Ci risiamo: nuovi attacchi social alla moglie di Bastoni. Mentalità tossica da combattere
Prima fu l'episodio del doppio giallo a Pierre Kalulu, valso ad Alessandro Bastoni un processo mediatico senza fine e un'ondata di insulti e vili attacchi social nei confronti di sua moglie (che non hanno risparmiato neanche i suoi figli).
Poi venne il caso del rosso subìto dallo stesso difensore italiano, nella decisiva finale dei playoff contro la Bosnia, sfruttato da una parte del mondo dei tifosi italiani per riaffermare il proprio odio social nei confronti di Bastoni e sua moglie, ancora una volta oggetto di attacchi e insulti che nulla hanno a che fare con lo sport.
Il peccato originario
Il problema nasce proprio nella totale discontinuità tra la condotta di alcuni appassionati e il reale senso dello sport. Mentre quest'ultimo dovrebbe essere un fattore di aggregazione, inclusione e accettazione dell'altro, sempre più spesso ci si trova ad assistere a manifestazioni di rabbia, odio gratuito e veleno nei riguardi di sportivi colpevolizzati per un errore o un gesto sbagliato. Ciò è la diretta conseguenza di una mentalità tossica, malsana, che non dovrebbe trovare spazio nel mondo dello sport, luogo di apertura e convivenza pacifica.
La soluzione
Episodi come quello che ha costretto la moglie di Bastoni a chiudere, nuovamente, i propri social per placare la sete d'odio degli haters, spingono all'azione. A utilizzare, in particolare, la parola per stigmatizzare tali comportamenti e riportare in auge il valore nobile dello sport: non un fattore di distruzione, ma una base potentissima per creare una realtà migliore. Non di divisione, ma di unità e compattezza.






