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Quattro panchine e nessun segnale: il finale di stagione di Chiesa è da dimenticare
Non è solo una questione di gerarchie. È una storia che, settimana dopo settimana, sta prendendo una direzione sempre più chiara. I numeri, freddi ma inevitabili, raccontano tutto: 33 presenze stagionali, appena 5 da titolare (1 in Premier League e zero in Champions League), tre gol e tre assist in meno di 700 minuti complessivi. Un utilizzo marginale, quasi simbolico. E poi c’è il dato più recente, forse il più significativo: quattro panchine consecutive senza nemmeno entrare in campo, tutti gli attaccanti dentro tranne lui. L’ultima presenza risale al 4 aprile, in FA Cup contro il Manchester City, appena 13 minuti con la partita già compromessa. Da allora, il vuoto.
Non è difficile leggere tra le righe. Federico Chiesa è uscito dalle rotazioni nel momento che conta di più. E in una squadra che vive di ritmo e certezze, chi si ferma resta indietro. Il paradosso è che il contesto, teoricamente, poteva esaltarlo: intensità, transizioni, spazi. Ma qualcosa non ha mai funzionato davvero, né sul piano fisico (soprattutto) né su quello tattico. Anche perché davanti a lui c'è un "mostro sacro" come Salah, oltre ai costosi acquisti della scorsa estate. Così, anche ieri il classe 1997 ha fatto da spettatore, vivendo dalla panchina l'incredibile successo - con gol di van Dijk al 100' - nel derby contro l'Everton.
A rendere il quadro ancora più amaro c’è la scelta di dire no alla Nazionale italiana per il playoff mondiale. Una decisione forte, che avrebbe dovuto proteggerlo e rilanciarlo, ma che oggi sembra aver accentuato l’isolamento. Senza minuti e con l'epilogo tremendo per gli azzurri, la stagione dell'ex Fiorentina e Juventus si sta spegnendo lentamente. E poi c’è il futuro, che incombe; la permanenza di Arne Slot sulla panchina del Liverpool rischia di essere un ulteriore ostacolo e, qualora le gerarchie restassero queste, immaginare una svolta diventa difficile. Anzi, improbabile.
Non è ancora una fine ufficiale, ma le sensazioni vanno tutte nella stessa direzione. Quella di un’esperienza che non è mai davvero iniziata e che ora sembra già arrivata ai titoli di coda.
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