Più fiducia nella rosa e voglia di alzare l'asticella: il Vanoli 2.0 taglia con il passato
Il ritorno di Paolo Vanoli sulla panchina della Fiorentina, a differenza di quanto si dica oggi dopo un 4-2 a Venezia, non era stato accettato da tutti subito di buon grado. Non perché non si riconosca il suo lavoro o non si rispetti la persona (anzi), ma per il semplice fatto che è collegato ad una stagione tormentata, difficile e brutta per tutti. Anche per la dirigenza viola che ha provato, evidentemente con un profilo sbagliato indipendentemente dal valore di Grosso, a voltare pagina completando anche in panchina la rivoluzione della rosa.
Le parole di Paratici
Ieri Paratici, dopo che appunto l’opzione non era stata sfruttata, ha fatto chiarezza sul motivo della (nuova) scelta di Vanoli: “conosce la piazza, i giocatori e c’è stima tra noi”. Probabilmente poi la scelta è caduta sul varesino anche per la capacità avuta lo scorso anno (faticando non poco) di aggiustare la difesa e di sistemare dal punto di vista atletico e disciplinare la squadra e la classifica. L’obiettivo era la salvezza, che a fine 2025 sembrava lontanissimo, e su quello Vanoli si è basato anche per il gioco poche volte brillante.
Più fiducia nella rosa e un nuovo entusiasmo
Questa volta però è diverso, Vanoli sa che con questa rosa può anche divertire e divertirsi. “Basta chiedermi la salvezza: anno scorso sono arrivato e ho detto cosa serviva perché ne ero cosciente, oggi vedo un potenziale forte in prospettiva futura. Questa squadra mi entusiasma. Una squadra giovane cui forse manca il giocatore d'esperienza, ma il leader si può costruire, c'è qualità“ le sue parole che lasciano trasparire entusiasmo per la nuova esperienza in viola e la voglia di alzare l'asticella. Essere ripartito così bene sulla panchina viola è come aver ripreso il filo con la scorsa stagione ma con una qualità e freschezza che gli erano mancate nei giocatori passati, oltre al talento indiscutibile di alcuni che ha deciso di “liberare” e sfruttare. Come quello di Mastantuono, ma non è l’unico, che è riuscito a ripagarlo con la tripletta.


