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Genoa, De Rossi dopo Bucarest: "Zero dubbi. Non va bene che tiriamo poco in porta"

autore
Andrea Piras
Fonte: inviato a Bucarest
Oggi alle 06:38Serie A
autore Andrea Piras
04.10.2026 06:38Serie A
Il tecnico rossoblù ha analizzato in conferenza stampa le due settimane di sosta e la sfida persa a Bucarest contro il Rapid di venerdì sera
Inizia la settimana di avvicinamento alla sfida contro la Fiorentina. Alle spalle due settimane di lavoro e la sconfitta in casa del Rapid Bucarest per 2-0 di venerdì sera. Il tecnico del Genoa Daniele De Rossi ha analizzato il momento della sua squadra: Sembra piuttosto evidente che il Genoa abbia qualche problema in zona offensiva nel capitalizzare le occasioni. In tal senso: non credi che El Shaarawy possa essere forse più utile un po' più avanzato? "Ma lui è un giocatore di fascia. E' sempre stato un giocatore di fascia, ha sempre giocato lì tranne qualche partita l'anno scorso. È un giocatore che abbiamo preso per colmare quel gap che abbiamo sulle corsie e avere gente che crei, che inventi qualcosa e che salti l'uomo. 
E ovviamente dobbiamo anche capire che la sua condizione adesso è questa e queste partite le facciamo anche per capire la condizione. Poi può giocare anche sotto-punta, come ha fatto anche nella Roma, ma era sempre subentrato 20 o 30 minuti. Quindi a volte abbiamo una sensazione diversa di quello che può fare un giocatore in un posto o un altro anche perché magari l'abbiamo visto in circostanze diverse. Può giocare assolutamente sotto-punta, ma vorrebbe dire levare un altro dei giocatori d'attacco che abbiamo. Nel primo tempo siamo arrivati al limite dell'area tante volte e forse neanche abbiamo tirato. Penso che sia il nostro più grande problema". Come hai visto i giocatori che necessitavano di mettere benzina nelle gambe? "Siamo venuti qui per vedere le condizioni di giocatori, ci eravamo ripromessi di tenere Traoré, El Shaarawy ed 
Ehizibue in campo fino allo sfinimento per cercare di vedere a che punto crollassero e di farli andare ancora un pochino oltre. La sensazione che Traoré non sia mai andato in affanno, o meglio ha fatto verso la fine della partita qualche rincorsa in meno, ma mi ha impressionato la sua condizione fisica che non è così carente come come temevamo". Due domande: la prima sul campo. La seconda è che la squadra dà la sensazione che al primo schiaffo vada in difficoltà e questa sera sembra sia stato l'infortunio di Colombo e poi la vediamo meno "grintoso" in panchina. "
Io penso che sia giusto parlare per sé. La tifoseria è un concetto molto ampio, molto vago. La gente dice che...Mi hanno detto che... Non è corretto. 
Di schiaffoni ne abbiamo presi. Non lo so, non penso che l'infortunio di Colombo sia uno schiaffone che ci ha condizionato nel secondo tempo, magari sono state più altre cose. E non penso che sia dovuto al campo, ma giustamente voi non avete le immagini, non le ho viste bene neanche io, ma mi sembrava fosse un contrasto col giocatore. Insomma, è caduto ed è rimasto lì con la gamba. Le amichevoli si fanno perché devi calcolare che condizioni hanno i tuoi giocatori e le amichevoli le fai negli stati con 15.000 spettatori perché ti danno anche una parvenza di verità che poi rendere il test più più probante. La squadra reagisce agli schiaffoni, la squadra continua a prendere schiaffoni dall'inizio del campionato e reagisce come reagisco io. L'altra volta una persona che mi vuole bene mi ha mandato la foto di me in ginocchio sotto la gradinata e mi ha detto: 'Noi ti vorremmo vedere così, ti manca questa sostanza'. Ma io gli volevo dire: 'Ma che devo fare?' Ma che vado sotto la gradinata quando perdo in ginocchio ad esultare?'. Quando sono a salutare i miei ex tifosi sotto la curva contro la Roma avevo grinta? O avevo la stessa faccia che c'avevo dopo? Dopo di che, quando abbiamo perso, quando abbiamo pareggiato con un rigore sbagliato al 96' e avevo grinta nella faccia o ero o ero abbacchiato? 
Io potrei fare un bel cinema in panchina, potrei far vedere che urlo, sbraito contro i giocatori, li insulto o venire qui in conferenza e attaccarli tutti. E farmi vedere, come fanno tanti i miei colleghi, battere i pugni e dire che i giocatori devono prendersi le loro responsabilità, devono fare gli uomini, devono tirare fuori gli attributi. Questa roba qui da me non la vedrete. Le partite si preparano in settimana, l'entusiasmo e la convinzione si prepara in settimana fino all'ultimo secondo prima di entrare in campo e quando sono in panchina sto lì, do indicazioni e incito i miei giocatori, gli sto dietro come stavo l'anno scorso. Poi quando non arrivano i risultati e si perde mi vedrete abbacchiato. Mi vedrete sempre abbacchiato se farò questo lavoro per trent'anni e sarò sempre deluso, dispiaciuto, vedetela come pare. Io non ho mai mollato un centimetro, sto al campo più ore di quanto ce ne stavo l'anno scorso, cerco più soluzioni di quanto ne ho cercate l'anno scorso e anche queste settimane di pausa le ho passate al centro sportivo salvo un giorno e mezzo che sono andato a casa. Ora ci saranno due giorni liberi, ma io starò al campo, resto a Genova e lavoro per il Genoa. Poi a volte so che paga di più fare fare un po' più di cinema in panchina, saltare dare i cazzotti alle panchine, buttare le bottigliette quando un giocatore sbaglia per far vedere a tutti quanti che hanno sbagliato, ma non è quello ciò che cerco io. Io cerco risposte dai miei giocatori e in due settimane sono allenati in maniera perfetta, nonostante la situazione, nonostante i carichi che abbiamo alzato molto. Abbiamo spinto moltissimo, ma non hanno mai fatto un allenamento al di sotto dell'1% di quello che gli avevamo chiesto, anzi sono andati oltre e io per questo li ringrazio. Ho fatto il calciatore e so che a volte le cose riescono, a volte no, a volte riescono le formazioni e a volte no, a volte la costruzione di una squadra riesce bene a volte riesce meno bene. Tutti quanti ci prendiamo le nostre responsabilità ma finché farò questo lavoro, avrò le spalle abbastanza larghe da poter difendere i miei giocatori. Quando vedrete venire qui o che in panchina faccio il pagliaccio per dare più colpe a loro di quante ne abbiano vuol dire che sarò agli sgoccioli". Ti sei fatto delle domande a te stesso e ancora oggi magari non riesci a risponderti al 100% oppure hai dei dubbi? "Io ho zero dubbi. Ho le idee chiarissime da agosto, da luglio, da aprile, da maggio ho le idee chiarissime. Adesso ci troviamo in una situazione in cui guardare indietro a quello che è stato e a quello che poteva essere non ha senso. 
Noi ci siamo parlati col mio staff e abbiamo deciso di far finta che siamo subentrati adesso, dopo la partita di Parma. Come abbiamo fatto l'altro anno. Facciamo finta che la squadra l'allenava un altro e siamo appena subentrati. Cosa faremo? Cercando di dare alla squadra delle indicazioni semplici, le indicazioni basiche. Cercando di 'mangiare il pollo con le mani', come si dice in gergo, per trovare quello che ci manca. Abbiamo cercato di leggere i numeri. I dati e i numeri vanno letti quando le cose vanno molto bene e quando le cose vanno molto male, non chiedo di farlo a voi ma sarebbe interessante anche per voi per per analizzare la situazione e per capire. 
E per capire quello che stiamo facendo e quello che non sta andando. Ciò che non sta andando, secondo me, è le volte che tiriamo in porta, le volte che da un'azione che può essere potenziale, non riusciamo a tirare in porta o non riusciamo a fare un passaggio che sembra quasi un assist per un tiro in porta. A livello difensivo, al di là di qualche errore, non stiamo concedendo tante occasioni. Per le occasioni concesse mi sembra che siamo dodicesimi in classifica in serie A. Ma per quanto teniamo il pallone e tiriamo in porta mi sembra che siamo diciannovesimi. E questo è il mio primo obiettivo: capire come fare a tirare in porta più spesso, a come fare gol, a come riuscire ad essere più pericolosi con i giocatori che abbiamo". 
La prestazione di Robinho? "E' un ragazzo che non conoscevo. E' stata un'operazione, diciamo, di più per il futuro da parte della società ma interessante, molto interessante. Perché fa le cose utili, fa le cose intelligenti, fa le cose giuste. Credo che sia ancora da costruire fisicamente ma dentro al campo ci sta. Poi guardiamo un po' troppo spesso il fisico e ci dimentichiamo di guardare chi la palla la fa tornare a quelli con la maglia dello stesso colore. Mi ha impressionato, abbiamo chiesto di impegnarsi anche in fase difensiva e l'ha fatto. Era la prima partita con noi, si è allenato anche poco con noi perché poi è tornato, ha avuto delle cose personali da fare in queste due settimane, ma l'ho apprezzato molto lui come ho apprezzato Klisys e gli altri giocatori che avete citato prima hanno fatto un'ottima prestazione TMW - La partita contro il Rapid Bucarest ti ha dato indicazioni importanti in vista della sfida contro la Fiorentina? "Queste sono amichevoli che si vengono a fare al di là del rapporto con il presidente. Sono amichevoli che servono a fare esperimenti, per dare minuti a chi non ne ha avuto e per ricevere delle risposte da chi magari pensi che stia molto male o da chi pensi che stia molto bene. Poi magari finisce la partita e le risposte sono completamente diverse. Per esempio non pensavo che Traoré potesse giocare 90 minuti così e correre così. Qualcun altro pensavo che stesse meglio e invece forse è ancora un pochino indietro. Però poi la la partita è un dato e gli allenamenti che faremo nei prossimi nei prossimi 5-6 giorni sono altri dati importanti. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo fatto un carico di lavoro quasi come se fosse una sorta di piccolo precampionato in queste due settimane quindi se qualcuno l'abbiamo visto particolarmente sottotono potrebbe essere stato anche per quel motivo". TMW - Come hai visto tutti i giovani scesi in campo a Bucarest? "I giovani sono importanti. Quelli che hanno qualità e che hanno le spalle larghe possono essere buttati dentro anche in un momento difficile come quello che stiamo attraversando noi. 
Ma abbiamo anche tanti giocatori di esperienza. O comunque, bene o male, tutti i giorni i nostri sono abbastanza giovani e ritireremo fuori da questa situazione come ho fatto l'altro anno con un mix. Alcune partite le abbiamo vinte grazie ai giovani, altre grazie a quelli più esperti. L'importante è che siano giocatori capaci, che abbiano voglia di sacrificarsi come fanno loro. Vecchi o giovani che siano". Con El Shaarawy avete aumentato i carichi di lavoro in queste settimane? "Abbiamo caricato tutti, ma ha caricato anche Traoré ma mi sembrava abbastanza in forma. Ovviamente sono ruoli diversi, Traoré veniva da un infortunio e non si è allenato tutta l'estate. Stephan non viene da un infortunio, ma l'estate l'ha passata allenandosi da solo, che è completamente diverso. Si è sposato ed è tornato, forse ci vorrà un po' più di tempo. 
Alcuni stanno meglio, alcuni stanno peggio, alcuni sono più giovani, alcuni sono meno giovani. Sono tutte valutazioni che abbiamo fatto. Tutte cose che noi sapevamo, tutte cose che io sapevo molto bene, che conoscevo e che abbiamo messo sul piatto della bilancia quando abbiamo preso delle decisioni e quando abbiamo visto anche le tempistiche di alcune decisioni. 
El Shaarawy è arrivato per ultimo quindi forse ci sta essere un po' più in difficoltà". Come stanno Baldanzi, Messias e Amorim? E se questa partita ti preoccupava viste le assenze? "Amorim mi sembrava stesse meglio, poi ha avuto un riacutizzarsi del problema alla caviglia che ha avuto contro il Sudtirol ma penso da lunedì si allenerà con noi. Baldanzi ha sentito affaticarsi l'adduttore, l'abbiamo portato con noi, ma non avevamo intenzione di rischiare nessuno. Junior ha avuto un problema alla schiena e anche lui ha fatto un programma personalizzato, si è sempre allenato ma a parte e dovrebbe rientrare in gruppo da lunedì. Per quanto riguarda gli infortuni, siamo tutti tutti sulla stessa barca: la Fiorentina ha perso due giocatori, il Parma ha perso due giocatori, il Rapid stesso ha perso un paio di giocatori e l'unica cosa che cambia di questa sosta è che è molto più lunga, il che può essere un problema in più. Ma può essere anche una soluzione, un'opportunità in più per avere tempo. Quando vai male vorresti che la sosta durasse due giorni, quando vai bene vorresti che la sosta durasse due mesi per goderti il momento felice per lavorare in serenità. 
Devo dire che la serenità non è mai mancata, anche se poi non è che siamo felici. Quindi non vediamo l'ora di poter rigiocare la prossima partita in casa davanti ai nostri tifosi, sperando di portare a casa punti importanti".
Fonte: inviato a Bucarest

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