Gravina e il no al commissariamento: "Il calcio potrebbe modificare autonomamente le proprie leggi"
Nel corso del suo lungo intervento a '8 e mezzo' su La7, il presidente dimissionario della FIGC Gabriele Gravina è tornato anche sul suo no al commissariamento della Federazione:
"Lunedì ho letto al consiglio federale la bozza del senatore Marcheschi, io mi sono sentito particolarmente orgoglioso. Tutte le proposte che ho presentato sono state riprese pari pari, nelle analisi e nelle soluzioni. Assolutamente no al Commissariamento, è contrario all'autonomia dello sport e contrario ai principi di Cio, Fifa e UEFA. Ho sentito parlare di commissariamento per modificare leggi che il calcio potrebbe modificare autonomamente. Il rapporto fra sport e politica è più stretto di quanto si immagina, perché è economia, cultura. Il politico deve consolidare il consenso e orientare l'agenda pubblica, ma questo richiede rispetto delle autonomie. Se uno tenta di invadere l'altro applica un principio di rottura e questo non è accettabile. Non voglio criticare gli esponenti della commissione, ma vi sembra normale che vi partecipi uno che è anche presidente di un club (Lotito, ndr)? C'è un piccolo conflitto di interessi... C'è qualcosa che non torna. Noi quello che chiediamo è rispetto, chiedo aiuto al calcio. E' assurdo pensare che tutto si risolva dicendo che il calcio presenta solo la lista della spesa. Il calcio ha chiesto misure strutturate, che portano a produttività".
Perché è stato detto di no dalla politica?
"Nella vita si sbagliano i tempi a volte e io l'ho fatto. Quando si parla di queste cose serve il coraggio di adottare provvedimenti anche impopolari. Per togliere il diritto di veto non serve una legge dello stato, basta un principio informatore a cui tutte le leghe si devono adattare. Questo però andrebbe in contrasto con l'autonomia delle leghe".
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