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Linari: "Difficile lasciare la Roma, ma non mi pento". Poi parla di salute mentale e coming out
“Dopo un Europeo importante, prendere la decisione di lasciare Roma non è stato facile. Era una città che mi aveva accolta benissimo e che sentivo un po' come una seconda casa. Poi a gennaio abbiamo cambiato allenatore, quindi ho vissuto due stagioni diverse nella stessa stagione”. Intervistata da Vanity Fair la centrale difensiva Elena Linari ha parlato della decisione di tornare all’estero, dopo le esperienze in Spagna e Francia, sposando il progetto del London City Lionesses in Inghilterra: “E so già che cambieranno ancora tante cose, perché siamo una squadra in pieno sviluppo. Però, se devo tirare le somme, sono molto contenta della scelta che ho fatto. Nel calcio il tempo per ottenere il massimo è breve e bisogna avere il coraggio di cogliere le opportunità quando arrivano. Io l'ho fatto e non me ne pento”.
La nazionale italiana parla poi dell’importanza della salute mentale anche nel mondo dello sport e di quanto ancora se ne parli poco in maniera aperta: “Guardi quello che è successo a Simone Biles. Guardi Millie Bright, la capitana del Chelsea, che ha deciso di fermarsi perché mentalmente non ce la faceva più. Spesso viviamo in un mondo in cui, se non raggiungi l'obiettivo prefissato, tutto viene vissuto come un fallimento. In realtà non è così. - prosegue ancora Linari – Nello sport troppo spesso ci concentriamo sulla sconfitta, sul risultato negativo, sull'obiettivo mancato e ci dimentichiamo tutto il percorso che ci ha portati fin lì. La parte mentale viene ancora vista come un fallimento. Se non ce la fai, allora vuol dire che non sei abbastanza forte. Ma non è vero. Puoi attraversare momenti difficili nella tua vita. Noi donne abbiamo anche componenti ormonali che possono influire ulteriormente sull'equilibrio mentale. E poi oggi ci sono i social media, che stanno diventando un fattore sempre più pesante”.
Infine spazio alla sfera personale e al suo coming out: “Sicuramente col passare del tempo ci sono stati più coming out. E soprattutto ci sono state più persone che si sono esposte, che hanno dichiarato la propria vicinanza ad atleti, personaggi pubblici o amici omosessuali. Anche persone eterosessuali che hanno scelto di entrare nella comunità LGBTQ+ come alleati. - prosegue Linari - Io mi ritengo fortunata. Dopo il mio coming out non ho ricevuto offese, né pubblicamente né sui social. Anzi. Ho ricevuto molto affetto e molta vicinanza da parte di ragazze e ragazzi che avevano bisogno di una figura che in Italia si esponesse da questo punto di vista. Perché poi il problema è proprio questo, sentirsi diversi. Per anni io stessa non riuscivo a capire. Il calcio maschile? È difficile parlare di qualcosa che non vivo direttamente, ma ho l’impressione che in quel mondo l’omosessualità venga ancora vista come un segno di fragilità, qualcosa che ti rende meno uomo, quando invece non è così”.
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