Da pericolo numero uno a obiettivo numero uno? Ecco perché la Fiorentina punta sul 'Burro' Pellegrino in caso di addio di Kean
Un centravanti anacronistico. Così il sito della Fiorentina definiva lo scorso 6 marzo Mateo Pellegrino alla vigilia di un Fiorentina-Parma. Lì la Fiorentina lo definiva il pericolo numero uno - in quella gara, un tremendo 0-0 senza sussulti, di pericoli non ce ne furono-. Adesso quel centravanti anacronistico, un numero nove corazzato arrivato direttamente dai primi anni novanta, è uno dei principali obiettivi di mercato dei viola. Tutto dipende dalla situazione Moise Kean, ma Pellegrino è nella short-list in caso di cessione di Kmb.
Tanque
192 centimetri per 88 chili, un carrarmato col mullet. Lo chiamano Tanque appunto (qualcuno fa già gli scongiuri pensando al Tanque Silva) ma anche el Burro, l'asino, per l'ignoranza con cui carica a testa bassa le difese avversarie. E a proposito di testa, un dato clamoroso: da quando è in Italia, stagione 2024/25, ha segnato 14 gol, dieci di testa. Ha la calamita sulla capoccia (se potesse tirerebbe forse anche i rigori con quella) e un tempismo da vero bomber da potrero che, abbinato alla stazza, lo fanno diventare un'arma impropria quando il pallone si impenna. Mateo Pellegrino è proprio quello, uno di quei nove che ti fomenta per la prepotenza fisica. Classe 2001, l'argentino nato a Valencia quando il padre (Mauricio Pellegrino, ex difensore del Valencia appunto, poi diventato allenatore con ottimi risultati tra Alaves, Southampton, ora al Lanus) giocava in Spagna, ha imparato a saltare più in alto di tutti proprio nel cortile di casa.
Modelli e caratteristiche
Ha dichiarato di ispirarsi a Robert Lewandowski, ma per estetica e caratteristiche il suo 'antenato' calcistico è Martin Palermo. Poca grazia, tanto olio di gomito, un panzer a tutti gli effetti. Nel calcio primordiale di Carlos Cuesta si è incastrato a memoria (perché il tecnico del Parma chiede prima lacrime e sangue al proprio attaccante, poi il resto) diventando di fatto il primo difensore, poi visto che i ducali avevano come arma offensiva la catapulta dai lati di Strefezza e Valeri l'area di rigore è diventata spesso un parco giochi per lui. Ha venticinque anni e la sua evoluzione è stata tappata appunto dall'ultimo anno psichedelico a Parma, ma lì Grosso se n'è innamorato in una gara di inizio anno, Sassuolo-Parma 1-1, Pellegrino recupera un pallone sulla trequarti inarcando il corpo e facendo slittare il difensore, avanza e con un sinistro crudo e puro la mette all'angolino da fuori area. Questo è quello che cerca il nuovo tecnico della Fiorentina.
L'operazione
Veniamo alle cose formali, e ci siamo ancora ben lontani. Perché l'arrivo di Pellegrino è subordinato alla partenza di Moise Kean come detto. La Fiorentina è ben disposta a cedere il proprio centravanti ma alle sue condizioni, si parte da 40 milioni e il Como è alla finestra ma le incognite fisiche fanno titubare anche i facoltosi lariani. In caso di cessione pronto l'assalto alla corte di Cuesta: il Parma chiede 22 milioni più bonus, per un'operazione che potrebbe chiudersi a meno di 30 milioni (che di questi tempi…), affare che non dovrebbe essere dispendioso per quanto riguarda lo stipendio (il classe 2001 percepisce 500mila euro all'anno adesso), dal canto suo il calciatore sembra propenso ad attraversare l'appennino per arrivare a Firenze. Tutto dipende da Kean e dal fattore tempo, perché più ci avviciniamo all'inizio della stagione e più diventa complicato anche per il Parma sostituire il suo totem offensivo.


