CAMPIONI D'ITALIA - Prendersi la cacca e fare da parafulmine per vincere
Andrea Losapio
"Non mi piace che qualcuno sia salito sul carro solo oggi, bisogna esserci sempre: la cacca l’abbiamo presa sempre solo io e la squadra. Spalletti lo denunciava già nel 2017 e io non voglio fare il parafulmine anche l’anno prossimo". Sembra passato un secolo, invece era solamente l'agosto scorso, quando Conte batteva l'Atalanta per 2-0, prendendo il secondo posto dietro la Juventus e rischiando di salutare la panchina dell'Inter. Perché se è vero che dopo qualche mese c'è la speranza finalmente di stappare la bottiglia buona, dall'altro lato Conte e la società sono andati avanti quasi da separati in casa, più per la necessità di non rescindere un contratto da 24 milioni di euro in due anni che non per la voglia di continuare insieme, perché le parole pesavano come macigni.
In realtà Conte ha dovuto fare il parafulmine, cosa che gli riesce particolarmente bene. Allontanare le pressioni alla rosa e attirarle su di sé. Le grande stagione di quest'anno però è stata un unicum nella storia dell'Inter. Pochissimi casi spinosi, probabilmente evitati anche grazie alla diplomazia di Marotta, una tranquillità che nello spogliatoio non è mai stata in discussione. Nemmeno con Mourinho c'era una coesione tale. Se è vero che la questione premi Scudetto è un nodo nel pettine, è uscito con meno forza - e meno problemi - rispetto a quanto sarebbe stato plausibile. L'Inter ha vinto così, con Conte parafulmine e Marotta a tenere in piedi una società che non funzionava negli altri anni.


