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Juve-Napoli, Fiorentina, derby e Lazio. Pioli parla a 360 gradi: "Mi manca la panchina"

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Alessio Del Lungo
Oggi alle 00:08Serie A
autore Alessio Del Lungo
02.11.2026 00:08Serie A
Il tecnico torna anche sul suo addio ai viola: "Ho avuto bisogno di staccare, ci tenevo tanto. Ho alzato troppo l'asticella".
www.imagephotoagency.it
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Stefano Pioli, ex allenatore della Fiorentina, attualmente senza una panchina, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport, parlando così della vittoria per 2-0 dei bianconeri sul Napoli: "È stata una partita bella e avvincente nel primo tempo, ma la Juventus ha legittimato la vittoria con la voglia di vincere, il successo darà fiducia ai bianconeri". Cambia molto se giocano più esterni o se partono titolari i due centravanti? "Penso di sì, ma la Juventus ha tanti esterni. La coppia Woltemade-Kolo Muani ha un senso, hanno giocato entrambi con un attaccante vicino... Spalletti è stato bravo a fare i cambi, l'ha interpretata bene. I bianconeri tirano tanto da fuori area e stasera sono stati premiati". Per quanto ancora Spalletti rimarrà sul carro di Kolo Muani? "Fin quando c'è l'atteggiamento disponibile e per quello che vedo io Kolo Muani si impegna tanto, lavora tanto, gli sta mancando la giocata decisiva. Lo puoi aiutare a livello psicologico, standogli vicino e dandogli fiducia o trovandogli nuove posizioni in campo. Insomma, quello che sta facendo Spalletti". Si soffre senza stare in panchina? "Sto bene, ma mi manca. Ho avuto bisogno di staccare, ci tenevo tanto a fare bene a Firenze, ho avuto qualcosa dall'estero, ma non l'ho preso in considerazione. Credo di aver sbagliato nell'alzare troppo l'asticella, ho messo sotto pressione una squadra e non ce n'era bisogno. Qualche risultato poteva essere diverso, ma le pressioni non ci hanno permesso di esprimerci". Sono le stesse che hanno adesso? "La campagna acquisti è stata importante, sono stati presi giocatori forti e di prospettiva, ci vuole un po' di tempo, hanno cambiato tanto. Ci vuole pazienza, non sempre in Italia e soprattutto a Firenze c'è". La Lazio l'ha sorpresa? "Non così tanto, perché nella loro storia da quando c'è Lotito presidente quando sono partiti con aspettative basse hanno sempre fatto bene. Complimenti a Rino, il vantaggio di non fare le coppe c'è sicuramente, sono due sport diversi, ma non è solo quello. Non sono primi per caso". I ritiri servono ancora? "A me non piacciono, credo che ci siano solo in Italia. Nei momenti negativi stare così lì dentro pensi sempre a quello, per me bisogna lavorare di qualità, la soluzione non può essere quello. Sono i dirigenti che la prima cosa a cui pensano è quella. Per me la Juve non ha vinto grazie al ritiro. Se diamo merito a quello, allora devono rimanerci". Gli allenatori oggi staccano poco. "Io arrivo prima di tutti, faccio allenamenti la mattina, poi a metà pomeriggio... Noi lavoriamo sempre, non ascolti altro". Fabregas la incuriosiva? "Mi ha fatto un'ottima impressione, il Como lo ha messo al centro, lui è molto intelligente, moderno, attento. Ho visto cose interessanti, ha dato principi belli chiari, ha scelto giocatori funzionali. Il loro modello sta funzionando, è difficile stare lassù, ma stanno continuando con convinzione". Negli ultimi 2 anni è cambiato il calcio italiano? "Penso che sia bello perché ognuno ha il suo modo. Gasperini e Fabregas sono distanti, ma propongono spettacolo, è bello avere diversi modi di approcciare la partita. In Italia c'è tanto da fare e da lavorare, ci sono tanti modi per arrivare a un risultato positivo". Dallo Scudetto al Milan a oggi lei è cambiato tanto? "L'idea è quella, ma ti devi adattare alle caratteristiche. Lì se difendevo basso i giocatori si perdevano e parlo di Theo e Rafa, poi Kalulu e Tomori erano veloci, potevo prendermi rischi. Tutto dipende dall'intensità e dall'energia con cui pressi davanti, se vuoi stare alto e non vai forte questo ti impedisce di rendere". Ci racconti Leao. "L'anno dello Scudetto è stato devastante, poche volte ho visto giocatori così. Il lavoro che abbiamo fatto io, Maldini e Massara con lui è stato importante, ha qualità incredibili, non siamo stati bravi ad alzare il suo livello e l'asticella. Lui è buono dentro, è una cosa positiva, un allenatore deve capire i calciatori e i ragazzi. Noi avevamo Kessie e Tonali che facevano un lavoro per 3 o 4 giocatori. Rafa non è che non può seguire un terzino, non deve farlo, lui usciva sui centrali e largo ci andava un centrocampista, va trovata la quadra". L'Italia del calcio come sta? "Non possiamo fare tutto in fretta, ci vuole un po' di tempo. I giovani ci sono. Bisogna crederci un po' di più e crescerli con più cura, nei settori giovanili bisognerebbe avere i maestri di una volta, noi ci allenavamo in cortile...Ci vogliono gli allenatori per fascia d'età, invece oggi spesso si scelgono ex giocatori che vogliono fare carriera. Il settore giovanile deve essere una missione, crescere e migliorare i ragazzi. Capisco chi fa la Primavera, ma prima ci vuole più chiarezza". Moreira può diventare quello che era per voi Leao? "Mi ha impressionato, lui e Rabiot hanno una gamba importantissima. Maignan ha fatto una gran parata, l'Inter poteva tornare in partita, con i primi 11 in questo momento sono forti, quando fanno cambi invece hanno faticato. Amorim ha sempre avuto le idee chiare, i risultati si stanno vedendo". Maignan lei lo ha avuto, che giocatore è? "Lui è il migliore nel modo più assoluto, per come partecipa alla partita e per come para. Il Milan ha 4-5 giocatori... Modric ha ancora gamba, Rabiot, Pavlovic signor difensore, De Winter sta crescendo, Moreira, Ramos è un ottimo attaccante, Pulisic non sbaglia una scelta. Gonçalo Ramos fa un lavoro importante per la squadra, è di buonissimo livello". L'Inter avrà bisogno di Curtis Jones? "Mi piace tanto, è un tuttocampista. Ma io vi dico che c'è un'Inter con Lautaro e un'Inter senza. Un capitano così è la fortuna di ogni allenatore, dà sempre la stessa sensazione di combattere ogni pallone, di vivere la partita con quella passione per aiutare la squadra. L'ho sempre ammirato tantissimo. A volte in uno spogliatoio è più importante ciò che ti dice un compagno". La paura ha bloccato la sua Fiorentina? "Se la paura ti porta a essere preoccupato è un bene, ma se diventa angoscia, ansia e timore... La squadra non ha reso per le qualità che aveva. Io credo avesse performato più del suo valore: Kean non aveva mai fatto più di 20 gol, De Gea il miglior portiere del campionato, Gosens 9 gol... Ma non è nemmeno una squadra da fare 4 punti". All'Italia è successo questo? "Senza l'espulsione di Bastoni non sarebbe successo questo". Conta di più lo Scudetto del Milan o l'esonero di Firenze per un allenatore? "Noi allenatori non ci godiamo le vittorie, il pensiero va subito alla prossima cosa da fare, la sconfitta ti rimane più dentro. Ma quello che ho vissuto al Milan... Non mi ha cambiato la vita, ma è stata un'emozione grandissima. L'esonero di Firenze... Sono sempre difficili da gestire, non ti fanno finire il tuo lavoro, ti senti in difficoltà e in difetto. Ero tornato con tanta volontà ed entusiasmo, è stata una brutta botta".

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