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Occhio all'assist sul commissario: perché la FIGC sta riflettendo dopo la condanna di ZappiTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 21:08Serie A
di Ivan Cardia

Occhio all'assist sul commissario: perché la FIGC sta riflettendo dopo la condanna di Zappi

E sono tre. Dal primo grado all’ultimo, Antonio Zappi perde ancora nelle aule di giustizia sportiva. I tredici mesi di inibizione comminati dal Tribunale Federale Nazionale sono stati confermati oltre, dopo la Corte Federale d’Appello, anche dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, l’equivalente sportivo della Corte di Cassazione. Adesso, si apre la strada alla decadenza del presidente dell’AIA e, soprattutto, del commissariamento da parte della FIGC. L’atto, anzitutto, rientra tra quelli che la FIGC potrebbe varare anche in questa fase convulsa. Con le dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina, tecnicamente, è decaduto il consiglio federale. Entrambi gli organi (presidente e consiglio), però, vanno avanti in regime di prorogatio e possono compiere gli atti di ordinaria amministrazione, ovvero quelli indifferibili come il commissariamento di una componente federale. 

 Commissariare l’Associazione Italiana Arbitri, però, non è un passaggio tecnico così scontato. A differenza di quanto previsto per le Leghe - disciplinate all’art. 9, comma 9 -, per cui i requisiti sono molto chiari, il commissariamento di una componente tecnica rientra nel più generale dettato dell’art. 27 c. 3 lettera o), per cui il consiglio federale, su proposta del presidente: “può dichiarare la decadenza dei dirigenti preposti a tutti gli organismi operanti nell’ordinamento definito dal presente Statuto ed eventualmente nominare commissari straordinari stabilendone i poteri”. Una previsione molto più generica, e che necessita di una motivazione molto solida. La condanna del presidente, in tre gradi di giudizio, la darebbe. Ma c’è un tema di opportunità politica: “sbagliare” un passaggio, in una fase così delicata, sarebbe un rischio enorme. E rischierebbe di trasformarsi in un assist a chi vorrebbe - pur se oggi non ve ne sono i presupposti - commissariare la FIGC. Un rischio che nessuno, all’interno della Federcalcio, vuole assumersi: da qui la necessità di riflettere con grande calma.