove sono passati negli anni Yaya e Kolo Toure, Gervinho, Eboué, Bissouoma e tanti altri. L'idolo del piccolo Inao, che nasce qualche mese prima che gli elefanti arancioni giochino il loro primo Mondiale (Germania 2006) è Yaya Touré, ma è il fratello, Kolo, a notarlo per primo: "Oulai è fantastico, intelligente e ha una grande predilezione per il gioco, deve segnare di più perché ha tutto per farlo e ha una tecnica straordinaria" dice l'ex difensore del Liverpool.
L'arrivo in Europa
Nel 2024 il Bastia lo mette sotto contratto e lui, a 18 anni, firma il suo primo contratto da professionista. Gioca nel Bastia2 e poi in prima squadra, in Ligue 2: bastano 16 partite per convincere il Trabzonspor ha comprarlo, 5.5 milioni sborsati, un anno dopo diventano quattro volte tanto col suo trasferimento alla Fiorentina. Perché in mezzo c'è il Mondiale, in particolare c'è una partita, contro la Germania, in cui bosseggia in mezzo a Kimmich, Pavlovic e Musiala: la gara che lo mette sulla mappa del calcio internazionale risale a 28 giorni fa, 20 giugno, a Toronto, è appena la sua ottava in nazionale maggiore (tolte le amichevoli) ma sembra già un professore in mezzo al campo. Gioca da mezz'ala sinistra ma in mezzo al campo fa tutto, una prova di polivalenza assoluta. Le sue statistiche dicono 90% passaggi riusciti, 4 lanci completati, un passaggio chiave, 5 dribbling su 5 riusciti, 10 duelli vinti su 14, 4 palloni recuperati, una prova da Rodri col motorino che accende la luce attorno a lui e aziona la macchina dei paragoni pesanti. In patria lo chiamano Iniesta, lui continua a guardare Yaya Touré.
L'intrigo Trabzonspor-Fiorentina
Stacco post- Mondiale. L'Oulissea - chissà se un giorno Nolan girerà qualcosa a proposito - parte negli ultimi giorni. Con una trattativa sospesa tra voci che rimbalzano dalla Turchia e vengono rimandate al mittente dall'Italia, come una partita di squash. C'è il vice-presidente del Trabzonspor che il 16 luglio annuncia di averlo già venduto, c'è la società viola che nega tutto, ci sono pressioni interne ed esterne per il giocatore che deve accettare sì o sì il cambio di squadra alle condizioni pattuite. C'è un giallo da Chi l'ha visto, soprattutto. Lo riporta il giornalista turco Yağız Sabuncuoğlu, secondo il quale ci sarebbe stato quasi un "rapimento" del giocatore. Secondo il racconto del giornalista infatti funzionari del Trabzonspor aspettavano il centrocampista, di rientro dalla Costa D'Avorio dopo il termine del Mondiale, all'aeroporto di Istanbul. Tuttavia, prima che tali dipendenti del club potessero intercettarlo, altre persone si sono presentate a Oulai e a suo padre fingendosi autisti inviati dal club, riuscendo così a convincerli a salire a bordo del proprio veicolo e allontanandosi dall'aeroporto. Dopo un momento di irreperebilità però il Trabzonspor è riuscito aa rintracciare e recuperare Oulai. Stanotte, alle 1.30, il suo arrivo in Italia. Parte tutto da lontanissimo per Inao, dalle strade di Youpong, da quando dribblava le macchine, senza scarpe.


