Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / inter / Serie A
Addio Lucescu, il fedelissimo Schenardi: "Un precursore. Feci una tesi a Coverciano su di lui"TUTTO mercato WEB
© foto di Image Sport
Oggi alle 21:08Serie A
di Gaetano Mocciaro

Addio Lucescu, il fedelissimo Schenardi: "Un precursore. Feci una tesi a Coverciano su di lui"

Ci ha lasciati a 80 anni Mircea Lucescu. Un innovatore, avanti anni rispetto a molti colleghi. Introdusse la figura del match analyst in Italia, portò la Romania per la prima volta a una fase finale di un Europeo. Ha regalato al calcio turco la prima Supercoppa UEFA. Ha vinto una Coppa UEFA con lo Shakhtar Donetsk. E fino a che le forze glielo hanno permesso ha provato a riportare la sua Romania ai Mondiali, guidandola ai playoff di marzo. Un ultimo atto d'amore per il suo Paese. Ne abbiamo parlato con Marco Schenardi, 101 presenze sotto sua guida fra Brescia e Reggiana. Ecco le sue parole a Tuttomercatoweb: Che cosa ha rappresentato Mircea Lucescu per Lei? "Per me è stato come un padre. Avevo esordito in A col Bologna ma di fatto il mio vero primo campionato nel massimo torneo lo feci a Brescia, con lui. Un innovatore dal punto di vista dell'impostazione del gioco e della mentalità. Mi ha lasciato molto dentro e mi sono portato quello che ho imparato da lui anche quando ho iniziato la mia carriera di allenatore". Lei si è diplomato a Coverciano con una tesi proprio su Lucescu "Presi spunto dal microciclo che facevo a Brescia con lui e l'ho riproposto quando sono diventato allenatore. Lui e Adriano Bacconi erano dei precursori. Ricordo che Bacconi tagliava le partite, Lucescu ce le faceva vedere. Era un passo avanti, perché per l'epoca erano cose innovative. Lui e Adriano formavano una coppia perfetta". Terzo allenatore al mondo per trofei vinti. In Italia non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato "L'unico rammarico è questo. Avrebbe meritato in Italia il successo che ha avuto all'estero. Questioni di opportunità. L'ha avuta all'Inter ma era finito in un contesto difficile, dove la squadra non vinceva da anni e gli allenatori finivano nel tritacarne". Si spiega il motivo delle poche opportunità ad avute in Italia? "Mircea aveva un carattere molto aperto, disponibile ma particolare. E in una grande squadra di Serie A un carattere come il suo poco si sposava. Un conto a Brescia, in Serie B, dove i giocatori ti seguivano ciecamente. Ma nelle grandi squadre devi avere la fortuna di entrare nella testa dei campioni. Mi è dispiaciuto tanto che all'Inter non sia andata come avrebbe meritato". Se dovesse definirlo con un aggettivo? "Uno non basta. Dico istrionico e geniale. Era una persona dalle mille sfaccettature. Dovevi conoscerlo molto bene per apprezzarlo fino in fondo. Una persona leale, lo ricordo con grandissimo affetto. Per qualche anno ci siamo persi di vista, lo ritrovai a vedere una partita dell'Inter: mi vide e mi abbracciò. Fu un rapporto molto speciale. Per me era una persona speciale e col suo addio se ne va una parte della mia vita".