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tmw / fiorentina / Copertina
Luca Ranieri in esclusiva: "Solo un onore aver portato la fascia. Il sogno è regalare qualcosa a Firenze"
Oggi alle 16:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it
fonte dal nostro inviato a Teddington (Regno Unito)

Luca Ranieri in esclusiva: "Solo un onore aver portato la fascia. Il sogno è regalare qualcosa a Firenze"

Luca Ranieri parla in esclusiva a FirenzeViola.it. Presente, passato e futuro: il difensore viola si racconta a tutto tondo

Dal ritiro inglese di Teddington, dove la Fiorentina sta preparando gli ultimi giorni di lavoro prima del rientro in Italia, Luca Ranieri si è raccontato a tutto campo a Firenzeviola.it. Il difensore, che nella scorsa stagione ha vissuto l'onore di indossare la fascia da capitano, ha ripercorso un'annata intensa e ricca di emozioni, guardando con fiducia al nuovo corso targato Fabio Grosso e rilanciando le ambizioni della squadra. Tra il sogno di chiudere la carriera in viola, il desiderio di riportare un trofeo a Firenze e la convinzione che il gruppo abbia imparato dagli errori del passato, Ranieri ha fotografato il momento della Fiorentina senza nascondere entusiasmo e responsabilità.

Ranieri, come sta e come sta vivendo questo ritiro in Inghilterra, l'ennesimo che affronta con la Fiorentina?
"Ormai sono tanti i ritiri che ho fatto con questa grandissima maglia. Ci stiamo allenando forte ogni giorno e stiamo mettendo nelle gambe una condizione fisica che sarà fondamentale per tutta la stagione. C'è un grandissimo spirito: siamo tutti ragazzi che hanno voglia di migliorarsi, di ascoltare l'allenatore e di crescere. Sono sicuro che, giorno dopo giorno, prenderemo sempre più condizione per arrivare pronti all'inizio del campionato".

Con quale spirito affrontate la nuova stagione?
"L'anno scorso è stata una stagione davvero molto difficile. Soprattutto, non ci aspettavamo di vivere una situazione del genere. L'inizio ci ha spiazzato un po' tutti, ma alla fine siamo stati molto bravi a uscirne. Ci siamo uniti tantissimo come gruppo e penso che proprio nei momenti complicati si capisca il valore di una squadra. Dagli errori si impara e sono convinto che quest'anno non ricadremo negli stessi sbagli".

Lei è passato dall'essere il capitano ad avere meno spazio e a perdere la fascia...
"Credo che sia stata l'annata più intensa della mia carriera. Però mi ritengo già estremamente fiero di aver avuto l'onore di indossare la fascia da capitano e di aver rappresentato Firenze. Per me è stato un sogno che si è realizzato. Sono arrivato alla Fiorentina a 14 anni, non avrei mai immaginato di giocare in prima squadra e tantomeno di diventarne il capitano. Ho realizzato qualcosa di straordinario. Sono felice di quello che ho fatto. Sicuramente avrò commesso degli errori, perché nessuno è perfetto, ma penso di essere cresciuto tantissimo. Devo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine: la mia compagna, i miei compagni di squadra e tante altre persone che mi hanno sostenuto. Credo di essere uscito da questa esperienza più forte di prima".

Il capitano ora è De Gea. Lei si sente ancora uno dei punti di riferimento di questo gruppo?
"Sicuramente la fascia è in ottime mani, perché David è un giocatore straordinario e una persona con un curriculum incredibile. Oltre a lui ci sono anche altri giocatori di esperienza: Rolando, ci sono io, c'è Lezzerini. Stiamo cercando di compattare un gruppo formato da tanti ragazzi giovani, ma molto forti. Sono convinto che riusciremo a creare una bellissima armonia all'interno della squadra".

In passato ha detto apertamente che il suo sogno è chiudere la carriera a Firenze. È ancora così?
"Assolutamente sì. Come dicevo, sono qui da quando avevo 14 anni e oggi ne ho 27: sono tredici anni che faccio parte della Fiorentina. A Firenze sto benissimo. Poi è chiaro che i matrimoni si fanno in due: serve la volontà di entrambe le parti. Se uno dice sì e l'altro no, non si può andare avanti. Oggi però sono felice, sono contento di lavorare con il mister e con il direttore e sto davvero bene".

Quando è arrivato in prima squadra c'è stato un compagno che l'ha aiutata in modo particolare?
"Sì, la persona che mi ha aiutato di più è stato Cristiano Biraghi. L'ho detto tante volte: con me è stato un compagno e un amico eccezionale. Il primo anno in prima squadra avevo trovato pochissimo spazio nei primi cinque o sei mesi, ma lui mi è sempre stato vicino, mi ha dato tantissimi consigli ed è stato un grande capitano per tutto il gruppo. Ci ha sempre messo la faccia ed è stato un esempio importante".

Qual è la prima grande differenza che ha notato in questo ritiro con mister Grosso rispetto al passato? 
"Il mister ha tantissime idee. Ci sta spingendo al massimo, dal primo all'ultimo giocatore. Lavoriamo insieme soltanto da una quindicina di giorni e stiamo ancora cercando di assimilare tutte le sue idee e le sue richieste. Però si vede chiaramente che è un allenatore con grande voglia di migliorare la squadra".

La vittoria di ieri che segnale rappresenta? Ve l'aspettavate? In Inghilterra è sempre stato difficile ottenere risultati.
"Stiamo affrontando squadre che, pur giocando in Championship, hanno iniziato la preparazione circa quindici giorni prima di noi. Si vede che hanno un'intensità diversa in questo momento. Nonostante questo, possiamo ritenerci soddisfatti delle prestazioni che abbiamo fatto. Sicuramente possiamo e dobbiamo migliorare, ma vincere aiuta a vincere e quindi va bene così".

Una curiosità. È cambiato un po' il suo look: prima portava solo i baffi, adesso ci sono baffi e barba. È una scelta sua o della sua compagna?
"No, guarda, la mia compagna mi preferisce con i baffi, quindi sicuramente i baffi torneranno. Il problema è che a volte sono un po' pigro e non ho voglia di prendere il rasoio e sistemare la barba. Inoltre qui in ritiro non ho nemmeno il rasoio, quindi per il momento dovrà rimanere così".

Cosa vi sta chiedendo mister Grosso in fase difensiva?
"Si vede già che il mister vuole una squadra molto corta, sia quando andiamo a pressare nella metà campo avversaria sia quando difendiamo nella nostra. Vuole un blocco molto compatto e ci sta facendo capire che, lavorando in questo modo, potremo ottenere tanti vantaggi. Stiamo assimilando i suoi principi e credo che ci daranno grandi benefici".

Quale allenatore ha inciso maggiormente sulla sua crescita difensiva?
"Ho avuto tanti ottimi allenatori, ma quelli che mi sono rimasti maggiormente nel cuore e che mi hanno insegnato di più sono stati Gianluca Grassadonia, che ho avuto a Foggia, e poi mister Vincenzo Italiano e mister Raffaele Palladino. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa di importante e hanno contribuito alla mia crescita".

Come ha trovato i nuovi arrivati nel reparto difensivo?
"Con Dragusin avevo già giocato insieme cinque o sei anni fa a Salerno. L'ho ritrovato cresciuto tantissimo: ha una forza fisica incredibile ed è migliorato sotto tutti gli aspetti. Sono davvero felice di condividere di nuovo lo spogliatoio con lui. Viery, invece, è un ragazzo molto giovane che arriva dal Brasile. Si sta allenando con grande intensità e si vede che ha qualità importanti. Sono convinto che potrà regalarci tante soddisfazioni".

La concorrenza può essere uno stimolo per migliorarsi?
"Sicuramente sì. La concorrenza aiuta tutti a migliorare. Più alto è il livello della competizione interna, più ogni giocatore è portato a dare qualcosa in più e a crescere".

Che messaggio vuole mandare a Pietro Comuzzo?
"Noi Pietro lo chiamiamo "il soldato", perché è davvero un ragazzo eccezionale. Oggi è difficile trovare giovani con la sua mentalità. Gli auguro davvero il meglio, perché si merita tutto quello che sta ottenendo. Ricordiamoci che è un classe 2005 e ha ancora tutta la carriera davanti. Lo seguirò con affetto e gli faccio un grandissimo in bocca al lupo".

Che effetto le ha fatto vedere la Primavera vincere lo Scudetto?
"Vincere un trofeo è sempre una grandissima soddisfazione, a qualsiasi livello, dagli Allievi fino alla Primavera. Io, purtroppo, in Primavera ho giocato tre o quattro finali, tra Viareggio, Coppa Italia e campionato, senza riuscire a vincerne nemmeno una. So bene cosa significhi perdere una finale. Ancora oggi non so cosa voglia dire vincerla, perché anche con la prima squadra siamo arrivati tante volte vicini a un trofeo senza riuscire a conquistarlo. Per quei ragazzi, invece, sarà un ricordo che porteranno dentro per tutta la vita".

Come stanno lavorando i giovani aggregati alla prima squadra?
"Li vedo molto bene. Sono ragazzi umili, seri e con tanta voglia di migliorarsi. Il loro percorso sarà lungo e non sarà semplice, ma mi sembra che abbiano tutti la mentalità giusta".

Quale partita della sua carriera mostrerebbe ai giovani come esempio?
"Ce ne sono diverse, ma le due che porto maggiormente nel cuore sono il ritorno della semifinale di Conference League a Basilea. Il gol di Barak al 120° minuto e i festeggiamenti sotto il settore dei nostri tifosi sono stati qualcosa di unico. L'altra è la vittoria per 3-0 contro l'Inter di due stagioni fa. Era una partita delicata, ma abbiamo disputato una gara di grandissimo livello. E poi c'è stato anche il mio gol, quindi per me ha un significato ancora più speciale.

Che Luca Ranieri vuole vedere nella prossima stagione?
"Sicuramente posso e voglio ancora migliorarmi. Ho 27 anni e credo di avere ancora tanti anni davanti a me per crescere. Voglio continuare a migliorarmi sotto ogni aspetto. Vorrei essere sempre il Ranieri che non molla mai e che continua a crederci, proprio come ho fatto fin da quando ho iniziato a giocare a calcio".

La Nazionale resta un obiettivo?
"La convocazione dell'anno scorso è stata completamente inaspettata ed è stato un altro sogno che si è avverato. Allo stesso tempo sono consapevole che nel mio ruolo ci sono tanti giocatori molto forti, quindi sarà difficile tornare in Nazionale. Adesso penso soltanto alla Fiorentina, a migliorarmi e a cercare di regalare soddisfazioni sia a Firenze sia a me stesso.

Qual è il sogno che vuole ancora realizzare a Firenze?
"Da bambino non avrei mai immaginato nemmeno di arrivare a giocare in prima squadra. Essere stato capitano della Fiorentina è stato un motivo di enorme orgoglio. Purtroppo, insieme ai miei compagni, abbiamo giocato tante finali senza riuscire a portare una coppa a Firenze. Il mio sogno è proprio questo: riuscire a vincere un trofeo con la Fiorentina e regalarlo alla città".

Sarebbe ancora più speciale riuscirci nell'anno del centenario?
"Certamente. Quest'anno avremo a disposizione due competizioni, il campionato e la Coppa Italia. Sappiamo che vincere il campionato sarebbe un'impresa enorme, ma speriamo, prima o poi, di riuscire a riportare un trofeo a Firenze".

Nello spogliatoio sentite il peso del centenario?
"Ne siamo tutti consapevoli, però è ancora presto per fissare degli obiettivi. Abbiamo iniziato la preparazione soltanto da quindici giorni e adesso la priorità è costruire la condizione fisica migliore per affrontare il campionato".

Vuole lasciare un messaggio ai tifosi?
"Firenze non ha bisogno di parole. Ogni volta che entriamo al Franchi viviamo qualcosa di spettacolare. Fa un po' male vedere ancora lo stadio nelle condizioni attuali, ma non spetta a me parlare di questo. Noi non vediamo l'ora di tornare al Franchi e ritrovare la nostra gente".