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Pedro Gonçalves sempre più part-time: il minutaggio del portoghese non cresce più

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Alessandro Di Nardo
per Firenzeviola.it
Oggi alle 20:00Copertina
autore Alessandro Di Nardo
15.10.2026 20:00Copertina
Federico De Luca 2026
Federico De Luca 2026

C'è un dato che racconta meglio di tanti discorsi il momento di Pedro Gonçalves alla Fiorentina: 10-10-30-24-10: è la progressione del minutaggio avuto dal portoghese in Italia. Cinque partite, al massimo mezz'ora in campo e numeri in calo; con il passare delle gare, lo spazio a disposizione del portoghese non aumenta. L'ultimo match disputato per intero risale al 22 marzo scorso, ad Alverca, quando con la maglia dello Sporting fu protagonista del 4-1 finale, aprendo e chiudendo il tabellino. Da allora, tra un'estate complicata e l'approdo a Firenze soltanto a fine agosto, il Pote ha dovuto fare i conti con un percorso in salita. Cinque presenze in viola, appena 84 minuti complessivi e un solo lampo, quello in Coppa Italia contro il Pisa: una conclusione dalla distanza che aveva acceso la fantasia del pubblico del Franchi e alimentato le aspettative sul suo talento.

I numeri

Per capire il peso di questo avvio in sordina basta guardare al Gonçalves che Firenze si aspettava di ritrovare. Allo Sporting il portoghese era diventato un riferimento offensivo, uno di quei giocatori capaci di lasciare il segno non soltanto con le giocate, ma anche con la continuità. Nel 2020/21, la stagione della consacrazione, aveva chiuso con 23 gol e 3 assist in 2.732 minuti, con tanto di titolo di capocannoniere del campionato. L'anno successivo, pur scendendo a 8 reti, aveva distribuito 9 assist in 2.031 minuti. Il salto successivo era arrivato nel 2022/23, con 15 gol e 11 assist in 2.818 minuti, seguito da un'altra annata di spessore nel 2023/24: 11 reti, 12 passaggi vincenti e 2.591 minuti in campo. Dopo la frenata del 2024/25, chiuso con 5 gol e 4 assist in appena 882 minuti, Gonçalves era tornato a incidere nella stagione 2025/26, mettendo insieme 13 reti e 8 assist in 1.994 minuti. Un percorso che restituisce la dimensione del giocatore: non una semplice alternativa offensiva, ma un elemento abituato a produrre numeri importanti e a incidere con regolarità. A Firenze, invece, il suo impatto resta per ora confinato a pochi assaggi. Dopo i 10 minuti contro il Torino all'esordio e gli stessi a Venezia, Gonçalves aveva trovato maggiore spazio contro il Pisa, giocando 30 minuti, e contro il Napoli, con 24. A Genova, però, quando sembrava possibile immaginare un impiego più consistente, Vanoli lo ha inserito soltanto nel finale, concedendogli meno di dieci minuti. Lo stesso Vanoli aveva indicato nella condizione atletica uno degli aspetti sui quali intervenire, soprattutto per un calciatore che ha bisogno di brillantezza e continuità per esprimere le proprie qualità. Le settimane di lavoro al Viola Park, tuttavia, non sembrano ancora aver restituito alla Fiorentina il Gonçalves che si aspettava di vedere. Una parte della spiegazione va cercata anche nei mesi precedenti: a Lisbona il portoghese era considerato in uscita già dall'inizio dell'estate, con l'ipotesi Al-Ittihad rimasta senza sviluppi concreti. La scelta finale è stata quella di restare in Europa e ripartire dalla Serie A, ma il trasferimento ha inevitabilmente lasciato strascichi nella preparazione.

Il dubbio di Vanoli

La condizione fisica è soltanto una parte del problema. L'altra riguarda il modo in cui inserire Gonçalves in una Fiorentina che cerca ancora un assetto capace di garantire solidità senza rinunciare alla qualità offensiva (ve la ricordate la metafora di Fabio Grosso con i tanti quadri e le poche pareti? Ecco uno dei quadri è il Pote). Vanoli vede nel portoghese un interprete ideale tra le linee, un giocatore in grado di leggere gli spazi, inventare l'ultimo passaggio. Molto meno naturale, almeno per il momento, appare invece un suo impiego largo sulla fascia. In quelle zone il tecnico cerca soprattutto velocità, strappi e capacità di attaccare la profondità, caratteristiche che orientano le scelte verso profili differenti, come Gnonto e Njie, con Mastantuono a rappresentare un'eccezione per qualità e interpretazione del ruolo. Per immaginare il Pote stabilmente dentro un 4-2-3-1, dunque, servono due condizioni: una tenuta atletica che gli consenta di sostenere ritmi e responsabilità e una squadra sufficientemente equilibrata da assorbirne la vocazione offensiva. È qui che si incrociano le esigenze del giocatore e quelle di Vanoli.

per Firenzeviola.it

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