Quel gran genio del mio amico che, a differenza di Grosso, non teme l’abbondanza
Avere poco è possedere, avere tanto è essere perplessi diceva il filosofo cinese Lao Tse mettendo in evidenza come dinanzi all’abbondanza alcuni, fin troppo abituati alla penuria, si sentano intimoriti. Pur tentando di non cadere nel tranello di una psicologia da quattro soldi, ci domandiamo se non sia stata questa la trepidazione che ha colto l’ormai ex tecnico della Fiorentina Fabio Grosso dinanzi alla rosa abbondante di qualità che il club viola gli aveva messo a disposizione, una squadra che egli riteneva forse incompleta in alcuni reparti e fin troppo opulenta in altri, ma anche troppo impegnativa da avere per le mani. Di lì tutti i suoi stenti e quella frase infelice che gli verrà sempre rammentata sulla inallenabilità di questa Fiorentina, lui e soprattutto la società avrebbero forse fatto meglio a tentare una spiegazione chiara e pubblica invece di rifugiarsi nel fin troppo facile silenzio. Vanoli, almeno per ora, non sembra intimidito dall’avere così tante alternative e possibilità di gioco diverse specialmente in avanti, infatti come un abile meccanico ha preso il cacciavite stretto due bulloni, staccato un filo e l’auto è ripartita.
Dalla settimana scorsa la Fiorentina di Vanoli ha messo a segno due vittorie che hanno mostrato come egli, a differenza di Grosso, si trovi a suo agio con la qualità anche piuttosto accentuata della squadra che ha a disposizione, Vanoli che ha lavorato con Conte e in ambienti importanti non si lascia intimidire dalle alternative o dai giocatori di carattere e nome. Difatti nelle ultime due partite li ha giostrati con piglio e serenità ( e usando diversi sistemi tattici) ottenendo discrete trame, gol e soprattutto punti, resta qualcosa da registrare in difesa, un reparto che nella Fiorentina deve ancora oliare meccanismi, automatismi e trovare sicuri punti di riferimento, anche se Dragusin è in miglioramento e Viery scalpita mostrando di meritarsi più fiducia, Quel gran genio del mio amico lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli ti regolerebbe il minimo alzandolo un po’ e non picchieresti in testa così forte no, cantava Lucio Battisti nella celebre ‘Sì, viaggiare’.
Ora c’è il Napoli di Allegri, avversario più strutturato del Venezia o del Pisa, l’allenatore livornese l’anno scorso aveva giocato a provocare la Fiorentina e Pioli non annoverando i viola tra le pretendenti all’Europa importante, quest’anno invece, complici le angustie di casa azzurra, tace e pensa ad allenare la squadra con dovizia abituandola all’impegno all’ora di pranzo, ma comunque vada sarà salutare non mettersi a fare corse in avanti ( o indietro) caricando di pressioni Vanoli e i suoi uomini, il tempo per capire con calma cosa sia davvero questa Fiorentina c’è e sarà bene prenderselo tutto,
A Firenze intanto, tanto per dimostrare in maniera plastica la sovrabbondanza di cui parlavamo, si presentano ancora calciatori avanzati dalle scorse settimane e tocca a Gnonto e Goncalves, entrambi a segno in coppa. Il portoghese ha nicchiato un po’ quando è stato stuzzicato a dirsi uno dei leader della squadra. E’ un bel tema quello dei leader, o giocatori carismatici che dir si voglia, giocatori che non sono per forza solo i grandi campioni che si comprano sul mercato, ma anche i ragazzi che un bravo allenatore con una sorta di maieutica sportiva ed umana che somiglia a quella che Socrate utilizzava coi suoi discepoli. Che un bravo allenatore, si diceva, sa pescare nel suo gruppo, magari anche tra le seconde linee o persino tra i giovani. Difatti i leader sono capo branco, persone che hanno il dono, dato dagli dei secondo gli antichi greci, di farsi ascoltare e seguire dagli altri, un dono che prescinde dai capelli bianchi in testa.
Quindi mentre Vanoli, come un novello Diogene con la lampada in mano andrà in cerca dei leader e dell’equilibrio del suo spogliatoio e della Fiorentina in campo, per noi che restiamo fuori a guardare non c’è che osservare il canmmino di questa Fiorentina ricca di pregi come non se ne vedevano da tempo, senza farci attanagliare dall’euforia che obnubila i giudizi, ma neppure dall’ansia che una così bella signora di cent’anni, elegante di ornamenti e eterei svolazzi sia proprio la nostra compagna, si sa che il bacio più bello è quello inaspettato.


