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Torna Paolo Vanoli e la Fiorentina si ritrova, guida Fagioli, rifinisce Mastantuono
Firenze ritrova la sua identità attraverso il credo tattico di Paolo Vanoli: flessibilità, gioco verticale e pressing feroce sono le fondamenta di un progetto nato per far divertire il Franchi
C’è un filo invisibile che lega l’Arno alla Laguna, una corrente d’amore che viaggia sopra le miserie di un inizio di stagione avaro di gioie e si rifugia là, dove il calcio torna a essere sentimento puro.
Chi ama Firenze sa che non è una città per cuori deboli, si strugge, urla, pretende, ma quando si concede lo fa con l’estasi dei poeti.
Ieri sera, sui gradini umidi e carichi di storia dello Stadio Pier Luigi Penzo, il popolo viola ha ritrovato gli occhi lucidi della passione.
Quella prima trasferta a Venezia del nuovo tecnico, che sapeva tanto di esame di coscienza, si è trasformata nella notte della prima, travolgente e convincente riscossa.
Il ritorno del Maestro.
La trama l’ha scritta il destino, Paolo Vanoli, richiamato al capezzale di una Fiorentina spenta, e reduce da tre brutte sconfitte, ha debuttato proprio sul prato che un tempo era la sua casa. Il Venezia di Paolo Vanoli è stato un vero e proprio capolavoro tattico, capace di trasformarsi in poco più di un anno e mezzo da una squadra penultima in Serie B a una macchina da promozione meravigliosa. Quel gruppo "giocava a memoria" perché Vanoli è riuscito a fondere rigore metodico (ispirato ad Antonio Conte) e fluidità posizionale, mettendo sempre al centro le caratteristiche dei suoi interpreti Ma se qualcuno pensava a un brivido di nostalgia, ha dovuto fare i conti con la realtà dei fatti, la sua Viola è scesa in campo con il fuoco dentro. Niente più trame orizzontali o sbadigli. Il suo 4-3-3 d'assalto si è visto subito, anche se il calcio, cinico come sempre, ha provato a rovinare la festa dopo ventidue minuti, quando Akor Adams ha fulminato De Gea portando avanti il Venezia.Tempesta d’Argentina.
Lì, nel momento più buio, è uscita l'anima della Fiorentina di Vanoli. Quella che non si arrende, che si aggrappa alla bellezza dei suoi gioielli, e il gioiello più splendente ha i piedi fatati di Franco Mastantuono. Tra il 29' e il 30' del primo tempo, il fantasista argentino ha deciso di dipingere la sua personale opera d’arte. Due minuti. Centoventi secondi di pura onnipotenza calcistica per ribaltare il Venezia con una doppietta fulminea che ha fatto tremare le fondamenta della Laguna. Assistito da una regia principesca di un ritrovato Nicolò Fagioli, padrone assoluto del centrocampo, Mastantuono ha preso per mano i compagni indicando la via della redenzione.Poker d’autore.
Nella ripresa la Fiorentina ha smesso di giocare con le paure del passato e ha iniziato a far scorrere il pallone a memoria, proprio come piéce teatrale scritta da Vanoli. Al 66' il subentrato Mateo Pellegrino (ad un buon Beto) ha calato il tris spegnendo ogni velleità di rimonta arancioneroverde. Ma lo show non poteva che chiudersi con lo stesso protagonista dell'apertura: all'84' Mastantuono ha raccolto la palla della tripletta personale, portandosi a casa il pallone del match e firmando un 4-1 da stropicciarsi gli occhi. A nulla è valso il definitivo e tardivo gol di Hainaut per i padroni di casa. Al triplice fischio, sotto il settore ospiti dondolante di sciarpe viola, è esploso il canto d'amore. La Fiorentina è tornata, è bella, convince e fa paura. Vanoli ha riacceso la luce; Firenze, adesso, può tornare a sognare.Articoli correlati
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