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Rocchi: "Mi hanno trasformato in un mezzo delinquente, mai parlato con Marotta"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 08:30Primo piano
di Alessandra Stefanelli
per Linterista.it

Rocchi: "Mi hanno trasformato in un mezzo delinquente, mai parlato con Marotta"

Gianluca Rocchi rompe il silenzio e racconta al Corriere dello Sport i mesi più difficili della sua vita, dopo essere finito al centro dell’inchiesta per frode sportiva che lo ha coinvolto lo scorso aprile. L'ex arbitro e designatore ripercorre il periodo successivo all'esplosione del caso, tra accuse, isolamento e la necessità di dare spiegazioni alla propria famiglia.

«Mi è esplosa una bomba nella vita... perché? Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me? Cosa ho combinato?», racconta Rocchi. «Le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri di ogni tipo. Chi mi vuole così male?».

Una situazione che ha finito per travolgere anche la sua quotidianità. «Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli. Mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco. Ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo».

Rocchi descrive il senso di smarrimento vissuto dopo essere passato da una vita scandita da impegni continui al vuoto improvviso. «Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico, quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno».

L'ex designatore torna anche sulla decisione di autosospendersi. Una scelta che, spiega, era necessaria per tutelare il gruppo arbitrale. «Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi. Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari».

Tra i punti più delicati dell'inchiesta c'è anche il presunto coinvolgimento dell'Inter e i rapporti con i dirigenti. Rocchi nega di aver mai avuto contatti con Giuseppe Marotta o con altri dirigenti di club: «Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti».

Il suo sistema prevedeva infatti una figura specifica, il referee manager, incaricata di gestire i rapporti con le società. «Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno».

Rocchi respinge inoltre l'idea di aver favorito o penalizzato determinate squadre: «Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».

Sul tema delle cosiddette "bussate", un'altra delle accuse rivoltegli, Rocchi preferisce invece non entrare nei dettagli, ricordando che il procedimento è ancora in corso: «Ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando, così come di quelli di Milano. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto».

L'ex designatore racconta invece il sostegno ricevuto da una parte del mondo arbitrale. «Tanti ragazzi hanno chiamato e mi sono stati vicini. Francesco Massini si è comportato in modo esemplare, così come Roberto Rosetti, che mi ha permesso di continuare a sentirmi arbitro facendomi fare l’osservatore».

Un incarico che gli ha regalato anche un momento particolarmente emozionante: «Quando ho ricevuto la convocazione, la prima, per una partita a Bratislava dello Slovan, mi sono emozionato proprio come trent’anni fa». Rocchi riconosce anche le proprie responsabilità nella gestione del settore arbitrale. «Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato: meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione è stato un grosso errore».

Resta però il dubbio sui motivi dell'ostilità che, secondo Rocchi, avrebbe accompagnato il suo percorso all'interno dell'Aia. Ricorda anche un messaggio scritto nel giugno scorso: «E poi mi domando perché ce l’abbiano con me all’Aia!». «Uno dei cinquanta perché senza risposta», ammette. «Giugno è stato un periodo tra i più duri e posso aver pensato di tutto. Diciamo che non ero nelle condizioni ideali per mantenere l’equilibrio».

Rocchi parla di rapporti deteriorati e di persone che potrebbero essersi sentite penalizzate dal suo operato, ma sottolinea anche di aver ricevuto messaggi di sostegno da arbitri che non aveva particolarmente aiutato nel loro percorso. Infine, il futuro. A Rocchi è stato suggerito anche di candidarsi alla presidenza dell'Aia, ma l'ex designatore non sembra ancora pronto a fare progetti così ambiziosi. «Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta». Rocchi ammette di stare valutando alcune possibilità e conclude con una speranza: «Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condizione di fare delle scelte».

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