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Bravo Vanoli, ora c'è una squadra. Squilli di "Drago", De Gea, Jimenez, Fagioli. Oulai, più istinto che ragione, ma serve... La sosta come trampolino verso la rincorsaTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Mario Tenerani
per Firenzeviola.it

Bravo Vanoli, ora c'è una squadra. Squilli di "Drago", De Gea, Jimenez, Fagioli. Oulai, più istinto che ragione, ma serve... La sosta come trampolino verso la rincorsa

L'editoriale di Mario Tenerani per FirenzeViola.it: dalla partita col Napoli all'utilizzo dei singoli che ci si aspetta dopo la sosta

Pochi dubbi, Vanoli l’ha ribaltata. Venezia e Napoli in campionato uguale 4 punti, più la Coppa Italia, Pisa asfaltato. Fiorentina dal volto nuovo, finalmente convincente. Tutto questo in uno spazio di tempo ristretto. C’è poco da fare, quando gli allenatori sono giusti, si aggrappano a qualche allenamento e invertono la tendenza. Perché entrano a gamba tesa. Il campionato dei viola è cominciato a Venezia. Il grande peccato è che siano state buttate via le prima 3 giornate: senza gioco, corsa, anima e soprattutto punti. 

Raramente si è visto un pareggio così giusto. Perché le occasioni, tante, sono state in equilibrio e perché i portieri si sono esibiti in ottimi interventi. La poteva vincere la Fiorentina, poteva fare altrettanto il Napoli, ma alla fine Vanoli e Allegri si sono presi un punto ciascuno. Vanoli può lamentarsi dell’ultimo terzo di campo quando talvolta la scelta dei viola è stata errata, mentre Allegri recrimina per la mancanza di cinismo anche se il Napoli si è presentato con sette assenze. 

La Fiorentina col Napoli se l’è giocata perché Vanoli, al netto di tante cose ancora da limare, ha trasformato una selezione in una squadra. Passaggio importantissimo rispetto al recente passato. Era il primo nodo da sciogliere. Questa Fiorentina ha coraggio, non è pavida. Dentro al telaio si trova una bella dose di qualità ed è quella sulla quale deve lavorare Vanoli. Anche ieri in sala stampa il tecnico ha ribadito il proprio entusiasmo nell’allenarla. Si vede a occhio nudo. 

La sfida col Napoli ha regalato squilli di rilievo. Partiamo da Dragusin. Partita sontuosa del “Drago”, probabilmente tornato vicino ai livelli per i quali si era fatto conoscere ed apprezzare. La sua testa a calamitare palloni, il suo corpo un muro contri gli attaccanti, il suo tempismo, come quando nella ripresa in scivolata ha salvato sul tentativo in area di Hojlund. I tifosi si sono esaltati vedendolo lottare in quel modo. De Gea sembra tornato ai propri livelli: parate determinanti su Olivera, Neres e Favasuli. Jimenez, un furetto sulla fascia destra, sia in fase difensiva che offensiva. Se si conferma su questi livelli, lo spagnolo non farà rimpiangere neppure il miglior Dodo. In più ha segnato il suo primo gol in viola. Il problema di Jimenez è solo la continuità. Se la guadagna, la Fiorentina trova un tesoro. Poi “Fagiolino”. Partita di sostanza in mezzo al campo, tra lampi in regia e accortezza tattica. Prestazione anche di sacrificio. Le sua lacrime in panchina finita la partita la dicono lunga. Si sta ritrovando dopo che con Grosso aveva sofferto, tanto da aver accarezzato l’idea di andarsene. 

Nel primo tempo bene anche Mastantuono, poi calato alla distanza. Ma i suoi ricami sono una goduria. Ndour non riempie gli occhi, ma nella ripresa col fisico si è fatto più sentire. Njie stavolta meno scintillante, mentre Atta, sul cui valore nessuno può eccepire, deve ancora trovare la giusta posizione. E questo è compito esclusivo di Vanoli. In attacco Pellegrino si è battuto, ma lo abbiamo visto poco. Meno ancora Beto. Quest’ultimo bisogna dia molto di più. Anche Goncalves è ancora indietro, si è pappato un bel gol. Valdepenas non è entrato male. Dunque, c’è tanto da lavorare, ne siamo certi, ma si scorgono anche tante indicazioni positive che fanno guardare al futuro con ragionevole speranza. 

C’è poi un piccolo mistero che Vanoli ha provato a spiegare nel dopo partita. Oulai è stato uno degli acquisti più roboanti dell’estate di Paratici. Appena ventenne, protagonista al Mondiale americano con la nazionale ivoriana, è stato conteso da molti club. Ha qualità evidenti: piede educato, aggressività, capacità robuste in fase di interdizione e di intercetto. E’ un centrocampista che attacca tutto ciò che gli capita a tiro ed ha un’altissima percentuale nei duelli vinti. Vederlo in panchina e nemmeno entrare contro il Napoli, ha suscitato curiosità. Vanoli ha fornito la propria valutazione e ora grazie a questa risposta abbiamo le idee più chiare: “Non bisogna guardare singolarmente il giocatore, ma la squadra. Io devo sacrificare alcune volte il talento con l’equilibrio. La squadra prima di me aveva preso tanti gol. Per me lui è un Kanté che però era un giocatore che usava più la testa, mentre lui usa più l’istinto. Di sicuro farà grandi cose in futuro ma Fagioli e Ndour sanno già cosa fare. Oulai è un elemento che mi entusiasma, al pari di Pedro, ma non posso schierarli tutti”. La frase decisiva è quella che punta su testa e istinto. Corroborata poi da una successiva valutazione su Fagioli e Ndour, che sanno già cosa fare. 

Oulai per Vanoli è ancora troppo istintivo anche se gode di un talento tracimante. Deve educarlo tatticamente affinché non lasci improvvisamente la sua posizione aprendo magari voragini a centrocampo. Ci può stare. L’augurio è che Vanoli possa portare a termine questa operazione nel minor tempo possibile perché Oulai serve tanto a questa Fiorentina. 

Due giorni di riposo per i viola che poi torneranno ad allenarsi. Una sosta così lunga mancava da un po’: due fine settimane senza calcio, in totale tre di lavoro. Vanoli proverà sfruttarla al massimo anche se farà a meno di 8 viola convocati nelle rispettive nazionali. Eppure questo segmento di stagione potrebbe diventare un ideale trampolino di lancio viola per la rincorsa. A cosa? Ad un domani ricco di soddisfazioni a tinte continentali…

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