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Caso Rocchi: terrore, discredito, sollievo e rabbiaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

Caso Rocchi: terrore, discredito, sollievo e rabbia

E’ stato un pessimo week end. Di quelli destinati a restare nella memoria come il sapore metallico che ti resta in bocca dopo una medicina amara.
Il mondo del calcio si trova nell’ennesimo ciclone, il quinto nel giro di un mese (dopo la sciagura della Nazionale, i fallimenti dei club in Europa, lo stop al nuovo stadio a Milano e il caso escort), con effetti ancora imponderabili.
La questione è stata raccontata orrendamente, con titoli che per due giorni hanno gettato discredito sul club e dato la certezza che la società sia coinvolta in un tentativo, peraltro maldestro, di gestione e pressioni sulla classe arbitrale. I titoli di giornali e telegiornali hanno sempre chiamato in causa Rocchi e l’Inter e tra i tifosi si è scatenato il panico. Simultaneamente si è anche creata una forte perplessità, considerando l’ipotesi surreale ventilata. Il sollievo sta nel fatto che la procura ha fatto trapelare la notizia che nessun club, Inter compresa, sia coinvolto. Punto.  

Ricostruiamo:
Venerdì 25 aprile la notizia è deflagrata senza mezzi termini: Gianluca Rocchi, attuale designatore della CAN di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva. Accanto a lui, nel registro degli indagati della Procura di Milano, finiscono anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni e altri addetti ai lavori.
Il contenuto dei capi d’imputazione fa tremare tutti. Secondo le prime ricostruzioni, filtrate attraverso l’avviso di garanzia visionato dall’AGI, Rocchi, viene scritto spregiudicatamente, avrebbe "combinato" le designazioni per favorire l’Inter nella corsa scudetto della scorsa stagione. Il sospetto della procura si basa su tre episodi chiave, concentrati nelle battute finali del campionato 2024-25 e in una semifinale di Coppa Italia.
La formula di questa narrazione fa paura perché le implicazioni sarebbero gravissime.
Contemporaneamente però, emergono i primi addebiti, che si portano appresso il potere della verità vera, con ricostruzioni delle imputazioni che se non suscitano una grande risata e solo perché c’è il timore che ci sia ben altro.

Si parte da Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Viene scritto che gli inquirenti ipotizzano che Rocchi abbia assegnato all’incontro l’arbitro Andrea Colombo perché ritenuto "gradito" ai nerazzurri in piena lotta per il titolo.
Il secondo capitolo ruota attorno alla figura dell’arbitro Daniele Doveri.
Durante l’andata della semifinale di Coppa Italia Inter-Milan (2 aprile 2025), sempre stando all’accusa, Rocchi avrebbe agito per "schermare" o "combinare" la presenza di Doveri.
La vera incongruenza è che viene riportato come un fatto che i pm ipotizzino il piano di destinare il "poco gradito" Doveri a dirigere proprio il match di ritorno del derby (il 23 aprile), "onde assicurare poi all'Inter direzioni di gara diverse" per la finale e il rush finale di campionato.

La terza contestazione esce dal campo per entrare nelle cabine del VAR, riguardando un presunto condizionamento di Rocchi (in qualità di supervisore) durante la gara di Serie B Udinese-Parma, per l’assegnazione di un calcio di rigore.
Il clima si è subito surriscaldato. I riflettori si sono accesi immediatamente su Beppe Marotta. Il presidente ha dichiarato che l’Inter ha agito nella massima correttezza e che è estranea.
Anche il legale di Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, ha attaccato frontalmente l’impianto accusatorio, definendolo vago e incongruente. "Io non ho mai visto che l'altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato", ha tuonato D’Avirro, sottolineando come l’accusa parli di "concorso con più persone" senza però fare i nomi di nessuno dei presunti complici legati all’Inter.

Nel giro di poche ore il vento però è cambiato radicalmente. Fonti qualificate della Procura di Milano hanno fatto sapere ufficialmente che nessun esponente della società Inter e di nessun’altra squadra risulta indagato.
La precisazione arriva in maniera netta: l’indagine è circoscritta al mondo arbitrale e ai fatti di Lissone (sala VAR). Nel fascicolo ci sono solo Rocchi, Gervasoni, Paterna, Nasca e Di Vuolo, mentre il club nerazzurro viene defilato dall’inchiesta.
La retromarcia della comunicazione giudiziaria ha spiazzato molti. La notizia, filtrata inizialmente in modo da far sembrare l’Inter al centro dell’inchiesta (con titoli che parlavano di "favoritismi"), si è scontrata con la realtà dei fatti. Anche dal punto di vista logico, la tesi accusatoria vacilla: se Rocchi avesse voluto davvero proteggere l’Inter da Doveri (arbitro "sgradito"), perché quel Doveri è stato designato appena tre giorni dopo il presunto patto a San Siro per dirigere Parma-Inter?
Questo è un mondo complicato, nel quale nessuno aspetta a parlare e chi dovrebbe fare chiarezza contribuisce a creare ancora più confusione. E’ un male su cui viaggiano impunemente tanti speculatori.  La genesi del procedimento sembra nascere da un grottesco esposto presentato nell’inverno del 2024 da Michele Croce, un avvocato e tifoso del Verona, infuriato per il gol viziato da un fallo di Bastoni su Duda nella gara Inter-Verona del gennaio 2024, convincendosi di un "dolo" più che in un errore.
A quel primo atto si è poi aggiunto un esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca nel maggio 2025, poi archiviato dalla giustizia sportiva perché ritenuto infondato dal procuratore Chiné (che ha parlato di "ricostruzioni fantasiose").

Al momento si registra un danno d’immagine incalcolabile per l’Inter, costretta a difendersi pubblicamente da accuse indirette mentre cerca di festeggiare il tricolore. Dall’altro, una doccia fredda per chi dava per scontato il "sistema milanese": la magistratura ha dovuto precisare che il club è solo un soggetto terzo rispetto agli illeciti contestati ai vertici arbitrali.
Resta una grande rabbia per una comunicazione giudiziaria e le fughe di notizie che ha rischiato di stravolgere i verdetti del campionato prima ancora di accertare un solo fatto. Ora la parola passa agli interrogatori. C’è il sollievo ma non c’è nulla per cui esultare.