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I primi tre equivoci, le dodici nazionalità, la fame dentro: tutte le sfide di Vanoli. Viaggio nel nuovo mestiere di Paolone. Dopo l’emergenza, l’unica strada è credere nella qualitàTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Angelo Giorgetti
per Firenzeviola.it

I primi tre equivoci, le dodici nazionalità, la fame dentro: tutte le sfide di Vanoli. Viaggio nel nuovo mestiere di Paolone. Dopo l’emergenza, l’unica strada è credere nella qualità

Vanoli ha messo in chiaro che è un altro rispetto a qualche mese fa e fin qui l’abbiamo capito. Se ci convincerà nel passaggio due, potremo parlare di evoluzione: nella stagione della quasi B c’era un’emergenza continua, ora servono scelte di qualità che diano al gruppo il senso di cosa potrà diventare.

I primi tre equivoci, chiamiamoli così, ma potrei anche definirli nodi centrali da risolvere, riguardano casi specifici: la convivenza tra Oulai e Fagioli, la fascia sinistra da attrezzare con Valdepenas-Nije in modo che non sia solo una versione hard, il ruolo di Atta che potrebbe entrare in concorrenza con Goncalves nella versione ibrida del 4-2-3-1. Aggiungerei un quarto punto, che è quello dell’idea portante: deve esistere un filo conduttore dentro la testa di una squadra e Vanoli dovrà riuscire a trovarlo attraverso la sintesi fra dodici nazionalità (Italia, Argentina, Brasile, Spagna, Croazia, Francia, Portogallo, Costa d’Avorio, Danimarca, Romania, Guinea, Svezia). Paolone qui dovrà essere poliglotta e psicologo, ma anche abile abbastanza per trovare un minimo comune denominatore. Serve una spina dorsale portante dentro lo spogliatoio. Gente che viva il calcio nello stesso modo prima, durante e dopo la partita. Entro un poco nello specifico in questo periodo di sosta, ci sono questioni intorno alle quali una stagione può svoltare e ora abbiamo più tempo per approfondire.

Fagioli-Oulai: doppio play

Nicolò ha ripreso fiducia e colore, è un play adattato ma sa aggiungere tecnica e verticalità meglio degli altri. Si sta perfino impegnando per eliminare alcune pecche in copertura. Oulai è una scossa sismica che deve incanalare la sua potenza in modo che diventi energia pulita e non squilibrio. Vanoli è chiamato a trovare il sistema di far coesistere due giocatori così diversi e il lavoro principale che lo aspetta riguarda l’ivoriano. Una squadra sbilanciata (con Mastantuono, uno fra Atta e Goncalves, Nije e un centravanti) ha bisogno di equilibrio e movimenti specifici nella fase difensiva. Bisogna che Oulai capisca le difficoltà tattiche del nostro campionato e impari ‘a usare di più la testa’. Non so quanto tempo servirà, è indubbio che il centrocampista ivoriano abbia doti che potenzialmente lo proiettano verso la dimensione dei giocatori di fascia medio alta (con proiezione verso l’altissima, se tutto andrà bene e la giusta personalità sarà di aiuto). Vanoli dovrà gestire  questo passaggio, sperando che Oulai comprenda l’evoluzione che lo aspetta. Lui e Fagioli non hanno struttura classica da giocatori box-to-box, nella testa di Vanoli frulla però l’idea di vederli insieme in un centrocampo che si assuma la responsabilità di avere una specie di doppio play.

La fascia sinistra hard

Nije ha movimenti che incendiano falò e speriamo che si ispiri a Leao solo per quelli, Valdepenas dietro di lui sarebbe una scelta offensiva e l’abbiamo visto contro il Napoli, quando la dinamica sulla fascia che aveva dato più problemi (Viery in difficoltà contro Di Lorenzo e Politano) è stata ribaltata dopo l’intervallo. Semplicemente, l’inerzia è stata invertita: meno attenzione alla difesa, più alla fase di spinta che ha creato problemi al Napoli. La Fiorentina deve potersi permettere il salto verso il coraggio, ma anche in questo caso Valdepenas dovrà essere molto bravo a memorizzare i movimenti per non lasciare la difesa senza protezione. Molto lavoro per lui, ma anche per la squadra che dovrà intercettare ogni scompenso. Non è poi che su quella fascia esistano molte soluzioni: abbiamo visto i limiti di Viery da esterno, Joao Mario è andato in tilt quando è stato spostato a sinistra, Parisi tornerà fra qualche mese. L’alternativa potrebbe essere Ranieri, ma Vanoli lo vede bene accanto a Dragusin. Quindi vediamo, dipenderà anche dagli avvesari e non tutti su quella fascia avranno un tandem come Di Lorenzo e Politano, che gioca insieme da anni.

Atta o Goncalves?

Non è detto che sia proprio così, nel mondo ideale uno mica per forza esclude l’altro. Trattasi però di giocatori che hanno l’inclinazione a sprigionare talento dalla trequarti in su, con caratteristiche diverse, aggiungendosi agli attaccanti (e la Fiorentina di solito ne ha tre). Nella sua intervista al ‘Corriere fiorentino’ Atta ha ammesso di essersi abituato a giocare mezzala, ricordando che esprime la sua migliore potenzialità quando parte da dietro, in modo da spingersi (anche) dietro le punte. Una specie di trequartista ibrido. Molto più trequartista invece è Goncalves, che ha anche altri numeri (97 reti in 239 partite con lo Sporting Lisbona) e finora ha pagato una condizione fisica approssimativa. Pochi dubbi sul fatto che Goncalves possa determinare _ una volta allenato bene _ e in quale ruolo si vedrà. Lui preferisce giocare al centro e Vanoli lo ha dichiarato, difficile dunque vederlo sulla fascia in un ruolo che prevede anche una fase di copertura impegnativa. Atta è una risorsa dinamica, Goncalves vede la porta come pochi. Anche qui Vanoli dovrà essere bravo a scegliere la soluzione ideale per ogni partita. Dall’emergenza continua alle soluzioni di qualità: mestiere diverso per Paolone, vediamo se il coraggio mostrato in queste prime partite sarà un compagno di viaggio durante la stagione.

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