Grosso out - Vanoli in, una seconda ammissione di colpa
Chissà che non sia stato (anche) il centenario a rendere il clima ancora più pesante di quanto già non fosse visto l’anno negativo finito in archivio. Perché sotto gli sguardi delle leggende arrivate in città a rinverdire i fasti del passato la Fiorentina di Grosso si era sgretolata con una facilità disarmante, spaesata com’era di fronte a un Frosinone messo meglio in campo. E chissà se e quanto la responsabilità di un’annata che dovrebbe essere diversa dalle altre, fosse solo per le aspettative iniziali che hanno accompagnato l’estate, ha trasformato agli occhi di Grosso l’esperienza viola in una scalata impossibile. Di certo l’allenatore deve aver messo sul tavolo tutti i suoi dubbi, sulla squadra e sullo spogliatoio costruito tra luglio e agosto, sollevando in questo modo una reazione poi sfociata nell’esonero.
Una pioggia di milioni, ma non per Grosso
Dunque al di là dei tanti aspetti emotivi che hanno contraddistinto le ultime settimane, e alimentati anche dall’ultima (dura) presa di posizione della curva che ha certamente avuto il suo peso, più che di passo indietro sarebbe necessario parlare anche di sfiducia nel progetto da parte di chi avrebbe dovuto guidarlo dalla panchina. Una sorta di confessione che Paratici non avrebbe per niente gradito. Perché altrimenti non si capisce come mai Grosso non abbia semplicemente deciso di dimettersi, ma anche perché molto più semplicemente la distanza con le scelte del suo mentore nonchè ds si sia palesata così rapidamente. Più o meno mentre il dirigente spendeva e spandeva milioni di euro, più orientati a costruire un certo tipo di squadra che non a confezionare un vestito su misura per quel tecnico che lui per primo aveva scelto (con convinzione).
Una seconda ammissione di colpa e una tradizione sfortunata per molti tecnici
Intanto il ritorno di Vanoli non può che rappresentare una seconda ammissione di colpa da parte di quello stesso dirigente che non gli aveva confermato fiducia nonostante la salvezza dell’anno scorso, un aspetto che si tramuta in aggravante nel momento in cui s’infila pubblicamente la retromarcia. D’altronde richiamare il tecnico capace di condurre la nave in porto dopo la tempesta dell’anno scorso significa aver chiaro il rischio di nuovi naufragi, ma anche che nelle ultime settimane si è perso un lasso di tempo che non potrà che ripercuotersi sull’intera stagione. A Vanoli vengono concessi due anni di contratto con opzione sul terzo, non resta che augurarsi che sappia guidare la nave viola verso lidi più tranquilli nell’immediato e verso orizzonti migliori quando sarà possibile pensare al futuro, ma intanto il suo ritorno va iscritto tra le vicende più particolari che, guarda caso, a Firenze continuano a vedere protagonisti soprattutto gli allenatori. Dal dimissionario Prandelli a Gattuso rimasto in città poco più di due settimane, da un altro che scelse di andarsene di sua sponte come Palladino fino all’esonerato Pioli nell’estate del suo ritorno dal ricco calcio arabo.
La Fiorentina aggressiva e internazionale
Di certo, pur augurandosi che Vanoli faccia meglio dell’anno scorso, la media tenuta nell’arco dell’ultima stagione a Firenze porta a immaginare una proiezione da 49 punti (più o meno l’esito di una media da 1,40 punti raccolti l’anno scorso e moltiplicati per le prossime 35 partite) il che non rappresenta un traguardo così ambizioso. Uno score che al pari del curriculum di Grosso, di per sé fragile, evidenzia nuovi rischi per un ciclo firmato Paratici adesso posto di fronte a un’annata nella quale la salvezza torna prepotentemente, e inevitabilmente, in cima alle priorità. Alla faccia di una Fiorentina del futuro che il ds in primis ha anticipato come: “aggressiva e internazionale”.
Diffuso silenzio
Insomma in attesa di ricevere spiegazioni ancora non pervenute (e destinate a non pervenire fino al match di Venezia con buona pace di chi aspetterebbe chiarimenti dopo che le varie rassicurazioni di Ferrari qualche minuto prima delle sfide a Frosinone e Torino sono cadute nel vuoto e che i proclami del presidente Commisso sono rimasti piuuttosto generici) non resta che prendere atto di un silenzio destinato a proseguire e di come nella ripartenza viola si sia completamente sbagliato la valutazione della figura chiamata a diventare il garante tecnico. Con la conseguenza che dopo nemmeno 3 mesi dall’aver gettato basi rivelatesi fragili tutto il processo di crescita sia per forza di cose finito in stand-by. Perché adesso con Vanoli, e con una squadra immaginata quando lui era altrove, servirà come minimo tempo per prendere una direzione diversa da quella preoccupante imboccata nei primi 270 minuti dell’anno.


