Lukaku sprecone, ma il Belgio è fuori per una gestione orribile: Marocco (a sorpresa) primo, Croazia seconda nel Gruppo F
Romelu Lukaku ha vissuto momenti migliori. L'attaccante belga, una volta conquistato lo Scudetto con l'Inter nel 2021, fece il grande salto verso il calcio che conta: la Premier League. Il club campione d'Europa in carica decise d'investire 115 milioni di euro sul cartellino di un calciatore che pensava di essere arrivato alla tappa cruciale della sua carriera, talmente tanto da staccarsi dalla realtà e costruirsi un personaggio non suo ("ho sempre tifato per questa squadra fin da piccolo", quando disse la stessa cosa dell'Inter). La sua avventura al Chelsea si è rivelata fallimentare: panchina quasi fissa, poco feeling con i compagni, tanti errori sotto porta e soprattutto poca funzionalità al gioco dei Blues, destinato più a interpreti agili che non al macchinoso centravanti con una scarsa velocità di reazione nello stretto. Il ritorno all'Inter, ovvero nella Serie B del calcio europeo, l'ha destabilizzato: si è sentito scaricato come un bidone, ed è stato anche sfortunato nell'incappare in diversi gravi infortuni che ne hanno impedito l'utilizzo per tutta la prima fase di stagione, fino alla sosta. Una volta rientrato, sul sentiero di Lukaku si è palesata la sfida più difficile: salvare il Belgio dal buco nero dell'eliminazione ai gironi, con l'obbligatorietà della vittoria contro la Croazia, a cui per passare il turno basta il pareggio. Dall'altra parte il Marocco batte per 2-1 il Canada e vola al primo posto del girone. Si decide tutto tra Croazia e Belgio, ovvero rispettivamente vice-campioni e medaglia di bronzo dell'ultimo Mondiale russo del 2018. Primo tempo contratto da parte di entrambe: discorso sospeso, con la ripresa che si preannuncia scoppiettante. Nella seconda frazione, entra Lukaku. Potrebbe risolvere la partita in quattro circostanze: due ghiotte ma comunque difficili, nelle quali dà il meglio di sé; altre due invece clamorose, di elementare esecuzione, che il centravanti fallisce clamorosamente. Termina 0-0: la Croazia passa come seconda, il Marocco spicca il volo con le reti storiche di Ziyech e En-Nesyri (incanalando la gara sul binario giusto già al 23', nonostante il successivo autogol di Aguerd che dà un minimo di speranza fino all'ultimo al Canada). De Bruyne, centrocampista belga, aveva dichiarato in settimana: "La nostra opportunità è già passata nel 2018: potevamo vincere il Mondiale, non l'abbiamo fatto. Ora siamo troppo vecchi". Dichiarazioni che hanno scatenato il pandemonio nello spogliatoio. Il c.t. Martinez, che si dimette subito dopo il fischio finale, ha mandato a sbattere la 'Golden Generation' con scelte sbagliate. Anche i singoli hanno deluso: Lukaku sbagliò ai quarti dell'Europeo contro l'Italia e ha steccato anche dinnanzi alla Croazia, mentre De Bruyne non ha avuto la personalità di incidere, la difesa è stata troppo garibaldina e il centrocampo eccessivamente lento nella costruzione, con i trequartisti che non hanno mai dato un cambio di passo. Insomma: l'insieme di tutti questi errori comunica che il Belgio è meritatamente fuori dalle prime sedici squadre del mondo. La generazione d'oro non c'è più: si può costruire un nuovo ciclo, ma da adesso in poi i fiamminghi non saranno più considerati una corazzata da sconfiggere, bensì - al massimo - una possibile outsider dei prossimi tornei cui si presenteranno.


