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100 anni di Fiorentina, Pellegrino: "Voglio lasciare un segno nell'anno del Centenario"

autore
Luciana Magistrato
Fonte: Dall'inviato a Trento, Lorenzo Marucci
Oggi alle 19:46Copertina
autore Luciana Magistrato
03.10.2026 19:46Copertina

Al Festival dello Sport a Trento, si è celebrata anche la Fiorentina, in occasione del suo centenario con un panel "100 anni di Fiorentina" condotto da Fabiana Della Valle della Gazzetta dello Sport, organizzatrice dell'evento insieme a Trentino Marketing, al quale ha partecipato Alessandro Ferrari, accompagnato dal giocatore Mateo Pellegrino mentre non c'è il pur annunciato Arthur Atta, per un imprevisto. Dal palco ecco le parole, domanda per domanda, dei due protagonisti:

Alessandro Ferrari, quali sono le emozioni del Centenario: "Momenti belli ce ne sono stati tanti abbiamo iniziato a luglio e continueremo a festeggiare il Centenario fino a dicembre. L'emozione più forte l'abbiamo avuta il 26, quando siamo stati in piazza con i tifosi, la dirigenza lì ha capito quanto è importante e forte la passione della gente".

Mateo Pellegrino, per lei che emozione è vivere l'anno del Centenario? "Per me è un orgoglio rappresentare questa società per il Centenario e sono soddisfatto che la società abbia investito su di me e di essere un giocatore di questo centenario, voglio lasciare il segno in questo anno così importante"

(Ferrari) Ci parla della reunion? "E' stato bello vedere l'entusiasmo delle persone che tornavano a Firenze, come Manuel Rui Costa con cui mi sono sentito per giorni poi che mi ha scritto il giorno prima per dirmi che ci sarebbe stato e quando l'ho ringraziato mi ha ringraziato lui perché gli davamo la gioia di rivedere gente che non vedeva da tanti anni. Giuseppe Commisso ha voluto estendere a tutti l'invito perché fosse anche un momento di rinascita societario e faremo del nostro meglio per non deludere nessuno".

(Pellegrino) Lei ha incontrato anche Batistuta: "E' stato un momento bellissimo per me incontrarlo e lui mi ha detto che dovevo lasciare la vita in campo per i tifosi. Per me è stata una grande emozione perché lo guardavo da piccolo con mio padre e dopo l'evento mi ha scritto che ci rincontreremo per dirmi cose che sa lui".

(Pellegrino) Il Calore della gente che effetto le fa? "Si sente questo amore per la Fiorentina anche in strada e per me è bello sentire questo affetto come succede in Argentina e i tifosi mi dicono di spaccare la porta. Più pressione rispetto a Parma? Sento una pressione che mi metto io stesso perché mi spingo ogni giorno per fare qualcosa di importante per la Fiorentina".

(Ferrari) Cosa ha lasciato Rocco? "Ci è mancato tantissimo e sarebbe stata la persona più felice al mondo e con lui sarebbe stato tutto più semplice perché affrontava tutto con semplicità e determinazione. Al loro arrivo Rocco e la sua famiglia si sono accorti che mancavano tutte le strutture perché tutti eravamo sparsi in giro per Firenze, non solo le squadre per gli allenamenti ma anche i dipendenti. Rocco e Joe hanno trovato questi terreni a Bagno a Ripoli dove hanno costruito una specie di campus americano e i giocatori non dicono di no vedendolo. Ma loro hanno voluto soprattutto dare una casa che resti a Firenze, un centro sportivo dove ragazzi e ragazze possano crescere sotto ogni punto di vista e avere una famiglia così ti mette nelle condizioni di fare del proprio meglio. Il presidente ha speso tanto ed ora dobbiamo ricambiare la fiducia, ma questa proprietà ha una serenità che trasmette a tutti quelli che lavorano nella Fiorentina. Ora speriamo che si possa completare al più presto anche lo stadio, abbiamo un ottimo rapporto con il Comune, perché loro possano giocare e i tifosi possano entrare al più presto in uno stadio e non in un cantiere".

(Ferrari) L'importanza dei giovani e delle ragazze per il presidente? "Rocco aveva una grande attenzione ai giovani con cui parlava e chiedeva di cosa c'era bisogno e alle ragazze e tutte queste attenzioni le ha trasmesse a noi che portiamo avanti le cose".

(Pellegrino) Cosa pensa del Viola Park? "E' molto bello, c'è tutto e mette voglia di lavorare".

(Ferrari) Ci parla della scelta di Paratici? "Rocco fino all'ultimo ha scelto insieme a noi, sia nel cambio tra Pioli e Vanoli sia nell'arrivo di Paratici. Noi portiamo le nostre proposte di persone che facciano il bene della Fiorentina ma la decisione ultima è della proprietà. Paratici ha fatto esperienze importanti, il Viola Park è un'idea più internazionale e quindi avevamo bisogno di mettere a frutto tutto quello in cui abbiamo investito, con uno staff di primo piano per guardare più lontano. La Fiorentina quest'anno sta mettendo le basi per partire e andare lontano, con un mix di giovani e giocatori internazionali che si trovino bene insieme. Con Paratici che arriva fuori dall'Italia abbiamo avuto la necessità di guardare anche lontano dall'Italia ma un elemento fondamentale è l'età perché chi è arrivato quest'anno possa darci una mano anche i prossimi anni. 13 nuovi giocatori? Quanti i gol di Pellegrino lo scorso anno (scherza, ndr)".

(Pellegrino) Obiettivo di gol? "Non mi piace mettere limiti perché vado partita per partita cercando di fare più gol possibili, proveremo ad andare in doppia cifra. Paratici mi ha detto che mi seguiva già prima che arrivassi a Parma, ora sono grato a lui e alla società per essere in viola e mi fa piacere che uno che capisce così tanto di calcio abbia messo gli occhi su di me".

(Ferrari) Quanto manca un trofeo? "Manca tanto a Firenze e anche a noi. Ci siamo arrivati vicini tre volte con le finali ma è difficile perché vince una squadra sola, però vogliamo sognare e far sognare la nostra tifoseria. Ci pensiamo ma non deve essere un'ossessione. Sappiamo quanti anni sono passati e possiamo solo immaginare cosa rappresenterebbe per la città ma bisogna lavorare tanto perché ci sono tanti competitor e stiamo cercando di fare qualcosa di bello. L'obiettivo europeo? L'Europa ti fa confrontare con altre realtà e ai ragazzi permette di fare esperienze ma certo quest'anno dobbiamo lavorare tanto per migliorare poi possiamo sognare di tornare in Europa ma ripeto con il lavoro quotidiano a darci una mano".

(Ferrari) Uno choc dover cambiare dopo tre partite? "Bisognava prendersi delle responsabilità e si è pensato a cercare una figura che desse fiducia ai ragazzi e all'ambiente. L'anno scorso ci siamo arrivati a novembre a quella decisione ed è stato tutto molto complicato, quest'anno vogliamo fare un campionato diverso e non avere un alibi. Poi nel calcio queste cose purtroppo succedono".

(Ferrari) C'è un giocatore rimasto legato a voi, Bove (che ha mandato un video messaggio di auguri): "Ci siamo presi uno spavento fortissimo, anche perché era già successa la disgrazia di Barone da poco, poi è tutto andato bene. Lui è un ragazzo speciale, ci eravamo trovati a vicenda poi purtroppo è successo l'incidente ma ora per fortuna è potuto tornare in campo e per noi è sempre il benevenuto".

(Pellegrino) Quale campione le è rimasto più impresso e a chi si ispira? "Ho salutato gli argentini Rodriguez e Roncaglia perché tra argentini ci si saluta sempre (ride, ndr) e Ribery, sembrava un sogno essere lì davanti a tanta gente che ha fatto la storia del club. A chi mi sono ispirato? Mi ricordo che mio padre mi faceva vedere i video di Batistuta, Crespo, Ronaldo Nazario e non saprei scegliere, non solo attaccanti".

(Pellegrino) Perché Firenze e non la Juventus o altri? "Ho scelto Firenze perché convinto dal progetto e perché sentivo affetto e che mi volevano di più. E per il legame che c'è tra tifosi e squadra come in Argentina, sentivo un feeling, voglio crescere e costruire qualcosa di bello a Firenze".

(Pellegrino) Com'è stato avere un padre calciatore e allenatore? "E' stato un padre fantastico, a volte il cognome mi ha portato anche problemi ma io sono grato che mi ha fatto capire cos'è il mondo del calcio, mi è stato d'aiuto. Non mi mette pressione, sono io anzi a chiedergli consigli, altrimenti non mi parla da allenatore ma solo da padre".

(Pellegrino) Com'è il rapporto con Mastantuono? "Siamo amici, lo siamo diventati in poco tempo, e ci aiutiamo a vicenda e penso che lui possa darci una grande mano. Assist promessi? Scommesso una grigliata, perché la carne c'è sempre, che lui mi farà 5 assist. Chi cuoce la carne? Volevo farlo io ma mi dovevo allenare".

(Pellegrino) Che cosa rappresenta Messi che lascerà la Nazionale? "Per noi lui è tutto, nel giardino mi immaginavo di essere lui mentre facevo i dribblin e non riesco ad immaginare che lasci, ma gli saremo sempre grati per quello che ha fatto. Ma il tempo passa per tutti e possiamo solo ringraziato. La 10? E' pesante, rappresentarla come hanno fatto lui e Maradona, ma l'importante è onorarla. Non si può scegliere tra Messi e Maradona, abbiamo la fortuna di averli tutti e due noi e siamo contenti ma sarebbe come scegliere tra mamma e papà".

E Lautaro è il più forte ora? "Lo ha dimostrato sia nell'Inter che nella Nazionale e dimostra la sua voglia di lottare anche a distanza di anni. Per me lui è il più forte. La top 3 degli attaccanti in serie A? Lautaro, gli altri non lo so, devo pensarci".

In che cosa si sente cresciuto? "Voglio ancora crescere tanto e migliorare, il calcio in Italia è diverso, lontano da casa sono maturato e la serie A è uno dei campionati più belli al mondo. Sono contento di quanto fatto in serie A e voglio fare ancora ancora di più e restarci molti anni. Mastantuono? La prima qualità è l'umiltà e poi ha una tecnica sopraffina e può darci tante gioie, credo possa fare molto bene perché è forte. Con l'italiano? Sta studiando e prova, pur sbagliando. Io non ho fatto lezioni ma mi mettevo a parlare con gli italiani e alla lunga ho imparato"

Alla Nazionale ci pensa? "E' un sogno per me ma non è semplice andare in una delle Nazionali migliori del mondo e per questo devo fare bene alla Fiorentina. Ma non mi metto pressione per questo, l'unico focus è sulla Fiorentina, se poi arriva la Nazionale sarà un sogno. Chi ho consciuto? Da Dybala a tanti altri. Siamo simili tra argentini e italiani, per noi è più semplice e c'è questa passionalità".

Ha raccolto l'eredità di Kean, le pesa? "Ha fatto molto molto bene, ma è una pressione che mi metto in testa solo per fare meglio io. Non penso tanto al passato ma metto il focus sul lavoro quotidiano poi spero di fare meglio di lui".

Fonte: Dall'inviato a Trento, Lorenzo Marucci

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