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C'era una volta la Conference: il paradosso di una zona di comfort che non c'è piùTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca 2024 @fdlcom
Oggi alle 12:00Primo Piano
di Francesco Benvenuti
per Firenzeviola.it

C'era una volta la Conference: il paradosso di una zona di comfort che non c'è più

Da un agosto all'altro: dalla sfida con il Polissya a un pubblico ritrovato, dai rimpianti per la Conference che fu a un'Europa da ritrovare. La strada è tracciata: la Fiorentina vuole uscire dalle contraddizioni degli ultimi anni

Il mondo viola, nel giro di un solo anno, si è completamente capovolto. Sembra un ricordo ormai sbiadito nel tempo, ma solo dodici mesi fa la Fiorentina aveva da poche ore scoperto il nome dell’avversario del suo quarto playoff consecutivo di Conference League: il Polissya, formazione ucraina della città di Žytomyr, capace di superare alla vigilia di Ferragosto nel doppio confronto l’ostacolo Paks. L’andata si sarebbe poi disputata in Slovacchia, per l'impossibilità di giocare in un’Ucraina martoriata dalla guerra, mentre il ritorno al Mapei Stadium di Reggio Emilia – per i lavori in corso al Franchi - davanti a poco più di 5 mila spettatori. C’erano Pioli e Pradè, e c’era l’Europa. Il resto è storia, con l’eliminazione ai quarti per mano del Crystal Palace.

IL PARADOSSO E IL PASSATO

Un anno dopo la Fiorentina si è riaffacciata al primo impegno ufficiale della stagione accompagnata dal calore di oltre 16 mila tifosi. Un cambio di passo netto ed evidente anche rispetto alla Conference di due anni fa, quando per la sfida con la Puskás Akadémia del 22 agosto 2024 furono staccati 12 mila tagliandi. Il merito va a un mercato ambizioso e al lavoro del presidente Commisso e del ds Paratici, capaci di riaccendere entusiasmo, curiosità e voglia di esserci per la prima gara del nuovo corso targato Fabio Grosso. Senza il paradosso della Conference le ambizioni di volare alto si sono rinvigorite. L’Europa meno nobile, quasi per assurdo, aveva infatti finito per tarpare le ali al progetto viola, creando una comfort zone solo apparente: la mancata vittoria del trofeo aveva riportato la società costantemente al punto di partenza, anche per un salto di qualità mai compiuto in campionato. Le due finali consecutive, seguite da una semifinale e da un quarto di finale, hanno lasciato in eredità 60 partite europee e premi UEFA per circa 65 milioni di euro complessivi, una cifra inferiore rispetto a quanto l'Atalanta ha incassato per la sola Champions League 2025-26; il Bologna, fermatosi ai quarti ma di Europa League, ha incassato 22 milioni, quasi il doppio di quanto raccolto dai viola nell'ultima campagna europea. Un confronto che parla per sé. Certo, i 16 milioni annui di media hanno garantito tra il 12 e il 14% dei ricavi stagionali, ma la stagnazione della dimensione della Fiorentina ha avuto effetti persino superiori, per quanto non registrabili. 

GUARDARE OLTRE

Oggi la Conference League va avanti senza la Fiorentina e si appresta a definire, tra il 20 e il 27 agosto, le 36 partecipanti alla fase campionato 2026-27. A rappresentare l'Italia nei playoff ci sarà l'Atalanta, opposta all'Hapoel Tel Aviv, all’interno di un tabellone che vedrà impegnate anche le altre rappresentanti dei top-5 campionati europei: il Brighton se la vedrà con i norvegesi del Tromso, il Friburgo contro gli scozzesi del Motherwell, il Getafe contro i serbi del Partizan e infine il Monaco contro i polacchi del Gornik Zabrze. Senza dimenticare le storie più romantiche che si porta con sé la terza competizione europea per club, con squadre come Inter Escaldes (Andorra), Ki Klaksvik (Isole Far Oer) e Lincoln Red Imps (Gibilterra) distanti 180 minuti dalla fase campionato. Una cornice affascinante e sempre fiabesca che però Firenze osserverà da semplice spettatrice. Con l’amarezza per ciò che è stato, ma anche con il desiderio mai così forte di (ri)lanciarsi verso un’Europa più ricca, sia tecnicamente che economicamente, e di tornare su ben altri palcoscenici. La Fiorentina di oggi sembra avere gli strumenti per poterci almeno provare. 

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